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Girl: recensione dell’esordio alla regia del belga Lukas Dhont

E’ uscito nelle sale italiane Girl il folgorante esordio alla regia del belga Lukas Dhont, presentato con successo nella sezione Un Certain Regard nel corso dell’ultima edizione del Festival di Cannes.

Girl: la sinossi

GirlGirl, liberamente ispirato ad una storia vera, ha come protagonista Lara, adolescente che porta con sé un sogno: diventare un’affermata etoile della danza classica. Appoggiata dal padre, Lara si iscrive ad un’importante scuola di danza che le permetterà di perseguire i suoi obiettivi. Ma il passaggio più importante è riuscire a fare i conti con il proprio corpo. Lara, infatti, nasce come ragazzo.

Girl: le nostre impressioni

GirlIl cinema ha spesso raccontato il tormentato periodo dell’adolescenza, quell’età in cui chiunque vorrebbe spaccare il mondo, bruciando le tappe per arrivare il prima possibile a certi traguardi che invece richiedono il tempo necessario per essere conquistati – con la massima soddisfazione, aggiungerei. Succede anche a Lara, la sedicenne protagonista di Girl, di correre un po’ più del dovuto, di non fermarsi un attimo a comprendere e ad analizzare il momento di cambiamento che sta vivendo. Lara nasce di sesso maschile, ma quel corpo non le appartiene, non lo sente suo, lo rigetta. Decide così di iniziare una lunga e difficile cura ormonale che la porterà a diventare a tutti gli effetti una donna e affermarsi come un ballerina professionista di danza classica.

Non è un caso che Lara abbia scelto proprio la danza classica come professione in cui eccellere. Una disciplina che richiede dedizione, rigore e il massimo impegno, le stesse componenti che Lara mette nel suo processo di trasformazione fisica, non privo di qualche cedimento. Aiutata da un padre che la comprende e l’appoggia nella sua decisione, Lara vuole togliersi di dosso il prima possibile un vestito che non le appartiene. Il passaggio da uomo a donna e gli estenuanti allenamenti per diventare una ballerina affermata vanno di pari passo nella vita di Lara, ed entrambi le provocano delle ferite psico-fisiche che rallentano il suo processo di trasformazione fisica.

Con una società sempre pronta a giudicare e delle amiche che si muovono sempre in quel territorio che oscilla tra curiosità e stupidaggine, Lara cerca di vivere una vita il più normale possibile, ma sempre con quel timore e quella paura di fondo dell’essere vista come un alieno che nasconde il proprio organo genitale maschile con del nastro o che tentenna nell’accettare di farsi una doccia nello spogliatoio femminile. Nello specchio della sua cameretta Lara cerca i cambiamenti del suo fisico, non trovandoli quando vorrebbe e provocandosi del male per far sì che tutto questo si presenti davanti ai suoi occhi.

GirlIl belga Lukas Dhont, qui al suo esordio dietro la macchina da presa, non lascia mai sola Lara. La segue, da vicino, in ogni singola scena del film. Dhont non giudica mai, stando un passo indietro alla storia e limitandosi a fotografare con il massimo realismo una storia di un doppio cambiamento, fisico e mentale. Il regista rende chiaro a tutti cosa significa stare in un corpo che non ti appartiene, che vorresti cancellare e renderlo somigliante a quell’ideale che hai in testa, costi quel che costi.

Da applausi la prova dell’esordiente Victor Polster, vero ballerino dell’accademia di danza di Anversa. Il suo volto androgino illumina ancora di più un folgorante esordio alla regia come non se ne vedeva da tempo.

Girl

Valutazione globale - 7.5

7.5

Folgorante

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Girl: giudizio in sintesi

GirlGirl è uno degli esordi alla regia più belli degli ultimi anni. Lara è alle prese con un’adolescenza che la vede su due binari che finiscono per incontrarsi: l’affermarsi come ballerina di danza classica con estenuanti allenamenti che la mettano a dura prova e il lungo e difficile processo di trasformazione del suo corpo da uomo a donna. Il ventiseienne belga Lukas Dhont conquista e affascina raccontando con estrema delicatezza e realismo una storia di crescita e consapevolezza, in un periodo della vita, l’adolescenza, in cui si desidera tutto e subito bruciando le tappe.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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