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Dark Night

Dark Night: la recensione dell’ultimo film del regista Tim Sutton

Esce finalmente nelle sale italiane Dark Night,  l’ultimo film di Tim Sutton (realizzatore di film come Pavilion e Menphis). Il film, presentato nel 2016 al Sundance Festival, ha già riscosso in America molte critiche favorevoli. In Italia uscirà il 1 Marzo dopo il riconoscimento alla 73esima mostra del cinema di Venezia con il Premio Lanterna Magica nella sezione Orizzonti.

Dark Night: la sinossi

Dark NightDark Night trae ispirazione dal massacro avvenuto ad Aurora, in Colorado. Il 20 Luglio del 2012 il 24enne James Holmes, uccise 12 persone ferendone oltre 70 durante la proiezione di The Dark Knight Rises di Christopher Nolan. Senza mostrare la sparatoria, il film segue sei personaggi attraverso i vialetti ben tenuti e le ville borghesi della periferia americana nelle ore che precedettero la sparatoria. Uno di loro è il killer, ma potrebbero esserlo tutti. Un collage di vite diverse e intersecanti, tutte in movimento verso l’evento che si intravede nell’apertura del film.

Dark Night: le nostre impressioni

Dark Night inizia con un primissimo piano sull’occhio attonito di una donna su cui si riflettono le luci stroboscopiche rosse e blu di una macchina della polizia. La scena si allarga sulla ragazza seduta in stato di shock su un marciapiede, la sua canottiera raffigura la bandiera americana. Il film si sviluppa poi con un montaggio di scene quasi disordinato al punto che il girato e il recitato quasi non hanno filo logico. Da subito sappiamo che ci sarà una sparatoria, un massacro, ma non sappiamo chi dei sei personaggi su cui si concentra il film sarà il folle omicida.

Dark NightGirato in soli 13 giorni, Dark Night mette insieme diversi stili narrativi. Alcune scene sono girate come un documentario sull’alienazione dei giovani. Alcune sembrano episodi onirici con riprese aeree sulla bella provincia americana e sui parcheggi semideserti dei centri commerciali. Le inquadrature fisse su oggetti anonimi (come il lampione di un parcheggio, omaggio alla scena iniziale di Elephant) si alternano a lunghe carrellate per seguire da vicino i volti indolenti dei personaggi: sguardo alienato con gli occhi fissi sul cellulare o sul un monitor del PC.

La lentezza è un mezzo progettato per cullare lo spettatore nei ritmi del quotidiano; scavare nel subconscio catturando frammenti illustrativi e momenti di vulnerabilità attraverso la routine dei rituali solitari. Ecco dunque la cinepresa seguire il veterano tornato dall’Iraq e affetto da PTSD (Eddie Cacciola); Summer (Anna Rose Hopkins) l’aspirante attrice ossessionata dal proprio aspetto, Jumper (Robert Jumper) il ragazzo che affronta una delusione d’amore, uno skater silenzioso che si tinge i capelli di arancione (come James Holmes la sera che entrò nel cinema di Aurora), un’adolescente sudamericana (Rosie Rodriguez) che lavora nel grande magazzino durante i fine settimana e Aaron (Aaron Purvis) il gamer sociopatico che vive con la madre anziana. Chi di loro è il killer? I sospettati sono i sei ragazzi della porta accanto, che per tutto il film ci tengono col fiato sospeso, in un continuo stato di apprensione.

Il paesaggio rappresentato è quello drammaticamente umano fatto di persone comuni – comuni per la società individualista occidentale, che vivono uno stato di isolamento aberrante. Diversamente da Elephant, a cui il film si ispira ampiamente, non si percepisce violenza o volgarità, né “moventi” che giustificano un’atrocità tanto grande. Si assiste impotenti al disagio contemporaneo, un malessere così comune tra i giovani americani, quanto una vera epidemia.

Dark NightPer concludere, un doveroso cenno meritano la colonna sonora e la fotografia. La colonna sonora è affidata alla giovanissima cantautrice canadese Maica Armata che compare in uno degli episodi cantando dal vivo, quasi fosse una beffa: You are my Sunshine. Le sue canzoni quasi interamente prive di accompagnamento musicale, irrompono nelle scene silenziose, in cui gli unici rumori di fondo sono il costante frinire delle cicale o gli zampilli degli irrigatori. La fotografia, invece, è curata dalla francese Hélène Louvart (Pina, Le Meraviglie, L’Intrusa) che esalta la lentezza delle scene con immagini mai troppo nitide e leggermente sovraesposte, girando nella “suburbia” americana in piena luce naturale e prediligendo l’uso di obiettivi stretti.

Dark Night

valutazione globale - 6

6

Un film cupo e introspettivo

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Dark Night: un giudizio in sintesi

Per molti giorni mi sono arrovellata ripensando a questo film. Già questo dovrebbe bastare come giudizio positivo. Film come Bowling a Columbine (M. More, 2002), Elephant (Gus Van Sant, Dark Night2003), American Sniper (C. Eastwood, 2014) raccontano il perenne “tasto caldo” nel discorso politico americano, l’elefante nel salotto che tutti si sforzano di ignorare. Dark Night tuttavia sembra prendere solo spunto dal massacro di Aurora, per ritrarre un paesaggio ben più ampio in cui spiccano sei personaggi sull’orlo dell’oblio.

Il mio pensiero, quando finalmente si scopre l’identità del killer, è stato – cinicamente – quello che mettesse finalmente fine alle loro agonie!

Un film cupo e introspettivo sul disagio dei giovani americani, un atto di accusa contro la moderna cultura americana sull’orlo dell’oblio.

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