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I magnifici 7

I magnifici 7 – la recensione del nuovo film di Antoine Fuqua

Con I Magnifici 7, a quindici anni di distanza dal capolavoro Training Day, il regista americano Antoine Fouqua riprova, dopo una manciata di film buoni ma non memorabili, a rinverdire i fasti di un tempo puntando su un mix praticamente infallibile: grande cast, alto budget, remake di un grande classico ( I magnifici sette di John Sturges) e personaggi multietnici molto “politically correct”.

Un perfetto blockbuster insomma. Almeno nelle intenzioni.

Per riuscire a distinguersi nel variegato panorama cinematografico talvolta può bastare un solo grande film, ma per entrare nella storia serve confermare di volta in volta, per lungo tempo, non solo il talento ma ancor più il proprio stile.

I Magnifici 7: la trama

Nell’America del 1879, Sam Chesom (Denzel Washington) è un cacciatore di taglie assoldato dalla vedova Emma Cullen (Haley Bennet) per vendicare il marito morto per mano dello spietato faccendiere Bartholomew Bogue (Peter Saarsgard), che vuole impossessarsi del villaggio di Rose Creek per estrarne l’oro della sua terra.I magnifici 7

Sam decide così di reclutare altri 6 balordi (tra cui Ethan Hawke, Chris Pratt, Vincent D’Onofrio) ma scaltri combattenti per sfidare, assieme all’intero villaggio, il perfido Bogue.

Ma se dalla trama ci si può aspettare una certa semplicità come spesso accade in questo genere di film, si accetta meno poi ritrovarla anche nella sceneggiatura (Nick Pizzolatto), che riadatta sì un grande classico, ma senza mai trovare un guizzo creativo né nella storia né nei personaggi, che rimangono privi di spessore e di caratterizzazione particolari.

Un intrattenimento un po’ visto, ma non troppo…

E’ tutto un po’ già visto insomma, e ciò che non lo è rimane confinato alla voce “assurdità”, tollerabili, comunque a fatica, giusto in qualche Mission Impossible.

“Entertainment…just entertainment”! Con questa considerazione il regista in effetti ci aveva avvisato in conferenza stampa a Venezia 73. Se questo era l’obiettivo di partenza è innegabile che Fouqua l’abbia raggiunto in pieno, con il merito di saper girare bene (…e lui lo sa fare) e di confezionare comunque un prodotto che si lascia guardare senza che le oltre due ore creino particolari fastidi o momenti di noia. Ma è tutto qui, e da lui è lecito attendersi di più.I magnifici 7

Non si percepisce una linea guida, non si scorge uno stile, non si capisce il taglio che il regista voglia dare a questo film, mischiando ironia e momenti cupi, cattiveria e bontà, senza che nessuna sensazione arrivi piena allo spettatore. Persino il “cattivo” di turno parte bene, ma alla fine sembra ricordare più un personaggio di Lo chiamavano Trinità che altro.

Un film western può sembrare all’apparenza “facile” da creare, ma forse ancor più di altri generi ha dei canoni e degli equilibri tutt’altro che agevoli da reinventare e rendere comunque credibili.

Nel caso de I Magnifici 7 il risultato che ottiene Fouqua è di un discreto ma banalotto film d’azione, semplicemente ambientato nel West, che è cosa ben diversa dal Western (vero!) del 1960 a cui dovrebbe rendere omaggio.

Poco importa se qualcuno potrebbe persino coglierci qualcosa di più, come la redenzione dei 7 balordi che si riscopriranno capaci di lottare l’uno per gli altri, o l’eterno dualismo tra il bene e il male, o ancora il “vogliamoci bene” tra bianchi-neri-gialli-ispanici etc.

Ammesso che questi contenuti siano davvero presenti volontariamente, e una volta appurata il loro eventuale valore aggiunto in questo film, sarebbe comunque troppo poco.

Da 7 “Magnifici” (8 con il regista…) c’era da aspettarsi ben altro. Peccato.

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