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Suicide Squad: la recensione del nuovo film DC comics

Ultimamente si è parlato molto dell’uscita di Suicide Squad e la grande quantità di notizie, immagini e indiscrezioni sul film ha creato un’astuta rete di aspettative. Dal momento che trovo che la sincerità sia importante, mi prendo la libertà di dire che non solo il film non soddisfa sufficientemente la curiosità dello spettatore, ma sembra prendersi beffa di essa.

Una trama gestita in modo a dir poco fatiscente

Di certo con il mondo dei supereroi c’è l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda il materiale da sfruttare per un adattamento su grande schermo. Evidentemente però non è sembrato sufficiente per i gusti del regista David Ayer, che ha persino assemblato una sceneggiatura fatta di battutine e dialoghi di stucchevole stampo hollywoodiano-americano e non solo. In termini tecnici, sia la fabula sia l’intreccio procedono in modo poco coerente, poco sensato, poco interessante e molto allusivo. Mi sono chiesta fin dall’inizio: a cosa si sta alludendo? Qual è il punto? Chi sono i nemici, la scintilla, il motore propulsore del film?Suicide Squad

L’idea di fondo non è affatto malvagia e il trailer (furbescamente) ci invoglia (quanto basta) a sapere cosa succederà. Radunare una squadra di supercattivi per fare qualcosa di buono: l’eloquenza e la precisione americane brillano in tutta la loro superficialità, così come l’intero film.

Il film si apre con la scomparsa del supereroe buono per eccellenza, Superman. Ma i problemi di oggi sono altri (quali esattamente? Boh!) e non bastano più i canonici valori delle forze del bene per salvare il mondo (da cosa? Non si sa). Pertanto l’agente governativo Amanda Waller forma una squadra di super cattivi da sacrificare in caso di emergenza. Tutti sono sfruttabili per il loro lato umano che in fondo in fondo hanno. Peccato che nella squadra rientri un essere demoniaco/divino, difficilmente gestibile, l’Incantatrice, che si è impossessata del corpo di una povera archeologa. Guarda caso, è proprio lei a mandare a monte il piano della Wallen, che pian piano si rivela più spietata di quello che sembra.

Una Suicide Squad poco equilibrata

L’appello dei componenti della squadra suicida mostra delle evidenti preferenze, tratto che a mio modo di vedere fa peccare di equilibrio il film. Vero è che ci sono personaggi secondari e protagonisti, ma trovo che far parlare per metà film quasi unicamente Deadshot (Will Smith) e Harley Quinn (Margot Robbie) e dedicare degli excursus narrativi solo ad alcuni personaggi sia una scelta un po’ impari. Opinioni a parte, la Suicide Squad è composta, oltre che dai due menzionati, rispettivamente un sicario professionista e la ragazza di Joker, dal pirocineta Chato “El Diablo” Santana, il ladro Captain Boomerang e dal mutante Killer Croc. Giusto come esempio dell’allusività poco chiara basta notare che Captain Boomerang porta con sé per tutto il film un unicorno di peluche rosa: i più esperti probabilmente ne sapranno di più, ma i comuni mortali necessitano di qualche spiegazione in più.Suicide Squad

Altro notevole elemento disturbante è il personaggio di Joker. Non mi riferisco al personaggio in sé e alla sua sconfinata follia, cui siamo stati abituati da Jack Nicholson in poi, ma all’attrito tra l’insistente pubblicità e il contenuto vero e proprio del film. Tante notizie e tante immagini uscite sul web con i contagocce hanno anch’esse creato molte aspettative sull’interpretazione di Jared Leto. Si vede che l’attore ha lavorato molto sul personaggio, peccato lo si veda decisamente poco rispetto a quanto siamo stati portati a immaginare. A tal proposito Jared Leto sembra essersi infatti lamentato, ma non vogliamo cadere nel gossip. Rispetto a lui la protagonista è la sua ragazza, ex-psichiatra diventata folle per amore di Joker. La loro storia è anche interessante e divertente, ma soffocata da un potpourri di canzoni favolose messe solo per accattivarsi il pubblico, passaggi poco chiari, narrazione scostante, excursus piazzati in modo poco costruttivo, grafiche pop e fluorescenti fin dai titoli di coda che vogliono dare un po’ di freschezza al film ma che finiscono con rovinarlo ulteriormente. E poi il pezzo forte…

Cattivi supereroi e magia nello stesso film…?!

Ebbene sì, la trama si arricchisce di un ulteriore delirio: tirando in ballo religione, fantastoria e magia nera, il male da combattere diventa l’Incantatrice, che risveglia il suo fratello forzutissimo per mandare il mondo a rotoli. Trovo questa commistione di magia soprannaturale che tanto ricorda Ghostbusters (in special modo nel combattimento finale) e supercattivi che diventano supereroi poco necessaria e poco interessante, per non dire altro.Suicide Squad

Il macrotema del male usato a fin di bene poteva essere analizzato in modo più stimolante, senza far apparire l’ultraviolenza come semplicemente qualcosa di ganzo o simpatico. A maggior ragione il finale fa crollare ogni gentile concessione offerta al film (spoiler alert!): ognuno torna senza troppe discussioni nella propria cella, nonostante le promesse fatte all’inizio, perché il sistema americano è cosa buona e giusta e da rispettare. Ad ognuno viene concesso un “biscottino” ontologico per il servizio offerto e tutti sono d’accordo, anche se a fine film uno dei personaggi scompare senza tante spiegazioni o preoccupazioni.

Insomma, non mi aspettavo un gran ché, ma nemmeno così poco. Quello che mi spiace di più è il fatto che Suicide Squad abbia dei potenziali e si vede molto chiaramente, ma si perde in una serie di difetti e mancanze che diventano persino snervanti. Tutto incentrato sull’effetto, dalle battute povere agli effetti speciali, resta un film per le masse, piaccione ma povero.

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