La terra dell’abbastanza è il film d’esordio dei dei Fratelli d’Innocenzo, Damiano e Fabio, presentata alla scorsa edizione della Berlinale.
La terra dell’abbastanza: la sinossi

La terra dell’abbastanza: le nostre impressioni

Il film esce quasi contemporaneamente ad un’altra opera scritta parzialmente dai due gemelli D’Innocenzo, ossia lo splendido Dogman di Matteo Garrone di cui si riconoscono la naturalezza e il realismo dei dialoghi.
Come si è intuito siamo nel solco di opere come Non essere cattivo, Lo chiamavano Jeeg Robot, Suburra e Cuori Puri, sebbene La terra dell’abbastanza sia stato concepito ben sette anni fa, ben prima dei film citati ritenuti pilastri dell’immaginario attuale della periferia romana ed è questo il vero problema di questo gioiello di genere: il tempismo dell’uscita in sala, per cui purtroppo non c’è nessun rimedio. Detto questo il film rimane un must see della stagione in corso, riuscendo a costruire con una credibilità agghiacciante un dolentissimo percorso di formazione di due giovani nati e vissuti in un contesto avvilente e ostile alle personali aspirazioni, una terra dove dove non si va oltre a ciò che è “abbastanza” per sopravvivere.

Quello che lascia il film è la più assoluta pietà per una generazione cui è stata tolta l’anima da una società e da famiglie non all’altezza (è un genitore a gettare le basi per la terribile china che prenderanno Mirko e Manolo), lasciando spazio a smarrimento, assenza di morale e l’abitudine a non onorare le proprie aspirazioni. Sembrano due ronin i due protagonisti, due mine vaganti senza controllo e senza alcun ideale, dominati da un pervasivo senso di cupio dissolvi.
La terra dell'abbastanza
valutazione globale - 7
7
Il brillante esordio di due registi gemelli da cui ci aspettiamo lecitamente grandi cose
La terra dell’abbastanza: un giudizio in sintesi

Insomma La terra dell’abbastanza è senza timore di smentite una delle grandi sorprese della stagione 2017/2018, che paga solo un errore da matita rossa rispetto alla credibilità del finale e il fatto di subire inevitabilmente il confronto di opere precedenti più riuscite.
In ogni caso la speranza è che lo spettatore non abbia visto nessuno dei film citati sopra, perché allora davvero si troverà di fronte ad un’opera di notevoli originalità e purezza.
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