Che Netflix volesse strizzare sempre di più l’occhio ad un pubblico femminile lo si era intuito con la recente Girlboss (qui la recensione del pilot). Se diamo un veloce sguardo alle serie prodotte dal servizio streaming on demand rivolte al gentil sesso ci si accorge che Orange is the New Black era, fino a poco tempo fa, l’unica a detenere questo titolo. Il mosaico in rosa di Netflix si compone adesso di un’altra serie, GLOW, incentrata sul mondo del wrestling femminile, che letto così su due piedi sembra un vero e proprio ossimoro ma si basa invece su vicende reali dell’America di metà anni ’80.
La trama di GLOW

Toni cupi per il pilot di GLOW ed effetto dejà vù
La serie è stata lanciata da Netflix con trailer, foto e immagini animate dove a predominare erano i colori scintillanti, i lustrini e le paillettes. Forse tutto questo lo vedremo più avanti, forse ne vedremo anche meno di quello che si poteva prevedere. Fatto sta che il pilot di GLOW si presenta con toni decisamente più cupi, come il grigio che domina nella fotografia. Ad emergere è la storia di Ruth, caratterizzata molto bene come al suo solito dall’ottima Alison Brie, che cerca un riscatto sociale e professionale dalla propria vita che troppe volte l’ha vista ai margini. Ruth, rispetto ad altre donne che abbandonano ben presto il campo di battaglia, non si perde d’animo e nonostante si chieda dentro di lei “ma che ci faccio qui?” riesce a calarsi fin da subito nel ruolo della wrestler. Lo fa al suo modo, cercando di costruirsi un personaggio che abbia una storia da raccontare. Perché per lei la vita è il palcoscenico e c’è sempre qualcosa da raccontare.

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Valutazione globale
Toni cupi e dajà vù
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