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Il Signore degli Anelli: una possibile serie TV è una buona idea?

Nelle ultime ore se ne sta parlando, una possibile serie TV tratta da Il Signore degli Anelli, il celeberrimo e iconico libro fantasy scritto da J.R.R. Tolkien e se ne parla per un buon motivo, ossia, potrebbe accadere. Ma è veramente una buona idea?

Il Signore degli Anelli come serie TV

Rumors sempre più insistenti infatti parlano della vendita dei diritti televisivi de Il Signore degli Anelli, da parte della J.R.R. Tolkien estate, che diventerebbe uno degli accordi più importanti mai realizzati per una serie TV. I soli diritti, pare, si potrebbero orientare tra i 200 e i 250 milioni di dollari e questa cifra, chiaramente, è solo per la possibilità di trasmettere lo show, quindi ben prima di iniziare a spendere per attori, produzione, riprese.

Il Signore degli AnelliA queste cifre, pare, siano stati accostati al progetto nomi come Amazon, Netflix, HBO e Sky, con le ultime due, però, in posizione più defilata.

Che possa essere, a livello narrativo, una buona idea, è sicuramente scontato: Il Signore degli Anelli vanta una base di fan mondiale che ha pochi eguali, oserei dire nessuno se ci limitiamo al campo del fantasy, e, oltretutto, nella realizzazione del franchise televisivo, dalla lunghissima durata di 9 ore, 12 nelle extended version, ha lasciato fuori molti archi narrativi più o meno minori, quindi materiale per un racconto più esteso sicuramente ce n’è.

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Senza contare anche l’eventuale estensione del racconto, possibile in televisione, a narrazioni parallele che potrebbero coivolgere lo Hobbit o anche il Silmarillion.

Perché però Il Signore degli Anelli in TV è un grosso azzardo

Però c’è un grossissimo però, anzi due: il primo sono i costi. Abbiamo detto sopra che ci sono questi 200/250 milioni di dollari, a cui aggiungere anche almeno altri 150 milioni a stagione per la produzione della serie (e potremmo essere stati bassi). Uno show del genere si espone ad un enorme rischio di flop, perché rientrare dei succitati soldi diventa difficilissimo, infatti molti operatori del settore hanno definito l’operazione “non logica”.

Il signore degli anelliDobbiamo dire che Netflix e Amazon ne hanno spesi parecchi negli ultimi anni, basta pensare ai 120 milioni (almeno) per realizzare la serie di Lurhman in Netflix o i 70 spesi da Amazon per Crisis in 6 scenes di Allen e gli 80 per gli otto episodi di The Romanoff di Matt Weiner, però qui si parla di altre cifre, ben più impegnative.

Il secondo rischio, meno evidente ma molto pericoloso, è la qualità: sarà in grado una serie TV di poter spendere tutti i soldi necessari per ricreare le ambientazioni, le location e i panorami di livello (reali on in CGI) che sono funzionali alla storia de Il Signore degli Anelli? Questa è una parte molto importante, scordandoci per un attimo discorsi su cast e regia, perché una resa poco attraente (magari anche solo in confronto al film di Jackson) allontanerebbe subito gli spettatori, certificando il flop già alla nascita.

Certo, poi se tutto va bene sono altri i numeri, giusto a promemoria, i tre film de Il Signore degli Anelli, diretti da Jackson, realizzarono, a livello globale, incassi che sfiorarono i 3 miliardi di dollari. Altri numeri insomma, ma non troppo.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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