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The Night Of: Recensione dell’episodio 1.01 – The Beach

The Night Of nasce da una storia travagliata. Originariamente una serie limitata della BBC (Criminal Justice) viene “presa” dalla HBO, poi mollata, poi ripresa con l’intenzione di darne il ruolo a Gandolfini. Dopo la prematura scomparsa di Gandolfini, si decise di andare avanti lo stesso, con De Niro al suo posto, poi rimpiazzato a sua volta da Torturro. the night ofInsomma, un cammino difficile, durato 3 anni, per arrivare sugli schermi HBO.

E The Night Of è una serie tormentata. La visione di questo pilot, ironicamente intitolato The Beach, è claustrofobica, cupa, difficile. Vediamo un pilot che, pur essendo introduttivo, si divide in due fasi, in cui una dovrebbe essere più leggera dell’altra ma che le scelte di regia e montaggio contribuiscono a rendere altrettanto nervosa. La seconda parte invece non si nasconde dietro nulla e inizia la discesa nel tormentato inferno del protagonista.

La prima fase di The Night Of

Tutto inizia con un protagonista che è il classico ragazzo, immigrato di seconda generazione, emarginato e molto in basso nella scala sociale, anche se, con due rapide e grosse pennellate, dipinto come intelligente. La sua presunta intelligenza però va a farsi benedire di fronte al miraggio di un inclusione sociale, quantomeno per una notte, e del mondo glitteroso di donne e feste. Da qui inizia una sequela di casi ad incastro e scelte una più stupida dell’altra che portano la situazione a degenerare precipitosamente.

the night of Questo tipo di racconto ricorda molto pellicole come Tutto in Una notte o Cuba Libre, in cui una serie di sfortunati eventi porta i protagonisti a vivere momenti incredibili e terrificanti, ma il tutto qui è costruito su un tema quasi di apatia, una sequela di situazioni in cui il protagonista ogni volta potrebbe tornare indietro e ogni volta prende la decisione sbagliata, quasi con rassegnazione. Alle decisioni sbagliate poi seguono quelle folli, dettate dal panico e da lì alla tragedia il passo è breve.

Questo irritante comportamento del protagonista contribuisce a creare quel clima di tensione che, come dicevo in apertura, rende questa parte, tendenzialmente più leggera, ugualmente nervosa per lo spettatore. Perché benché per noi sia chiaro dove vanno a parare le cose, il vederlo succedere con questa progressione rende vivace anche un momento teoricamente più scontato. Le immagini fredde, i bui, la qualità della ripresa molto retrò, così come i movimenti di macchina, eleganti ma molto statici, aggiungono ancora cupezza a questo intro.

La discesa nel baratro.

E quindi abbiamo visto che inizia la discesa del nostro protagonista. I silenzi che sfoggiava nella prima fase, a descriverne una personalità timida, qui diventano silenzi di shock e di paura. Pause di terrore che il protagonista vive praticamente senza la possibilità di muoversi, spettatore prima e attore protagonista poi del suo disastro. Dal sedile posteriore di una macchina, alla sala d’attesa del commissariato, alla cella. Immobilità, mancanza di spiegazioni, domande affrettate e assenza di risposte.

the night ofLa discesa in questo incubo la viviamo anche noi, perché chiaramente (grazie ad un classico stratagemma) nemmeno noi sappiamo. Questa china vive anche di piccoli soprusi, di gesti duri, di umiliazioni come la nudità o la perquisizione corporale, tutto forse normale, ma ci viene spalmato addosso attraverso la stessa pelle del protagonista, quindi ce lo sentiamo più vicino.

Un velato retrogusto di malcelato odio verso il diverso, verso l’etnia che fa paura, un non detto a volte, un urlato altre. Una sfida tra poveri e outsider, perché anche avvocato e ispettore sono chiaramente outsider. Perché anche la polizia è in carenza di fondi, disorganizzata.

Quello che ne esce, è un thriller claustrofobico che si mischia ad un cupo ritratto della nostra società. Decadente, permeata da odio e da sospetto, con poca speranza negli occhi di ognuno dei protagonisti.

Non so in che direzione si muoverà questa serie, non ho visto l’originale, ma un po’ questo pilot lo lascia intuire. Sembra sicuramente interessante e quindi credo ne varrà la pena vedere questo The Night Of

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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