Arriva nelle sale italiane, dopo parecchi mesi, L’affido (Jusqu’à la Garde) il lungometraggio d’esordio del giovane regista francese Xavier Legrand, che alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha vinto, forse un po’ inaspettatamente, i premi Leone d’Argento per la migliore regia e il Leone del Futuro Premio Luigi De Laurentiis per un’Opera Prima.
L’affido: la sinossi

Seguiamo in questo viaggio “intimo” questa storia che si dipana tra giorni di affido condiviso, disguidi e reciproche ripicche, momenti difficili e complessi, spesso attraverso lo sguardo del suo giovane protagonista che ci offre, attraverso il suo sguardo privo di sicurezze tipico dell’età, una prospettiva a lunghi tratti interessante.
Una separazione è sempre un campo di battaglia e, come diceva Pat Conroy, gli unici prigionieri sono i figli
L’affido: le nostre impressioni
Jusqu’à La Garde è il lungometraggio d’esordio per Xavier Legrand, regista francese premiato ai Cesar per il suo cortometraggio Avant que de tout perdre, e un po’ si vede che ha ancora margini di miglioramento, però il film ha dei punti a favore che lo rendono una pellicola interessante da vedere, anche per la buona riuscita di alcune scene a maggiore tensione.

Questo punto di partenza particolare consente allo spettatore di non partire prevenuto, anzi, di essere in una particolare posizione di neutralità, tipica di chi non ha informazioni sulle situazioni familiari altrui, facendo sì che il giudizio, tra dubbi sempre più incalzanti, si formi durante la visione.
Se si possono muovere delle critiche, queste riguardano due punti in particolare: il primo è che, pur mantenendo un buon ritmo generale, ogni tanto la pellicola si perde su scene che non hanno una grande utilità e le allunga troppo, ma fortunatamente non succede spesso. Il secondo “difetto” è che, se per buona parte del film è riuscito a mantenere una certa misura di dubbio su chi avesse più responsabilità in questa battaglia, da un certo punto in poi diventa un po’ ridondante nel fare chiarezza.
Meritevole, invece, tutta la sequenza finale, che è in grado di tenere lo spettatore in costante tensione. Un plauso particolare alla protagonista femminile, Lea Drucker, molto convincente nel ruolo.
L'affido
Valutazione globale - 6.5
6.5
un buon esordio
L’affido: un giudizio in sintesi
Il film cerca di usare risonanze horror, pur rimanendo un dramma sociale, senza virare mai nell’orrore, ma cercando di fare sentire la paura delle persone che sono sempre in allerta in situazioni del genere.
L’assenza di musiche “esterne”, ossia di una colonna sonora, e il solo affidarsi ai suoni “reali” sono parte del progetto per costruire ansia nella narrazione.
La mano del regista è ferma e si vede bravura nel sapere realizzare scene con un climax importante, anche se, purtroppo, in altri momenti tutto diventa un po’ più piatto e trascinato, ma delle buone interpretazioni, soprattutto quella di Lea Drucker, rendono il film meritevole di essere visto, specialmente per l’argomento trattato, la violenza domestica, che troppo spesso, stando anche alle parole dello stesso regista, Xavier Legrand, viene taciuta per un malsano il pudore di non voler entrare nella vita di coppia altrui.
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