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Orphan Black: Recensione della quarta stagione

Orphan Black conclude quella che è stata, e lo sappiamo a posteriori, la sua penultima annata. Lo fa con una storia un po’ meno corale del solito e con una differenza sostanziale: i flashback. La stagione è stata comunque scorrevole e ha portato avanti trame con un senso preciso e una traiettoria che, alla luce delle informazioni successive, punta dritta verso la risoluzione finale.

Lo sguardo sul passato

orphan black cCome tradizione insegna, per avvicinarsi alla verità definitiva, bisogna dare uno sguardo a ‘da dove veniamo’. Ed è qui che, a differenza delle altre stagioni di Orphan Black, diamo uno sguardo al passato, a prima che Beth decidesse di lanciarsi sotto un treno. Diamo uno sguardo a Beth.

Il primo clone è sempre stato un personaggio che ha aleggiato sullo show, ma non lo avevamo mai veramente conosciuto. Questa quarta stagione vuole porre rimedio e l’introduzione del suo passato ci porta a conoscere un altra sestra e a farci dare uno sguardo più approfondito sui Neoluzionisti che erano stati sempre una nube grigia e troppo malleabile a comodo dello scrittore.

I nemici

Ecco su questo effettivamente si è voluti porre rimedio ad esagerazioni passate. I neoluzionisti erano stati una presenza “nebulosa” in Orphan Black. C’era dentro di tutto e i loro scopi e vertici cambiavano con una rapidità disarmante, sembrando troppo “alla bisogna” dell’autore. Ora invece tiriamo tutti i remi in barca, diamo una struttura, identifichiamo personaggi e scopi. Certo, li identifichiamo con la solita sovrabbondanza di Orphan Black, ma almeno li inquadriamo meglio.

orphan black eE una volta identificati bene i nemici, pur con le loro mille correnti interne, è lo show a beneficiarne. Nelle scorse stagioni, specialmente nella terza, c’era una confusione e un correre su se stessi troppo pesante. Creava un senso di girare in tondo e inutilità, tanto da perdere delle trame nel nulla. In questa quarta stagione, invece, lo scontro è ben delineato, su più piani e livelli, ma almeno è chiaro e la scorrevolezza ne trae enorme beneficio. Poi abbiamo tagliato rami secchi come i Proletani e mai scelta fu più azzeccata.

Le fazioni all’interno dei Neoluzionisti e l’incasinamento di chi sta con chi e chi contro di chi è cifra stilistica di Orphan Black, ma è stato comunque abbastanza lieve. Lo scontro tra la Cho e Rachel è stato un punto alto della stagione.

Le sestra

orphan black dUn punto di forza delle prime stagioni di Orphan Black è stata l’interconnessione tra le sestra. Un punto debole della terza stagione invece è stato il metterle in scena senza sapere bene cosa far fare loro. Qui abbiamo decisamente rimediato. Alle sorelle a cui non si sapeva cosa far fare è stato ridotto il minutaggio, così ci siamo trovati un Helena (sempre meraviglioso personaggio) spedita nei boschi, Cosima chiusa in laboratorio che ne torna fuori solo quando è relamente utile alla storia, Alison ridotta ai minimi termini e solo in funzione di spalla, tanto che non credo abbia avuto un minutaggio troppo superiore a Krystal.

L’attenzione si è concentrata principalmente su Sarah e Rachel e sulle traiettorie delle loro vite che le hanno portate allo scontro frontale sull’isola del progetto (Lost who?). Non sarà l’ultimo scontro, il giudizio finale è rimandato alla stagione 5. Però questa concentrazione, come dicevamo, ha migliorato la compattezza dello show, utilizzando tutto il resto dei cloni solo come supporto.

MK e Helsinki

orphan black bUn altra piacevole introduzione è stata quella di MK. Clone sui generis, che serve da connessione tra diversi spezzoni della storia. Infatti MK è quel ponte che serve a mettere in contatto presente e passato sia sul piano Sarah-Beth, sia tra la storia attuale e Helsinki. L’incidente di Helsinki è sempre stato menzionato e accantonato, ma ora con la presenza di MK lo si rende più fisico ed evidente. Il tutto viene presentato perfettamente nelle pagine del comics, che gli amanti di Orphan Black dovrebbero recuperarsi, in cui si evince la violenza profonda di quanto successo in Finlandia e tutte le morti tremende accadute la prima volta che i cloni volevano rivelarsi al mondo, in quel tragici giorni a cavallo tra 11 e 12 settembre 2001 (data non scelta a caso dagli autori). La maschera di MK che richiama la pecora Dolly poi è un colpo di classe.

La violenza e la rabbia

orphan black fQuello che è saltato all’occhio in questa stagione è la quantita di violenza, funzionale alla storia però. La crudezza di Helsinki si è riversata nello show e scene emblematiche come S che uccide il poliziotto corrotto mentre è prigioniero, ne sanciscono la cifra stilistica. Non mi hanno disturbato, anzi, ho trovato il tutto perfettamente inserito nella storia.

E poi c’è la parte finale che non poteva essere diversa, visto il delirio delle fan: Delphine vive, così abbiamo fatto contente milioni di fan piangenti da più di un anno.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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