James Franco è un habitué della Mostra del Cinema di Venezia, essendo già alla quarta partecipazione con questo suo In Dubious Battle. Franco è un regista che divide, c’è chi lo ama e chi non trova i suoi lavori particolarmente scorrevoli. In quest’occasione il cineasta californiano prova a fare una cosa diversa, con una storia più lineare, più apprezzabile da una platea più larga e con un cast più nutrito, però il risultato non viene centrato.
L’impressione alla fine del film è che sicuramente sia scorrevole, ma che purtroppo venga infarcito di personaggi molto banali e prevedibili e la storia è un continuo “già visto”, sia perché le stesse situazioni sono solamente archetipi narrativi solo grezzamente lavorati, sia perché per tutta la pellicola anche lo spettatore meno smaliziato riesce a prevedere cosa succederà sempre con almeno due o tre scene d’anticipo, se non con delle buone mezzore.
Sarà anche tratto da un libro, ma la banalità è sovrana

Certo, possiamo anche avanzare due obiezioni al nostro costrutto: se si fa un film “storico” sulle lotte operaie i temi sono quelli e, in secondo luogo, non è detto che se di una cosa se n’è già parlato non se ne debba parlare più; però, pur essendo validi questi concetti, per andare ad insistere su temi abusati, bisogna quantomeno provare a proporre una visione “nuova” o personale, una costruzione alternativa o comunque una trama solida e strutturata. Purtroppo per il film di Franco, nessuna di queste condizioni sussiste.
Attori bravi ma personaggi insipidi per In dubious battle
Uno dei problemi principali sono sicuramente i personaggi. Sono troppo prevedibili e sembrano presi a prestito dal manuale base del personaggio standard: duri ma che alla lunga rivelano un cuore, donne apparentemente deboli ma forti nelle avversità, pater familias della comunità povera integri e onesti, capitalisti spietati e menzogneri, persone che hanno lo sguardo torvo dalla prima scena e poi si riveleranno dei traditori. 
Peccato perché sopratutto il cast era degno di nota e le interpretazioni di James Franco e, in modo minore, di Nat Wolff, sono state apprezzabili. Purtroppo, la smodata centralità di questi personaggi riduce a camei dei contributi potenzialmente notevoli, perché avere Bryan Cranston, Robert Duvall, Ed Harris ne cast e farli apparire per pochi minuti è uno spreco di potenziale enorme. L’unico che ha un minutaggio maggiore è Vincent D’Onofrio, ma anche lui rimane nell’onnipresente ombra di James Franco.
Senza troppo impegno però il film è godibilee
Ha molte pecche In dubious battle, però sicuramente non è un film noioso. Non passerà alla storia del cinema, né avrà avuto nulla da dire in più di quanto già detto, sia a livello narrativo sia a livello tecnico, ma, col cervello in modalità relax, è un film che comunque scorre via abbastanza velocemente, nonostante la lunghezza, e può essere un anonimo passatempo serale. Basta essere consci di cosa ci aspetta.
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