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Russian Doll

Russian Doll: la recensione della serie Netflix di e con Natasha Lyonne

La recensione della serie tv Netflix Russian Doll di e con Natasha Lyonne, diponibile nel catalogo dall’8 febbraio.

Russian Doll: la sinossi

Natasha Lyonne

Russian Doll segue l’avventura di Nadia (Natasha Lyonne), una giovane donna che sembra essere intrappolata in un loop temporale durante la sua festa di compleanno all’interno di un appartamento di New York. E’ nel bagno di questo appartamento che Nadia si risveglia tutte le volte che andrà incontro alla morte. Che cosa le sta succedendo?


Russian Doll: le nostre impressioni

Natasha Lyonne in Russian Doll

Vi ricordate il film Ricomincio da capo (in originale Groundhog Day, il giorno della marmotta) con un Bill Murray che tutte le sante mattine si sveglia rivivendo lo stesso giorno di sempre? Ecco, il plot della nuova serie Netflix Russian Doll parte proprio da quell’idea lì ribaltandola però quasi fin da subito: qui la protagonista rivive il giorno del suo trentaseiesimo compleanno dopo essere morta nei modi più bizzarri e paradossali possibili (cadendo per le scale o in un tombino oppure a causa di una fuga di gas).

Forse giusto nel primo episodio si possono riscontrare delle similitudini con il film di Harold Ramis, perché poi, già dal secondo, Russian Doll comincia a prendere una strada ben precisa e del tutto inaspettata. All’inizio sembra di trovarsi davanti ad una buona serie comedy, che sfiora anche il demenziale per via degli assurdi modi in cui la protagonista muore. Ma non occorre molto tempo per capire che la serie Netflix in 8 episodi è anche un qualcosa di più e di diverso da quello che fin lì si è immaginato.

Se ci pensate bene, il titolo già dice tutto: Russian Doll, la bambola russa che al suo interno contiene altre bambole di dimensioni sempre più piccole. Una caratteristica che si può applicare benissimo anche alla struttura narrativa di questa serie, un vero e proprio contenitore di generi. O, per meglio dire, di un genere portante (la comedy) che accoglie al suo interno dei sotto-generi (dramma, horror, mistery e finanche la fantascienza).

Natasha Lyonne in Russian Doll

Maneggiando tutte queste tipologie di racconto c’era il serio rischio di fare una frittata, ma la bravura di un team autoriale tutto al femminile è riusciuto a confenzionare una serie tv solida e con una scrittura calibrata alla perfezione. I dialoghi pronunciati dai protagonisti sono pieni di citazioni a cui qualche volta è difficile stare dietro, ritrovandosi un po’ estraniati.

Un plauso va riservato alla straordinaria protagonista, Natasha Lyonne (già vista in Orange is the New Black): la sua Nadia è un fiume in piena, in cerca di una stabilità nella sua vita alquanto tribolata. Che cosa le è successo? Perché continua a morire per poi risvegliarsi nel bagno dell’appartemento della sua amica? Nadia deve cercare di capire cosa le sta accadendo. Un aiuto inatteso le arriva quando scopre che c’è anche qualcun’altro che versa nelle sue medesime condizioni. Ma ci fermiamo qui, onde evitare spoiler.

Russian Doll

Valutazione globale - 7.5

7.5

La sorpresa di inizio anno

User Rating: 3.7 ( 2 votes)

Russian Doll: giudizio in sintesi

Natasha Lyonne in Russian Doll

Russian Doll è una serie che fa sorridere – talvolta di gusto, altre un po’ meno – per la sua marcata componente comedy, e che, grazie ai suoi imprevisiti risvolti, sorprende per l’applicazione di un’idea non proprio originale (il rivivere più volte la stessa giornata) ad una narrazione stratificata, evitando sapientemente di cadere nei cliché del genere. La serie Netflix è vincente anche per la costruzione dei personaggi, molto ben caratterizzati, dai protagonisti ai comprimari e per una sceneggiatura che non cede quasi mai (a parte poche scene, a metà serie, che girano un po’ a vuoto). Passa quindi a pieni voti l’esame di questa serie scritta, diretta e interpretata da sole donne. Bene, brave ma senza bis: l’idea della serie funziona solo per una stagione.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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