Titolo: Elle
Regia: Paul Verhoeven
Paese: Francia, Germania
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny
Durata: 130′
Elle segna il ritorno alla regia di Paul Verhoeven, dopo dieci anni dal suo ultimo Black Book, ed è un ritorno importante con un film che balla sul filo della commedia e del dramma riuscendo a scrivere bene entrambe le parti e ad esaltare le qualità di un Isabelle Huppert qui in splendida forma.
Elle e il perdono
Puoi sviluppare la capacità al perdono perché animata da un intenso fervore religioso; ma potresti risultare finta e patetica.
Puoi poi sviluppare la stessa attitudine perché un evento drammatico ha segnato la tua infanzia e tu hai sviluppato un profondissimo cinismo che ti regala la capacità di accettare con un sorriso a labbra strette ogni lato più oscuro e torbido dell’animo umano, anche quando si scatena sul tuo corpo con la peggiore delle violenze.

Alla ricerca di un colpevole di sesso maschile, Michèle si trova a confrontarsi a distanza di trent’anni con quel padre serial killer condannato all’ergastolo; è lui che, con maggiore fatica, Michèle prova a perdonare, colpevole, forse, di averla incatenata alla rigidità e al cinismo. E poi c’è il figlio che Elle continua a chiedersi come possa essere uscito dal suo ventre: un ragazzo stupido, sensibile, inetto, tenero e delicato, alter ego perfetto della madre. Sarà la sua ingenuità a salvarla.
Elle e i toni freddi

Tutto questo confluisce in un racconto nel quale la regia e la fotografia ci portano nel cuore freddo della storia, anche se a volte lo si va a ricoprire con le mille luci di Natale e i paramenti della festa. Le capacità di questa parte tecnica si esaltano nel portare lo spettatore e vivere appieno i toni del racconto, anche e soprattutto sottopelle, anche nei momenti in cui è il sorriso a trionfare.
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