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La terra dell'abbastanza

La terra dell’abbastanza: la recensione del film dei Fratelli d’Innocenzo

La terra dell’abbastanza è il film d’esordio dei dei Fratelli d’Innocenzo, Damiano e Fabio, presentata alla scorsa edizione della Berlinale.

La terra dell’abbastanza: la sinossi

La terra dell'abbastanzaManolo (Andrea Carpenzano) e Mirko (Matteo Olivetti) sono due ragazzi di borgata che, in una notte di innocui bagordi, investono fatalmente un pedone che cammina sul ciglio buio della carreggiata. Sembra che l’unica cosa da fare sia costituirsi, ma forse il padre di Manolo (Max Tortora) eviterà loro conseguenze giudiziarie, indirizzandoli su una via alternativa, decisamente più oscura, da cui uscire forse è impossibile. Il padre di Manolo infatti viene a sapere che hanno ucciso un delatore che si nascondeva dalla criminalità locale: un’occasione perfetta per rivendicare l’omicidio e fare strada nella malavita.

La terra dell’abbastanza: le nostre impressioni

Ha inizio così l’ottimo thriller di periferia che rappresenta l’esordio dei talentuosissimi Fratelli d’Innocenzo (Damiano e Fabio) presentato con scrosci di applausi all’ultimo Festival di Berlino.

Il film esce quasi contemporaneamente ad un altra opera scritta parzialmente dai due gemelli D’Innocenzo, ossia lo splendido Dogman di Matteo Garrone di cui si riconoscono la naturalezza e il realismo dei dialoghi.

Come si è intuito siamo nel solco di opere come Non essere cattivo, Lo chiamavano Jeeg Robot, Suburra e Cuori Puri, sebbene La terra dell’abbastanza sia stato concepito ben sette anni fa, ben prima dei film citati ritenuti pilastri dell’immaginario attuale della periferia romana ed è questo il vero problema di questo gioiello di genere: il tempismo dell’uscita in sala, per cui purtroppo non c’è nessun rimedio. Detto questo il film rimane un must see della stagione in corso, riuscendo a costruire con una credibilità agghiacciante un dolentissimo percorso di formazione di due giovani nati e vissuti in un contesto avvilente e ostile alle personali aspirazioni, una terra dove dove non si va oltre a ciò che è “abbastanza” per sopravvivere.

La terra dell'abbastanzaIl senso di nichilismo e di assenza di speranza è restituito dalle sublimi interpretazioni dei due protagonisti (Carpenzano e Olivetti sono perfettamente complementari, il primo riflessivo e dolente, il secondo impetuoso e impulsivo), ben coadiuvati da comprimari di lusso come Luca Zingaretti e Max Tortora.

Quello che lascia il film è la più assoluta pietà per una generazione cui è stata tolta l’anima da una società e da famiglie non all’altezza (è un genitore a gettare le basi per la terribile china che prenderanno Mirko e Manolo), lasciando spazio a smarrimento, assenza di morale e l’abitudine a non onorare le proprie aspirazioni. Sembrano due ronin i due protagonisti, due mine vaganti senza controllo e senza alcun ideale, dominati da un pervasivo senso di cupio dissolvi.

La terra dell'abbastanza

valutazione globale - 7

7

Il brillante esordio di due registi gemelli da cui ci aspettiamo lecitamente grandi cose

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La terra dell’abbastanza: un giudizio in sintesi

La terra dell'abbastanzaE’ un film che segna il miglior modo possibile di esordire al cinema, dato lo stile asciutto e già riconoscibile dei due prodigiosi autori, oltre di dimostrare di avere già un polso da direttori di attori consumati vedendo le prove convincenti e realistiche di tutto il cast.

Insomma La terra dell’abbastanza è senza timore di smentite una delle grandi sorprese della stagione 2017/2018, che paga solo un errore da matita rossa rispetto alla credibilità del finale e il fatto di subire inevitabilmente il confronto di opere precedenti più riuscite.

In ogni caso la speranza è che lo spettatore non abbia visto nessuno dei film citati sopra, perché allora davvero si troverà di fronte ad un’opera di notevoli originalità e purezza.

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