Frères Ennemis è un film di David Oelhoffen con Matthias Schoenaerts e Reda Kateb, presentato in concorso a Venezia 75, un thriller discreto e avvicente ma che non spicca particolarmente.
Frères Ennemis: sinossi

Frères Ennemis: le nostre impressioni da Venezia 75
La banlieue parigina mostra i suoi lati oscuri in un thriller piuttosto avvincente, anche se bisogna dire che è decisamente curioso vedere un film del genere tra quelli in concorso a Venezia 75. La storia della lotta al narcotraffico vede come protagonisti un poliziotto che conduce le sue operazioni grazie ad agenti sotto copertura e un criminale, i quali tuttavia provengono dallo stesso contesto sociale degradato che li ha spinti successivamente verso due strade diametralmente opposte. Uno combatte, l’altro asseconda la criminalità, ma entrambi condividono un passato che, volenti o nolenti, li lega come fratelli.

La narrazione viene gestita con un buon ritmo che coinvolge lo spettatore, l’attenzione viene tenuta alta soprattutto nelle scene in cui i personaggi vengono ripresi da vicino, senza che venga lasciato molto spazio per vedere ciò o chi si trova intorno. Tuttavia, a parte qualche scelta tecnica tipica del genere thriller, il film non spicca per nessun aspetto particolare, non vi sono agganci forti a tematiche fortemente attuali o aspetti contenutistici e stilistici particolarmente interessanti in grado di farlo decollare. Vedibile senza impegno.
Un thriller avvincente ma che non decollaFrères Ennemis
valutazione globale - 6.5
6.5
Frères Ennemis: dichiarazioni e curiosità

Riguardo ai modelli che poteva aver avuto durante la realizzazione del film ha detto di essere stato ispirato da Gomorra di Matteo Garrone: “E’ un film su una realtà italiana e non imita quella violenza che viene veicolata dai film americani”.
Del passato del personaggio di Mauel interpretato da Schoenaerts effettivamente non si sa molto, motivo per cui l’attore si è immaginato una storia. L’attore ha anche raccontato che il lavoro con Reda Kateb è stato molto legato al contesto della periferia e che è stato condotto con una grande sinergia: “Reda e io abbiamo adottato una lingua particolare, un certo modo di essere connessi al contesto in cui i personaggi sono cresciuti”.
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