Con Godless, Scott Frank riporta in televisione un western classico di ottima fattura, nei cui sette episodi siamo in grado di apprezzare scenari e personaggi iconici. Apertura e chiusura rappresentano i picchi a livello di ritmo, ma l’importante costruzione della narrazione degli episodi centrali, pur rallentando la storia, non lascia lo spettatore indifferente.
Godless: sinossi

Godless: le nostre impressioni
Godless è il western che serviva, da parecchi anni a questa parte non si vedeva un western, di stampo classico, fatto così bene, con qualità, senza esagerare in eccessi inutili che rischiano solo di farti finire nel ridicolo (come ad esempio nel vergognoso I magnifici 7). 
La ricostruzione che viene fatta del wild west tiene conto di diversi fattori, tra cui quello molto importante di un Ovest non visto solamente come corsa alle ricchezze, ma anche come primaria ricerca della libertà. Il west ha rappresentato per molti anche un modo per fuggire da un mondo nel quale si sentivano estranei e costruirne uno nuovo, fatto a loro misura, in mezzo ad una natura vasta e quasi completamente disabitata. Lo show riesce a cogliere questo senso di libertà che hanno le persone nel cercare di essere maggiormente se stesse, libere da vincoli e lacciuoli, sia che questo le trasformi in buone, sia che le renda cattive o socialmente inaccettabili e inaccettate, proprio perché è l’assenza di “leggi” a rendere possibile questo in una società lontana dalla società normalizzata e, in questo specifico caso, lontana anche dal concetto di uomo e di bianco come unico referente sociale.

Ritornando all’ultimo episodio, nel quale funziona tutto alla perfezione, è da sottolineare sicuramente la lunga scena della battaglia finale a La Belle, mirabile sia dal punto di vista tecnico che a livello emozionale, ipnotica per tutta la sua lunga durata.
Godless
Valutazione globale - 8.5
8.5
Avvolgente
Godless: un giudizio in sintesi
Un western classico, elegante, tecnicamente di qualità sopraffina, con una storia che introduce elementi narrativi interessanti senza stravolgere lo scenario, che ha la sua forza nei personaggi tutti assolutamente ben caratterizzati con l’eccezionalità del villain veramente perfetto.
Uno show in cui anche il ritmo più blando degli episodi centrali non pesa per l’importanza data alla costruzione del racconto e dei suoi interpreti, con soluzioni nell’uso dei flashback mai banali e che apportano carico emotivo importante. Un finale e epico, stilisticamente e emozionalmente.
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