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Love: recensione della seconda stagione della serie Netflix

Love, atto secondo. La serie tv Netflix creata da Judd Apatow, Paul Rust e Lesley Arfin compie un ulteriore passo avanti confermando ciò che di buono era riuscita a creare nella prima stagione e aggiungendo un altro importante tassello all’inizio della storia d’amore tra il timido e impacciato Gus e la bella ma problematica Mickey. Le fasi iniziali di una storia a base di sentimenti sono le più belle e le più spensierate, ma al contempo ci si fanno anche un sacco di domande, le stesse che sembrano porsi i due protagonisti nei 12 episodi che compongano la seconda stagione. Durerà? Quali ostacoli e imprevisti dovranno affrontare? Sono abbastanza pronti ad affrontare una relazione?

Dove eravamo rimasti?

Love riparte lì dove si era fermato con l’ultimo episodio della prima stagione, al di fuori di una stazione di servizio dove Mickey, scusandosi, manifesta i propri sentimenti a Gus ma gli confessa anche che ancora non è pronta ad intraprendere un cammino insieme: Loveha bisogno di almeno un anno di tempo per disintossicarsi dalle sue dipendenze (alcool e sesso). Però, una strana coincidenza vedrà i due passare la medesima notte insieme ed ecco che la promessa che si è fatta Mickey va a farsi presto benedire. I due passano così delle splendide giornate insieme. Si cercano per messaggio, si rincorrano per evadere da pedanti e noiose conversazione con amici e parenti, si mettono in gioco continuamente.

In due parole: si amano.

L’amore ai tempi di Love

Gus: introverso, impacciato, nerd e con il sogno di trasformarsi da timido ragazzo del South Dakota a sceneggiatore affermato. Mickey: instabile, contraddittoria, ha commesso diversi errori nella vita e cerca con tutta se stessa di affrontarli e superarli. Due persone completamente diverse che trovano un punto di incontro nel loro essere dei, passatemi il termine, disagiati. Due persone che non riescano a trovare un equilibrio a nella vita: Gus con il suo carattere ne resta un po’ ai margini mentre Mickey corre ad una velocità troppo elevata.

loveI due cercano così di superare le loro paure e i loro problemi stando insieme. O almeno provandoci. Perché si sa, l’amore non è tutto rose e fiori. Per tenere viva la fiamma c’è un bisogno costante di mettersi alla prova e sia Gus sia Mickey, dopo le prime più che plausibili titubanze, lo fanno. La prova del nove arriva quando i due sono costretti a separarsi forzatamente per un mese a causa della partenza di Gus sul set di un film dove seguirà nuovamente la giovane attrice Arya dopo l’improvvisa chiusura di Witchita. Le cose cominceranno ad incrinarsi e i fantasmi del passato, nelle fattezze dell’ex fidanzato, sembrano ripiombare nella vita di Mickey, apparentemente il personaggio più debole dei due. Mi fermo qua perché chi ancora non avesse visto la stagione è bene che non si rovini la sorpresa.

Una serie premiata dalla sua semplicità

Cosa fa di Love un’ottima serie? La semplicità con cui viene raccontato che cos’è l’Amore. Sembra azzardato dire una cosa simile ma alzi la mano chi non si è ritrovato in almeno uno dei due personaggi? Chi non ha avuto le loro stesse domande, i loro stessi pensieri, le loro stesse paure?Love La semplicità e la naturalezza con cui vengono maneggiati i sentimenti di Gus e Mickey si deve ad una scrittura tutt’altro che semplice. Sembra un paradosso ma è proprio grazie ad una scrittura complessa, attenta e precisa che si riesce ad avere un risultato eccellente come in questo caso.

Nella seconda stagione è stato costruito un arco narrativo perfetto che percorre tutte le tappe necessarie a capire se davvero Gus e Mickey riusciranno a farcela. La prima parte si abbandona totalmente al sentimentalismo (ma intendiamoci: niente di sdolcinato e stucchevole, anzi) mentre la seconda parte mette alla prova sia loro che noi spettatori che tifiamo per la buona riuscita della relazione. Peccato per quella piccola scivolata nell’episodio finale che niente ha a che fare con una serie come questa (chi l’ha vista forse sa a cosa mi riferisco). Nonostante questo, però, non possiamo dire che la cosa scalfisca minimamente una serie che è un gioiellino, un po’ più splendente di altri nella collezione di serie Netflix.

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Valutazione globale

Semplicemente deliziosa

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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