Il nuovo show di Netflix, Mindhunter non può essere definito come una serie incentrata sulla risoluzione di un mistero. Per quanto sia basato sugli albori della criminologia, nata in seno all’FBI, Mindhunter non può essere paragonato a CSI. Non ci troviamo davanti ad un caso del giorno con un finale felice anzi, in ogni episodio si svelano nuovi misteri: alcuni vengono risolti, ma ciò su cui si focalizza Mindhunter è il processo mentale che porta il serial killer ad essere ciò che è, e come questa ricerca influenzi i protagonisti. La risoluzione finale di quest’analisi dei meccanismi mentali è coronata dall’arresto del ‘cattivo’.
Mindhunter e il mistero del gatto

Anna Torv e la storyline minore
Queste scene sono prive di dialogo, in modo tale da dare al pubblico la possibilità di interpretare ed inserire nella narrazione principale queste scene come preferiscono. 
L’alba di un nuovo sociopatico?
Ad ogni modo, quando la Torv ne ha parlato con Fincher, che ha diretto 4 episodi di Mindhunter, il regista le ha dato una spiegazione diversa: secondo Fincher, il gatto poteva essere collegato a un bambino dell’edificio che se andava in giro ad uccidere gatti, mostrando sin dalla giovane età i tratti tipici di un sociopatico. Questa è una spiegazione plausibile, anche se sicuramente potrebbe essere sfuggita agli spettatori. Ad ogni modo, scene di questo tipo fanno capire come un lavoro tanto carico moralmente segua Wendy anche fuori dall’ufficio, dando l’idea di una situazione soffocante.
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Fonte: Collider
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