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Tredici: recensione del pilot della serie Netflix con Dylan Minnette

Tredici, titolo italiano della serie 13 Reasons Why, è un teen drama atipico, almeno in questa sua presentazione, in quanto unisce le classiche caratteristiche del genere young adult, come la vita della comunità giovanile di un fittizio piccolo paesino americano, ad un mistery più cupo, per sfociare in un genere di critica sociale, declinata al mondo giovanile, che abbiamo potuto ritrovare, se mi passate il paragone un po’ forzato, in alcuni film di Sophia Coppola.

Il risultato, in questa introduzione, è comunque valido e Tredici appare come un prodotto gradevole e ben costruito, con una storia che si può sviluppare molto bene, un percorso chiaro e tracciato, ma molte dinamiche in divenire che non danno certezze assolute allo spettatore.

Tredici e una costruzione a ritroso

La costruzione della storia è ben congegnata. Veniamo precipitati ad abrupto nella trama, in un momento in cui tutto è già successo e l’elaborazione del lutto, per il suicidio della ragazza, sembra essere il fattore dominante dei primi minuti, pur essendo un’elaborazione sui generis, tipica del mondo social moderno.

tredici La storia parte da lì, e come dicevamo prima, inizia a svilupparsi a ritroso, con lo stratagemma delle 7 cassette che contengono 13 racconti che arrivano al protagonista Clay, interpretato da Dylan Minnette, e che ricostruiranno i motivi del suicidio. Di più, oltre a ricostruire, serviranno anche a incolpare tutta una serie di persone, ree, secondo la protagonista, Hannah, di averle fatto maturare questa decisione.

A tutto questo si somma un cinico e crudele gioco per il quale chi ascolta le cassette dovrà anche seguire un determinato percorso, i luoghi della memoria di Hannah e, poi, dovrà passarle al prossimo “carnefice”.

tredici Tutto questo consente al racconto di svilupparsi in più direzioni, sovrapponendo la narrazione passata a quella presente, facendo accavallare le immagini ai ricordi, confondendo le narrazioni, intersecando le sensazioni del prima e del poi. Questo stratagemma funziona bene, perché mantiene la tensione viva, unendo la narrazione di quanto accaduto ad una storia più misteriosa, facendo inoltre vivere allo spettatore quel senso di presenza e assenza dovuto anche alle immagini che si mischiano, rendendo palesi i sentimenti.

Tredici e la critica sociale

Qui entra in gioco la parte più profonda dello show, perché per spiegare il suicidio di una ragazza, si vanno ad estrapolare tutte le difficoltà di una generazione e di una società che vivono un periodo “confuso” e in cui l’assenza di valori di riferimento rende tutto più difficile. Rende molto bene l’idea il mix di scene in cui si vedono gli adolescenti apatici, che riescono a simulare sentimenti solamente al fine della condivisione social, con quelle in cui molti di questi giovani sembrano aggrapparsi ad un idea di un passato ideale (spesso dicono “era meglio prima”) che è una delle grandi illusioni dei tempi moderni.

Difficilmente il passato è meglio del presente, o quantomeno della speranza del futuro, ed infatti il mito della golden age o di un ieri sempre migliore, da sempre, è caratteristica delle persone adulte, il cui domani, col tempo che passa, tende a ridursi rispetto alla vita vissuta. Il fatto che questa illusione della golden age sia nelle teste di chi ha più vita davanti che alle spalle, rende l’idea di una mancanza di speranza per il futuro, che è, al giorno d’oggi, un’enorme problema.

tredici All’interno di questa società, già in partenza difettata, iniziamo a vedere, in questo primo episodio, come vengano infranti i sentimenti delle persone, cosa normale in ogni epoca, ma che al giorno d’oggi risulta aggravata da quello che viene definito cyberbullismo, ossia, in termini terra terra, l’infamare le persone in modo massiccio, grazie alla pervasiva e onnipresente presenza social.

La strada di questo Tredici, dunque, sembra tracciata, tra mistery e critica sociale e generazionale, che porterà, nei tredici episodi, ad esplorare quello che è un momento difficile per una larga fetta della popolazione, quella più giovane, e per la nostra società nella sua interezza. Il riuscire a raccontarlo con intelligenza e mantenendo sempre viva la tensione scenica sarà il discrimine tra una bella serie o il fallimento.

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Tredici - pilot

Valutazione globale

Introduce e avvince

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

3 comments

  1. Daniele Marseglia

    Concordo con te. Un primo episodio ben costruito. Se la serie dovesse mantenersi su questi livelli potremmo toglierci delle piacevoli soddisfazioni.

  2. Agnese Silvestre

    La trama è alquanto banalotta, ma devo dire che personalmente le tematiche sociali alla moda (bullismo, violenza di genere, immigrazione) mi irritano per la terminologia mediatica e per la psicologia “selvaggia” che ne viene fatta.
    Premesso questo, a me la serie è piaciuta molto e ha lasciato un segno, nonostante l’aspetto forzato delle tredici ragioni. Secondo me gli autori non sapevano più cosa inventarsi, tra lo stupro subìto e lo stupro assistito e qualche episodio di derisione. La lista, il povero Zuck, e l’ amico che ha pubblicato la sua poesia lasciando l’ anonimato, non sembrano motivi sufficienti.
    Il punto è proprio questo: motivi non sufficienti, ma necessari.
    Se noi ci soffermiamo sull’ aspetto oggettivamente traumatico dei fatti, troveremo ben poco e la serie ci risulterà banale, noiosa, a tratti priva di senso.
    Dall’altro lato, abbiamo una ragazza e il suo mondo interno e i fantasmi che vi abitano. Gli autori hanno evidenzato egregiamente l’ aspetto introspettivo della storia e il tema centrale diventa il disagio. Mi ricorda molto il film “Il giardino delle vergini suicide”, la serie come il film ha un alone di tristezza che ti resta anche dopo.
    Infine, della serie ho amato la contrapposizione e l’ incontro tra passato e presente. Le cassette, il registratore, la mappa, l’ auto di Tony e Tony inseriti nello scenario attuale. Il passato che ritorna in senso letterale e soprattutto metaforico, implica una necessità… la necessità di elaborare qualcosa che appartiene al passato, alla storia personale di un po’ tutti noi.

    • Grazie Agnese del tuo interessante commento. Sì, la serie ha sicuramente alcuni difetti ed è forzata in alcuni momenti, e le tematiche forse sono un po’ troppo mainstream per potersi conquistare visibilità, pur rimanendo molto importanti. Mi piace l’accostamento fatto al bel film della Coppola, che era forse più complicato da seguire, essendo molto più “denso” di una serie che invece ha cercato di parlare ad un pubblico più ampio, ma ci sta sicuramente come concetto.

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