Dimension 404 era molto atteso come progetto, una sorta di Ai confini della realtà in salsa moderna, ma quello che ne è uscito, almeno limitandosi al primo episodio, è una sorta di wannabe Black Mirror, quindi non certo qualcosa di originale, ma soprattutto con l’assenza di quel senso di cupo presagio, quel senso di immediato pericolo che pervade l’opera di Charlie Brooker.
Certo, è una serie composta da episodi stand alone, ognuno sconnesso dagli altri, quindi il giudizio formatosi per questa recensione può essere molto parziale, perché ogni storia è per forza di cose diversa dall’altra, ma per dare un primo giudizio a pelle abbiamo dovuto più soffermarci sullo stile della serie che non sul singolo contenuto.
Dimension 404, ai confini dello schermo
Dimension 404 si apre con un chiaro rimando, in chiave moderna, ai vecchi show televisivi fantascientifici, con quella voce fuori campo (Mark Hamill, per inciso) che ci suggerisce che quello che stiamo vedendo non è reale. Tutto in chiave moderna, tutto declinato in codice informatico, ma con lo stesso retrogusto.

Non ci sentiamo sopraffatti dalle scene che vediamo, anzi, il più delle volte sembrano un ripetersi stanco e già visto, un intermezzo leggero tra le visioni quotidiane, non sconvolge, ma forse non vuole nemmeno farlo, forse vuole essere solo una versione light di qualcos’altro, ma in questo un po’ delude.
La confezione un po’ sbrigativa
Nemmeno la ‘confezione’ dello show sembra di alto livello, anzi, sembra un po’ messa insieme al risparmio. Il primo episodio vede protagonista Robert Buckley (One Tree Hill, iZombie), bravo ma non eccelso, e la tanto strombazzata presenza di Lea Michele (manco fosse Susan Sarandon) si riduce a pochi insipidi minuti. 
Insomma tutto semplice semplice, non c’è troppo impegno mentale in chi guarda e nemmeno ne ha messo troppo chi ha scritto la storia, a larghi tratti prevedibile.
Certo, l’episodio è scorrevole, divertente, ma niente di più. Forse migliorerà nei prossimi, ma la partenza non è stata certamente delle migliori (sempre che non vi piaccia guardare show distopici e ridere).
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