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The Handmaid's Tale

Madeline Brewer di The Handmaid’s Tale sullo stupro e il victim-shaming

E’ così assurdo per me anche il solo mettere in questione la buona fede della vittima di stupro, invece che quella dello stupratore”, afferma Madeline Brewer nell’intervista alla THR

(Quest’articolo contiene degli spoiler dei primi tre episodi della serie The Handmaid’s Tale)

Sono molti gli elementi difficili da digerire nei primi tre episodi della serie targata Hulu The Handmaid’s Tale. Lo stupro istituzionalizzato. La mutilazione corporea. Un regime totalitario e la segregazione, tra molti altri. Per alcuni, vivere nel mondo finzionale di Gilead è migliore rispetto agli altri. E per altri ancora – le cosiddette Ancelle – è un miracolo continuare a sopravvivere.

handmaidNel ruolo di Ofwarren/Janine, Madeline Brewer ha portato sulle sue spalle il carico più pesante. Dal suo ingresso nel “Centro Rosso”, che le è costato un occhio (letteralmente) a causa della sua “insolenza”, è stata costretta a subire quello che si definisce victim-shaming e ha vissuto il dramma di vedersi strappare dalle braccia una figlia che ha portato in grembo e che mai avrebbe potuto tenere. Insomma, l’attrice ha avuto modo di portare sulla scena varie situazioni molto pensanti, considerando il breve periodo di tempo in cui è apparsa. Mano a mano che la sua stabilità mentale ha continuato a vacillare e la sua presa sulla realtà si è indebolita, sembra che il peggio per Janine debba ancora arrivare in questo folle mondo.

Sulla scia dei primi tre episodi, The Hollywood Reporter ha intervistato la Brewer, per saperne di più sulla sua interpretazione del personaggio ideato dalla penna di Margaret Atwood. Qui di seguito troviamo le sue opinioni sull’evidente desiderio di fuga dalla realtà di Janine, sul victim-shaming e sul lavoro fatto per calarsi nel ruolo.

La fuga dalla realtà in The Handmaid’s Tale: una necessità

Cosa ne pensi dello stato di salute mentale di Janine?

Direi che è “pazza”, per farla breve. Ma Janine è molto più di questo, come chiunque altro nel mondo di The Handmaid’s Tale. E’ una delle cose più ignoranti e stupide da far subire ad una persona, dire semplicemente che si è pazzi. Sminuisce ciò che si è in quanto individui con le proprie sfaccettature. Nessuno di noi è semplicemente folle. C’è altro che accade nella loro mente. Questo è ciò che sta accadendo a Janine.

Quanto può essere pericoloso questo atteggiamento in un mondo come quello di Gilead?

Janine è pericolosa solo per se stessa. L’unica ragione per cui può essere pericolosa è che vacilla costantemente sul filo del rasoio, tra il “resto qui o me ne vado”? E’ a questo punto che arriva la necessità di fuggire con la mente in una realtà “altra”. Janine sembra sempre che stia guardando in un’altra realtà perché desidera ardentemente di viverci. Sta provando a vivere in questa dimensione poiché la realtà in cui vive è davvero troppo dura. E’ troppo difficile; non è abbastanza forte per sopportarla come Offred. L’unica via di fuga possibile per lei è nella sua testa; altrimenti non potrebbe far altro che andarsene. Ha vissuto già così tante esperienze orribili nella sua vita che questa che sta affrontando non è nient’altro che l’ultima goccia che fa traboccare il vaso. Usa la sua forza per arrivare alla conclusione che al momento non può affrontare la realtà, per questo si rifugia nella sua mente.

Che tipo di conversazioni avete affrontato riguardo al victim-shaming per girare la scena del racconto di Janine al Centro Rosso?

Ho fatto delle ricerche su delle persone che sono sopravvissute ad abusi sessuali e stupri, come questi eventi influenzano il loro essere e come riescono a convivere con la vergogna provata per esempio quando si sono sentite dire che se avessero per esempio indossato qualcosa di diverso o se si fossero trovate in un altro luogo non sarebbe successo. Volevo capire come questo le aveva influenzate, poiché questo è ciò che ha “formato” Janine e giustifica la sua fuga dalla realtà. Questo era orribile; è troppo difficile per lei. Quando tutti le dicono che quello che è successo è solo colpa sua, il dubbio si insinua in lei. Era di vitale importanza per me interpretare accuratamente il ruolo di una persona che racconta la violenza subita in quella scena, elemento per me vitale nel rappresentare il mio ruolo in The Handmaid’s Tale.

Il victim-shaming come insegnamento al Centro Rosso

“A questo punto, si è resa più o meno conto di ciò che le è successo. Cerca di renderlo una specie di scherzo, e ciò è dovuto alla natura fiera di Janine; stava cercando di far arrabbiare Zia Lydia (Ann Dowd) parlandone. C’erano così tante sfaccettature da interpretare in quel momento, e avrei voluto che la scena prevedesse una battuta del tipo “Sì, mi è successo questo, fottiti. Non cambia ciò che sono, e sono quella che sono per questo”. E dopo quell’incessante strepitio di voci che recita “E’ colpa tua, lo hai voluto tu”. Quanto può essere distruttivo tutto ciò per una vittima di abusi sessuali? Fare tutto questo ad una psiche già danneggiata, ferita… Mi sono chiesta come sia possibile agire così, una cosa che si vede sui media, su Twitter, in tutto il mondo. “Che cosa indossava?” “Cosa ha bevuto?”. E’ veramente orribile, mettere in dubbio la vittima, invece che lo stupratore. Mi fa davvero arrabbiare.

Quanta pressione ti sei sentita addosso nell’avere il ruolo di un’Ancella che dà alla luce un figlio che deve accudire ma a cui dovrà rinunciare?

handmaidSi possono fare ricerche anche su questo; ho raccolto moltissime informazioni a riguardo poiché c’erano molte donne intorno a me. Ho chiesto consiglio a Reed Morano (il regista) e ad Ann Dowd. C’era una vera ostetrica sul set, nel ruolo dell’ostetrica che accudisce Janine durante il parto, così ho parlato con lei- che ha assistito a migliaia di nascite. Ho chiesto a delle madri. Volevo capire cosa vuol dire dare alla luce un bambino e accudirlo. Ho chiesto a mia madre cosa avrebbe provato se mi avessero strappato dalle sue braccia per darmi ad un’altra donna. Mi ha risposto che sarebbe stato un orrore oltre ogni immaginazione, che è orribile costringere una persona a provare una sensazione del genere. C’è una connessione inspiegabile fra una donna e il bambino che porta in grembo.

Come influisce su Janine il vedersi portare via la sua bambina?

Janine vive ormai nella sua testa. Si è creata un porto sicuro, una casa nella sua mente completamente diversa dalla realtà che tutte le altre Ancelle vedono. Quindi posso dire che quello che accade a Janine, ciò che si può vedere, non è l’unica cosa che le accade, c’è altro in atto, e questo si può dire molti altri eventi in The Handmaid’s Tale.

The Handmaid’s Tale: uno show ricco di messaggi

Qual è il messaggio che speri che venga colto dagli spettatori?

The Handmaid’s Tale comunica così tanti messaggi. Il più importante di tutti è un avvertimento, quello di stare ben attenti, con gli occhi aperti. Non permettere a chi ha potere di prendere decisioni per te. Abbiamo un diritto così incredibile in questo paese, la libertà di parola. Fa che la tua voce sia ascoltata. Non startene in silenzio lasciando che ti capitino delle cose. Metti tutto in questione, sii informato. Che gli altri siano d’accordo con te o no, abbi un ruolo attivo in quelle che succede nella tua vita. Sii vigile e fai in modo che non accada niente a te e alla tua famiglia senza permesso. Il messaggio è: stai attento. Non possiamo, in quanto società, permettere ad altri esseri umani di essere delle vittime di violenze per poi poi dar loro la colpa e farle vergognare quando ne parlano. E’ un qualcosa che capita, non so come possa accadere, ma mi fa venire la nausea.

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Fonte: The Hollywood Reporter

About Ilaria Coppini

25, ormai laureata in Letterature e Filologie Euroamericane, titolo conseguito solo per guardare film e serie TV in lingua originale (sulle battute ci sto ancora lavorando). Almeno un'ora al giorno per vedere un episodio la trovo sempre, e Netflix è ormai il mio migliore amico. Datemi del cibo e una connessione veloce e scatenerete la binge-watcher che è in me.

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