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Brimstone: la recensione del western con Dakota Fanning e Guy Pearce a Venezia 73

Un western in chiave femminileBrimstone

Brimstone di Martin Koolhoven, in concorso a Venezia 73, si presenta con una premessa interessante ed ambiziosa: un western raccontato dalla prospettiva femminile, un punto di vista quasi mai affrontato prima.

Il film, pastiche tra western e thriller, racconta la storia di Liz, Dakota Fanning, e della sua intricata vita nel West, resa ancora più difficile dalla presenza di un reverendo, Guy Pearce, in cerca di vendetta. Liz vive con il marito e due figli ed è l’ostetrica del suo villaggio, rispettata ed apprezzata da tutti, finchè il suo passato non torna a tormentarla.

Sceneggiatura inconsistente, violenza ostentata

BrimstoneNonostante un inizio intrigante, il film, diviso in quattro capitoli per 148 minuti, presenta grandi difetti dal punto di vista narrativo. La sceneggiatura rappresenta, infatti, il problema maggiore di Brimstone. In un arco narrativo già intenso per personaggi e contenuti, la sceneggiatura di Koolhoven non si risparmia nulla dal lasciare buchi narrativi completamente irrisolti, all’aggiungere personaggi indifferenti alle svolte narrative e facendo un uso eccessivo della violenza, anche laddove non era necessaria. Il film riesce a reggersi in piedi grazie alle ottime performance del cast, specialmente con la giovane Emilia Jones nei pazzi della giovane Liz.

La donna western: dibattiti e problematiche

BrimstoneCiò che sorprende maggiormente è, però, quella che sarebbe dovuta essere l’originalità del film, il punto di vista femminile. Brimstone riesce ad aggiungere, senza risolvere, i dibattiti relativi alla fi
gura della donna nel genere western, nonostante il personaggio di Liz si prestasse ad un gran cambiamento.

Liz racchiude, infatti, i due prototipi della donna western: la casalinga/moglie/madre e la prostituta, modelli di femminilità che ruotano intorno alle sfere sociali della domesticità e del bordello, abitate dagli uomini. La combinazione di questi due ruoli poteva rivelarsi interessante, ma Liz viene di nuovo imprigionata nella tragedia della protagonista femminile.

Diversi studiosi della rappresentazione della donna al cinema si sono concentrati su questo argomento, facendo notare quanto il punto di vista femminile sia spesso e volentieri limitato a due dimensioni: quella della domesticità romantica e quella dell’inevitabile sofferenza. Brimstone propone un cambiamento, ma fallisce nel portarlo a termine.

La scelta maschile vs. la tragedia femminile

BrimstoneIn un western classico, prendendo John Ford come esempio di regia e John Wayne come il cowboy par excellence, i personaggi di Wayne sono solitari e tormentati, ma non diventano mai tragici e sono spesso protagonisti di finali trionfanti. Quando John Wayne esce dalla porta della domesticità, salta sul cavallo e ritorna nel wild West, libero di scegliere. Purtroppo, Brimstone fallisce nel re-inventare un genere prettamente maschile non dando la stessa possibilità alla sua protagonista.

 

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