Continua il nostro esame degli episodi della quarta stagione di Black Mirror e questa volta vi proponiamo la nostra recensione del terzo, Crocodile.
Black Mirror 4, Crocodile: sinossi

Black Mirror 4, Crocodile: le nostre impressioni
Dopo un primo episodio che non spiccava per tematiche e un secondo molto carico di angoscia e interrogativi, con questo terzo episodio Black Mirror fa un passo indietro e ci ripropone qualcosa che non colpisce particolarmente, un po’ per la struttura narrativa, un po’ per il già visto.

Però, questo concetto era già stato approfondito dallo stesso Brooker con uno degli episodi più belli di questa serie, ossia nella prima stagione The Entire History of You, e quindi non si vede cosa possa apportare di nuovo questo episodio all’interpretazione blackmirroriana del topos narrativo. Forse ci possiamo rilevare una maggiore indulgenza nel trattare il fenomeno che, se nella prima stagione era vissuto unicamente come un incubo, qui sembra essere effettivamente funzionale a qualcosa. Il tentativo di Brooker è forse quello di renderci più simpatetici con l’invasione della privacy, farcela sentire più necessaria, portandoci alla conclusione però che la consapevolezza di essere sempre “spiabili” non sopisce la violenza, anzi, fa si che da episodi “minori” (termine un po’ forzato, lo riconosco, ma è per espandere il concetto) si arrivi in un’escalation a cose veramente terrificanti.

La storia in sé, inoltre, pecca di troppa prevedibilità: è evidente fin da subito che le indagini assicurative porteranno a determinate conseguenze e che poi queste porteranno ad altre ancora e quindi, pur ammettendo che il tutto non voleva essere un thriller, questa pecca fa perdere fascino alla narrazione.
Black Mirror, Crocodile
Valutazione globale - 5.5
5.5
Black Mirror 4, Crocodile: un giudizio in sintesi
Un episodio che sfrutta cliché troppo abusati e lo fa senza una raffinatezza e sensibilità mostrate in altri episodi, con una storia che rimane fredda come l’ambiente che la circonda e con uno sviluppo troppo prevedibile e piatto, nonostante la dose massiccia, offscreen fortunatamente, di orrore che ci viene catapultato addosso nella parte finale.
Molto di questo episodio, comunque, viene salvato dall’interpretazione veramente convincente e sofferta di Andrea Riseborough, nei panni di Mia e di Kiran Sonia Sawar nei panni di Shazia.
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Qua forse black mirror cambia addirittura direzione. La tecnologia diventa buona, non invadente, giusta. Pensa che all’inizio pensavo che la storia si sarebbe basata sul ritrovamento del cadavere del ciclista e sul recupero dei suoi ricordi. La protagonista potrebbe apparire come una sorta di Breaking Bad alla black mirror 🙂
Si, decisamente con Black Mirror questo episodio ha poco e nulla a che fare, ma forse vuole metterci in guardia contro i criceti 😀
hahahaha vero…:) diciamo che questo episodio, secondo me, ha anche dei buchi di sceneggiatura. Questo architetto che ammazza tre persone, fa sparire i cadaveri (che pesano), entra dentro le case, lega le persone…eddaje…