Dopo il premio alla miglior sceneggiatura ricevuto al Festival di Cannes, arriva nelle sale italiane la terza fatica di Alice Rohrwacher, Lazzaro Felice.
Lazzaro Felice: la sinossi

Lazzaro Felice: le nostre impressioni

Se ci fermiamo a guardare la confenzione, l’abito che la Rohrwacher fa indossare alla storia che racconta, allora possiamo dire che la regista ha fatto centro, mostrando tutto il suo valore a livello tecnico. Non si può dire la stessa cosa, invece, di una sceneggiatura (scritta da lei) che presenta in più momenti delle lacune. Va bene la favola. E va bene anche la sospensione dell’incredulità (una storia del genere ai giorni d’oggi sarebbe veramente implausibile). Ma in certi punti del film si resta un po’ interdetti da alcune situazioni, finendo un po’ smarriti (in che epoca siamo? Dove siamo?).

Quando il film si sposta ai giorni nostri, circa vent’anni dopo la prima parte, tutto è mutato. La comunità, o quel che ne è rimasto, vive ai bordi della ferrovia e cerca di sopravvivere dedicandosi a piccoli furti. Solo Lazzaro non è cambiato, non solo nella sua magnanimità ma anche nel suo aspetto di adolescente. In questa seconda parte del film la Rohrwacher cade anche in scene abbastanza inspiegabili come quella della musica che esce dalla chiesa (sì, avete letto bene).
Lazzaro Felice
valutazione globale - 5.5
5.5
Un film di cuore e animo, ma non esente da difetti
Lazzaro Felice: giudizio in sintesi

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