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Knightfall: la recensione in anteprima dei primi due episodi

Knightfall è la nuova serie di History che torna al period drama, per ricalcare il successo di Vikings, con un altro tema molto popolare, ossia la caduta dei Cavalieri Templari, ma la serie, al suo esordio presenta qualche luce e un po’ troppe ombre.

Knightfall, primi due episodi: la sinossi

KnightfallL’antefatto da cui prende spunto la storia di Knightfall è la caduta di San Giovanni d’Acri, ultima grande roccaforte cristiana in Medio Oriente che sancì la fine delle epoche crociate e il relativo ritorno degli ordini, tra cui i Templari, in Europa. A quindic’anni di distanza da quei fatti, il cavaliere Landry si trova a dover gestire il Tempio, a Parigi, in una situazione politica molto difficile, mentre si trova anche alle prese con un mistero e la ricerca del mitologico Graal.

Knightfall, primi due episodi: le nostre impressioni

Se History voleva riprendere il cammino tracciato con Vikings, di una serialità televisiva che avesse ben chiaro l’intrattenimento, ma sempre con rispetto del contenuto educativo del canale, qui siamo molto lontani. Da un punto di vista squisitamente storico, questo Knightfall fa acqua da molte parti: ci sono personaggi importanti (come il Papa Bonifacio VIII) che dovrebbero essere morti da tempo e rapporti di forza tra clero, stato e ordini cavallereschi che sono completamente fuori strada.

KnightfallUn esempio: nella serie l’arrivo del Papa a Parigi incute in molti timore e reverenza, e lui si comporta come se avesse tutti ai suoi piedi, ma in realtà, all’epoca, Papa Clemente V era praticamente un vassallo del Re di Francia ed era pure costretto a stare non a Roma ma ad Avignone. Risulta particolarmente infelice anche il desiderio di difendere gli ebrei di Filippo IV, nel 1306 (circa), visto che li aveva cacciati dalla Francia da qualche anno.

Ma a parte queste imprecisioni storiche che, se non fossimo su History, potrebbero anche essere tranquillamente trascurabili, la serie ha delle debolezze importanti anche su altri versanti.

Intendiamoci, ci sono anche luci, come il fatto che l’intrattenimento è sicuramente garantito dalla serie e il ritmo della narrazione scorre veloce, così come nella migliore tradizione dei film cappa e spada, nei quale dialoghi stringati si susseguono e si intrecciano a duelli cruenti e scene d’amore tra amanti segreti.

Però rischia di essere quasi solamente quello, con un rilievo storico solo meramente simbolico e con uno sviluppo politico molto semplificato, quando invece il contesto da raccontare dava la possibilità di fare molto di più.

KnightfallAnche a livello tecnico luci e ombre, con le seconde a dominare, sono presenti. Le scene iniziali relative all’assedio di San Giovanni d’Acri, ricordano molto i peplum del cinema classico, con effetti speciali un po’ rabberciati, mentre poi negli esterni successivi domina un po’ di povertà visiva. Le scene interne invece appaiono più curate, come nella gestione degli abiti (a corte quantomeno, la moglie del contadino vestita con un abito da dama, invece, non si può vedere). Da rimarcare, inoltre, come alcune scene di lotta, volevano probabilmente essere forti ma, invece, sono riuscite come uno splatter di bassa lega (braccia mozzate e crocifissi infilati in bocca, ad esempio).

Dal punto di vista attoriale si salvano Cullen e Ed Stoppard nella parte di Filippo il Bello, così come Jim Carter (Downton Abbey) nei panni del paciodo Bonifacio VIII. Il resto naufraga.

Domanda a History: perché dopo averci fatto imparare anche a scrivere correttamente dei nomi vichinghi, ora trasformate tutti i nomi francesi e spagnoli dei protagonisti di questa serie in nomi inglesi?

Knightfal - primi due episodi

Valutazione globale - 5.5

5.5

Immaturo

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Knightfall, primi due episodi: un giudizio in sintesi

knightfallLa serie può solo migliorare, peggiorare credo non sia possibile. Ci sono luci (poche) e ombre (molte) in questi primi due episodi che, nonostante l’impegno soprattutto di Tom Cullen, hanno disegnato una serie che più che un drama storico del livello di History Channel, sembra una soap storica di quelle che vanno su CW, o un romanzetto cappa e spada di quelli estremamente popolari come livello qualitativo, in altre epoche televisive però.

Come intrattenimento è innegabile che si possa seguire come serie, senza per altro richiedere troppo sforzo d’attenzione, vista la macchiettisticità con la quale vengono disegnati i buoni e i cattivi, però spiace la mancanza di approfondimento che si ravvisa (può sempre cambiare in corsa, chiaramente) in questi primi episodi, per un tema che meritava di meglio.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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