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Piuma: il peso della responsabilità in mezzo al mare della vita

Piuma: film di Roan Johnson che mostra uno spezzato della nostra società e la difficoltà di fare scelte, che significano responsabilità.

“Una piccola palla di neve, che scende giù dalla montagna, piano piano, lungo il film e che poi diventa una valanga, che va a scombinare gli equilibri di due famiglie”: Piumacosì Roan Johnson sintetizza, nella conferenza stampa, il suo nuovo film Piuma, che ha diviso la critica della settantatreesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia tra applausi e fischi.

Un film che mostra alcuni dei problemi della società di oggi: dal gioco d’azzardo, visto come ultima spiaggia per risolvere i problemi, al mondo del lavoro, dove la precarietà fa da padrone.

In un quadro di insicurezza, Piuma porta sul grande schermo le preoccupazioni provate dalle generazioni di oggi, facendole vivere ad una coppia di diciottenni che stanno preparando l’esame di maturità, così, afferma il regista, “da risultare di maggiore impatto per lo spettatore.”

Il regista e il suo film: specchio della sue esperienze.

“Questo film l’ho scritto in primis per me. Io sono loro”: queste le parole di Johnson, che ha vissuto pochi anni fa in prima persona la stessa incertezza nell’avere un figlio. Quei sentimenti hanno fatto sì che il regista modellasse i primi mattoni per la costruzione di questo film, donando ad ogni personaggio alcuni degli stati d’animo affrontati nella propria quotidianità. Piuma mostra così i diversi modi d’affrontare le responsabilità: chi lo fa con i piedi ben saldi a terra, chi fantasticando. piumaIl pessimismo delle cose viene rilanciato dall’incoscienza del sogno, grazie anche al protagonista Ferro, che riesce anche nei momenti di maggior difficoltà, afferma il regista, a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”.

Interessante anche il simbolismo utilizzato durante tutta la trama. L’acqua diventa così un elemento fondamentale: dalla pioggia, che accentua i momenti difficili, alla nuotata surreale sulle strade di Roma che mostra per certi versi la spensieratezza mista all’ingenuità dell’essere giovani. Di grande effetto è inoltre l’immagine, tratta da fatti realmente accaduti, delle ventottomila paperelle di plastica perse da un cargo in alto mare che sarebbero dovute finire in una vasca da bagno di casa e si ritrovano invece in mare aperto, non scalfite dal mare mosso, seguendo le correnti.

Questo è il messaggio, ricco di simbolismi, che si muove come un filo invisibile per tutta la pellicola. A volte rischia di strapparsi nei momenti difficili, ma lascia nello spettatore, alla fine, un sorriso sulle labbra e la speranza di riuscire ad affrontare le responsabilità della vita come Cate e Ferro, due paperelle in mezzo al mare che non si sono accontentate, per paura, di rimanere in una vasca da bagno.

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