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Elle: recensione del film di Paul Verhoeven a TFF34

elleTitolo: Elle
Regia: Paul Verhoeven
Paese: Francia, Germania
Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny
Durata: 130′

 


Elle segna il ritorno alla regia di Paul Verhoeven, dopo dieci anni dal suo ultimo Black Book, ed è un ritorno importante con un film che balla sul filo della commedia e del dramma riuscendo a scrivere bene entrambe le parti e ad esaltare le qualità di un Isabelle Huppert qui in splendida forma.

Elle e il perdono

Puoi sviluppare la capacità al perdono perché animata da un intenso fervore religioso; ma potresti risultare finta e patetica.

Puoi poi sviluppare la stessa attitudine perché un evento drammatico ha segnato la tua infanzia e tu hai sviluppato un profondissimo cinismo che ti regala la capacità di accettare con un sorriso a labbra strette ogni lato più oscuro e torbido dell’animo umano, anche quando si scatena sul tuo corpo con la peggiore delle violenze.

elleSono tanti gli uomini che ruotano intorno a Michèle, la Elle del titolo del film. Tra di loro è lei stessa che, con un’indagine tutta personale, cerca il suo stalker e stupratore, possente e ridicolo allo stesso tempo nella sua tuta in latex nero. Ci sono l’ex marito, il marito della migliore amica, il vicino di casa, il toy boy della madre, il gruppo dei giovanissimi dipendenti di Michèle impegnati a sviluppare un nuovo gioco per Playstation cruento e osceno.

Alla ricerca di un colpevole di sesso maschile, Michèle si trova a confrontarsi a distanza di trent’anni con quel padre serial killer condannato all’ergastolo; è lui che, con maggiore fatica, Michèle prova a perdonare, colpevole, forse, di averla incatenata alla rigidità e al cinismo. E poi c’è il figlio che Elle continua a chiedersi come possa essere uscito dal suo ventre: un ragazzo stupido, sensibile, inetto, tenero e delicato, alter ego perfetto della madre. Sarà la sua ingenuità a salvarla.

Elle e i toni freddi

elleL’arredamento della bella casa parigina della protagonista è freddo e austero. La Huppert è rigorosamente cinica dalla piega dei capelli alla lunghezza degli orli delle gonne. Si salva chi le assomiglia. Una Parigi autunnale, fredda e distaccata resta a guardare, cinica e indifferente.

Tutto questo confluisce in un racconto nel quale la regia e la fotografia ci portano nel cuore freddo della storia, anche se a volte lo si va a ricoprire con le mille luci di Natale e i paramenti della festa. Le capacità di questa parte tecnica si esaltano nel portare lo spettatore e vivere appieno i toni del racconto, anche e soprattutto sottopelle, anche nei momenti in cui è il sorriso a trionfare.

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