Voci su voci si sono rincorse in merito a questo attesissimo, e in parte inaspettato visto il poco preavviso, episodio di Black Mirror intitolato Bandersnatch. Quando il titolo è apparso nella programmazione Netflix di dicembre, c’è chi ha pensato fosse uno scherzo, chi lo ha preso per un episodio di una nuova stagione, chi si limitava a credere che fosse una sorta di speciale natalizio. E invece no. David Slade e Charlie Brooker hanno creato quello che forse è uno dei prodotti più coinvolgenti e interessanti degli ultimi anni, dove sono stati in grado di darci l’illusione di aver libertà di scelta con un episodio dove a “decidere” le sorti del protagonista è proprio lo spettatore.
Black Mirror: Bandersnatch: la trama

Black Mirror: Bandersnatch: le nostre impressioni

Ma siamo sicuri di esser stati completamente liberi nella nostre scelte? Siamo stati messi davanti a un semplice bivio, opzione 1 o opzione 2, così come succede nel videogioco Bandersnatch. Due semplici opzioni per scegliere del destino altrui, creando combinazioni di eventi, facendoci diventare coloro che secondo Stefan controllano le nostre menti, avvelenano il cibo, spingono verso certe scelte invece che altre. Tutto questo in meno di 10 secondi. Lo spettatore è coinvolto a 360°, in un labirinto mentale pericoloso e perturbante, mettendo in discussione le scelte prese in precedenza e lasciando sempre la sensazione di aver sbagliato qualcosa. Non è facile scrollarsi di dosso questo pensiero, così come lo è pensare che in realtà tutte le scelte siano state immaginate e programmate da una sorta di “Grande Fratello”, onnisciente e implacabile.
Le scelte da fare, che rappresentano dei veri e propri bivi narrativi, spaziano dal tipo di cereale da mangiare a colazione alla cassetta da ascoltare sull’autobus, fino allo scegliere fra sacrificare o no una vita umana. Indipendentemente dalla loro importanza, queste aprono scenari diversi e, una volta prese, scatenano una concatenazione di eventi, previsti e registrati in ben più di 5 ore di ripresa dal cast e dalla regia, dimostrando anche una cura nella sceneggiatura che raramente si vede ma che è tipica del franchise di Black Mirror.
Lo spettatore perciò, sebbene sia costretto a seguire una narrazione che come è già stato detto è tutto fuorché lineare, si addentra in una molteplicità di scenari e di conseguenza finali, 7 totali, che possono essere sbloccati in toto o meno (la sottoscritta, per esempio, ne ha visti 5), finché i titoli di coda non bloccano la narrazione. Tuttavia, se soddisfatti di ciò che si è visto dopo un finale o due, si può andare direttamente alla fine. La libertà sembra essere pressoché totale, e l’episodio può durare mediamente da quaranta minuti a un’ora mezza, quella che sembra essere la durata standard pensata da Slade e Brooker indipendentemente dall’aver sbloccato o no tutti i finali.

L’unica pecca di questo Black Mirror: Bandersnatch, se così vogliamo definirla, è l’assenza della tematica centrale del franchise Black Mirror, ovvero la critica non tanto alla tecnologia quanto all’utilizzo che se ne fa o che se ne potrà fare. D’altronde però, criticare lo sviluppo tecnologico in un episodio come questo, che basa la sua efficacia proprio grazie all’espediente dell’interattività data dalla tecnologia, sarebbe stato incoerente.
Black Mirror: Bandersnatch
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Narrativamente complesso e innovativo
Black Mirror:Bandersnatch: un giudizio in sintesi

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