La prima stagione di Sense8 aveva lasciato molti spettatori incredibilmente ammirati dallo sviluppo di questa serie sia per quanto riguarda l’innovazione, sia per la freschezza di molte scene che avevano decisamente convinto. La prima stagione, per certi versi era stata lieve e spensierata, lasciando allo spettatore un senso di gioia, mischiato alla riflessione per le tematiche affrontate, ma lo speciale di Natale aveva un po’ riportato tutti coi piedi per terra, perché era indubbiamente una stanca ripetizione di quanto già visto.
La seconda stagione cambia marcia, rinnovandosi e prendendo direzioni differenti, che servono a far scorrere una storia che rischiava di andare fuori giri, esaltandone i pregi in molte parti, ma mettendo in luce anche alcuni difetti e rischi, che chiaramente andavano presi, e quindi la scelta è giusta, ma dobbiamo ancora vedere dove porteranno.
L’intreccio del Sense8 garantisce varietà ma non tutta l’offerta è dello stesso livello
La forza del Sense8 è, metaforicamente, anche la forza della serie, perché l’insieme di 8 personaggi così differenti, non solo a livello personale, ma anche a livello di registro narrativo, consente allo show di avere un continuo cambio di spartito, alternando differenti generi e punti di vista. 
Il fatto di farlo perché si evidenziano i differenti punti di vista narrativi rende il tutto molto naturale.
Però, c’è un però: non tutti gli spezzoni hanno la stessa forza e brillantezza, o quantomeno alcuni hanno due problemi principali, l’essere brillanti solo a tratti e il perdere lustro quando vengono penalizzati dallo sbagliato abbinamento.
Infatti questi due fattori rischiano a volte di far percepire il cambio di scena, più che come uno scorrere fludio, come un’interruzione sulla narrazione principale, soprattutto quando si trovano, giocoforza, a rallentarne il ritmo. La buona scrittura fa si che ogni volta che si salta da una storyline all’altra, lo spettatore si dispiaccia di abbandonare quello che sta seguendo; questo diventa buono solo se succede sempre, se ad ogni cambio si prova la stessa cosa; se invece succede solo alcune volte, allora si nota maggiormente quali sono gli intermezzi “sbagliati”.
La crescita della trama, tra necessità e rischi
Dicevamo in apertura che Sense8 aveva bisogno di un’evoluzione e questa seconda stagione compie il suo dovere nel trasformare lo show da un allegro dipinto ad una storia con molto più di un capo e una coda.

Va a riprendere un po’ del concetto classico (e molte volte visto) della paura dello sconosciuto, specie se potenzialmente superiore (X-Men dico a voi) ma lo declina con un tocco personale, andando a farci percepire una storia di alti e bassi in questo rapporto e soprattutto rivelandoci intenzioni e piani che travalicano il semplice concetto di diffidenza reciproca.
Se l’universo narrativo si percepisce come grande e molto dettagliato, si presenta anche un problema di ipertrofia: quello che potremmo definire un rischio di eccesso di X-Files, con tante, forse troppe trame, cambi di casacca, turn narrativi e complicazioni misteriose appena accennate. Gestire una tale mole di informazioni e possibili sviluppi è rischioso ed è un rischio che Sense8 rimanda ad una prossima, probabile, terza stagione, lasciandolo solo in superficie per ora, ma questo rischio c’è tutto.
Azione e profondità hanno dei picchi elevati
La bravura nel produrre scene tendenzialmente più action è nota per le Wachowski e qui si riconfermano con scene qualitativamente molto valide, sia che si tratti di scontri uno ad uno, e parlo di Sun in particolar modo, sia che si tratti di scene di massa o inseguimenti. 
Ma accanto a tutto questo ci sono anche dei momenti commoventi e dei dialoghi più profondi e importanti a livello sociale. Spiccano in particolar modo, ma hanno un po’ gioco facile, alcuni momenti delle trame di Nomi (il matrimonio della sorella) e di Lito (quasi tutte), ma anche Capheus è decisamente incisivo in alcuni momenti.
In particolar modo le scene dedicate a Lito sono molto interessanti perché si riesce a mischiare con molta naturalezza una tematica intensa e delle sequenze “comiche” grazie anche al talento di Erendira Ibarra, nel preziosissimo ruolo di Daniela.
Questo mischiare le carte e farlo spesso, anche se non sempre, molto bene, chiude il cerchio della nostra analisi e del Sense8, che conferma così di essere una serie davvero interessante e da vedere, anche se bisogna a volte farsi passare la sensazione di essere in un frullatore.
Nota a margine: Cos’è sta fissa delle Wachowki per far recitare la gente costantemente in mutande?
Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook
Sense8
Valutazione globale
Un'evoluzione necessaria e azzeccata
Intrattenimento.eu News e recensioni di cinema e serie tv