Ogni lettore del romanzo The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood si è chiesto almeno una volta durante la lettura “che fine ha fatto Luke, il marito di Offred, dopo che il loro tentativo di fuga dal paese è fallito?”.
The Handmaid’s Tale e Luke
Per più di 30 anni, i fans del libro hanno imparato a gestire tale curiosità (e vi posso assicurare, da ammiratrice appassionata del romanzo, che non è stato per niente facile). Ma nell’adattamento seriale targato Hulu di The Handmaid’s Tale , prodotto da Bruce Miller, finalmente si ha una risposta: nell’episodio 1×07, possiamo vedere che Luke (O-T Fagbenle) è veramente ed incredibilmente vivo. 
Secondo le dichiarazioni di Miller, la genesi dell’episodio dedicato a Luke e alla sua vita post-fuga sta nel fascino che l’idea stessa esercitava su di lui. “Mi piaceva l’idea che Luke fosse vivo, poiché il suo ruolo all’interno del filone narrativo è senza ombra di dubbio preponderante. Siamo spinti a credere che Luke sia morto, lo supponiamo da come si parla di lui. Sappiamo già, dall’esperienza creatasi in quanto spettatori, che cosa vogliono dire 3 colpi di arma da fuoco. L’episodio risulta essere quindi una vera e propria sorpresa per gli spettatori, soprattutto per i fans del romanzo, ed è proprio quello che volevo”, ha dichiarato Miller.
The Handmaid’s Tale e i rifugiati
O-T Fagbenle, dichiarando di aver saputo sin dalle prime fasi della produzione dello show, che ci sarebbe stato un episodio focalizzato sul personaggio di Luke. “L’ho trovato molto emozionante ed interessante, principalmente poiché viene mostrato un altro punto di vista, un altro mondo nel vasto universo di The Handmaid’s Tale. In quanto fan del romanzo, è stato fantastico poter esplorare elementi non sviluppati in profondità nel libro”, ha aggiunto.

Inoltre, Luke ha avuto la possibilità di poter acquisire una maggiore dimensionalità in quanto personaggio, andando ben oltre gli snodi narrativi a lui dedicati nel romanzo. “Per un personaggio come Luke, che rappresenta l’uomo moderno nella sua semplicità, senza grandi atti eroici ma non per questo codardo, questo episodio ha dato la possibilità di mostrare agli spettatori quanto sia devoto alla sua famiglia. Luke è disposto a fare tutto, soffrire enormemente per riottenerla. Insomma, Luke è stato mostrato per come credo che sia, un uomo semplice ma profondamente devoto e amorevole nei confronti della sua famiglia.”, ha dichiarato Bruce Miller.
Ma l’importanza che ha questa storia ha reso lo sforzo meno difficile, specialmente se si pensa all’ultima scena, in cui Luke vive come un rifugiato a Toronto. A riguardo Fagbenle ha detto di essersi sentito emozionato ed onorato per aver potuto raccontare la storia di un rifugiato dal punto di vista di un padre medio americano. L’efficacia del messaggio che si cela nella storia sta senza ombra di dubbio nel fatto che chiunque potrebbe immedesimarsi in una figura del genere.
In fuga dal proprio paese: una tragedia attuale
Fagbenle, per poter interpretare al meglio il ruolo di Luke, ha studiato le storie dei veri rifugiati dei giorni nostri, costretti a vivere situazioni drammatiche. Ad aiutare l’attore nella recitazione troviamo il produttore Andrew M. Stearn, il direttore artistico Evan Webber, la responsabile della scenografia Christina Kuhnigk e la costumista Ane Crabtree. 
Riguardo il futuro di The Handmaid’s Tale, Fagbenle non può avere un parere oggettivo, o perlomeno non gli è possibile, soprattutto ora che la serie è stata rinnovata per una seconda stagione. “A mio parere Luke non è andato avanti. Io amo Luke e June insieme e vorrei tanto vederli uniti, riottenendo la loro famiglia”, ha aggiunto.
Restano solo 3 episodi prima della fine di The Handmaid’s Tale e Fagbenle, pur non facendo nessun spoiler, ha rivelato che vedremo ancora Luke sullo schermo, e per molti sarà uno shock.
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Fonte: IndieWire
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