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While They Watched

Festival dei Popoli: intervista a Jake J.Smith regista di While They Watched

È stato uno degli eventi di punta della 57esima edizione del Festival dei Popoli (Festival Internazionale del Film Documentario) che si sta svolgendo in questi giorni a Firenze. Sto parlando del documentario While They Watched diretto dal giovane regista britannico Jake J. Smith presentato in anteprima nazionale.

While They Watched immagina la caduta del regime coreano

While They WatchedSi tratta di un potente e originalissimo film sulla Corea del Nord, ambientato in un futuro distopico all’indomani di un evento storico: il crollo del regime. Costruito attraverso reali testimonianze di ex agenti della propaganda, soldati dei gulag coreani, professori, esuli, diplomatici e attivisti, While They Watched ci mostra un futuro sperato ma con cui è difficile fare i conti.

Le vere testimonianze dei vari personaggi usano come tempo verbale il passato. Questo dà alle interviste un’ulteriore capacità di regalare agli intervistati la distanza e la chiarezza necessarie a ricostruire in maniera efficace responsabilità locali e internazionali del disastro in corso, ma anche ciò che alcune nazioni, istituzioni e privati hanno tentato di fare per cambiare il destino del paese.

Distribuzione in VOD per il documentario di Jake J. Smith

In italia While They Watched è disponibile dal 28 novembre in streaming su iTunes, Google Play e Microsoft Movies & Tv in versione originale con i sottotitoli in italiano.

L’intervista di Intrattenimento.eu

Noi di Intrattenimento.eu abbiamo avuto il piacere di incontrare il regista Jake J. Smith per rivolgergli alcune domande.

Ringraziamo Jake J. Smith di essere qua con noi per rispondere a qualche domanda. La prima è questa: com’è nata l’idea di realizzare questo documentario?

All’inizio mi sono informato anche guardando altri documentari sulla Corea del Nord. Ce ne sono alcuni, prodotti in occidente, che chiedono all’intervistato “ehi, come ti trovi in Nord Corea? e ovviamente la risposta è sempre “male”. Quindi rimane tutto molto superficiale. In realtà ce n’è soltanto uno, australiano, che spiega perfettamente com’è la situazione attuale della Corea del Nord. Quello che ho cercato di fare è strutturare il documentario parlando con persone che hanno vissuto e che conoscono la Corea del Nord in modo da potergli dare un indirizzo per far sì che il pubblico si sentisse preso in causa e si chiedesse “c’è qualcosa che posso fare per alleviare le sofferenze del popolo coreano?”.

Perché hai deciso di ambientare il tuo documentario in un futuro immaginario in cui il regime coreano è caduto?

L’idea era quella di dare una prospettiva diversa e di mettere a proprio agio gli intervistati e dargli una certa distanza dai fatti odierni. Raccontando il tutto al presente non avrebbe avuto la stessa efficacia. Molti degli intervistati erano preoccupati della mia scelta perché ci tenevano a ricordare che il regime della famiglia Kim non è ancora caduto. È stato uno dei più grandi problemi della realizzazione del mio documentario.

While They WatchedNel film compare la disertrice e ora attivista di diritti umani Yeomni Park, che all’età di 13 anni abbandonò con la famiglia la Corea del Nord. Com’è riuscita a coinvolgerla?

Quando ho avuto l’idea di girare questo documentario sono andato in Corea del Sud a fare delle ricerche e mi sono reso disponibile per insegnare inglese a delle persone. Una delle studentesse che frequentavano il mio corso era proprio Yeomni Park. Quando mi ha raccontato la sua storia sono rimasto talmente colpito che non potevo non coinvolgerla nel film. È stata una mutua collaborazione diciamo.

Parliamo del neo Presidente degli Stati Uniti Donal Tump. In campagna elettorale ha affermato che è disposto a collaborare con Kim Jong-un. Pensi che sia una cosa plausibile o una semplice boutade?

Io penso che Donal Trump prima parli e poi pensi a ciò che dice. Non possiamo sapere cosa succederà. Sono molto scettico nel credere a qualsiasi cosa detta da Donald Trump. Penso sia stato un modo per spararla grossa.

Nel film si vedono anche dei frammenti del film The Interview con James Franco. Pensi che si possa davvero ridere sulle atrocità commesse dal regime coreano?

Nel film uso The Interview come strumento di propaganda e attivismo politico rivoluzionario. L’attivista Park San-Hak usa il film proprio in questo modo spedendo delle penne usb in Corea del Nord con all’interno il file del film. The Interview è molto divertente ed è uno dei pochi film che racconta ciò che accade in Corea del Nord con tono sarcastico. Certo, è un film che si prende in giro da sé ma è efficace da un punto di vista comunicativo perché distrugge l’idea di Kim Jong-un di essere un Dio.

Quali sono state, se ci sono state, le difficoltà nel realizzare questo documentario?

Sono andato in Corea del Sud senza una telecamera e senza conoscere la lingua e quindi è stato molto difficile abbattere  il muro di diffidenza tra me e i defector (i disertori del Nord Corea) che non amano parlare della loro storia. Ecco, questo muro è stato davvero complicato da tirare giù. Sicuramente la cosa più difficile di tutta la realizzazione.

Ringraziamo Jake J. Smith per la sua disponibilità.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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