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Orange is the new black: la stagione 4 è più cupa e drammatica

Orange is the new black è sbarcato negli scorsi giorni sulle piattaforme Netflix, fortunatamente anche in Italia questa volta.

Probabilmente alcuni se lo saranno già maratonato, per tutti gli altri, in attesa di presentarvi anche la nostra recensione, vediamo cosa dicono le attrici del cast. La scorsa settimana alla presentazione a New York è stato mostrato in anteprima il primo episodio.

Già da subito alcuni importanti problemi che affliggeranno le carcerate in questa stagione sono stati introdotti.

Le reazioni del cast

prepon“Più cupo”. “Intenso”. “Più drammatico”.

Queste sono i primi commenti che sono usciti da alcune protagoniste. In particolare da Taylor Schilling (Piper), Jessica Pimentel (Maria Ruiz), ed Emily Althaus (Kukudio).

Uzo Aduba (Suzanne “Crazy Eyes”) ha detto a Variety che lei pensa che la vera novità in questa stagione non sia nemmeno una persona. “Nelle ultime tre stagioni il nuovo personaggio è sempre stato un detenuto, mentre in questa stagione penso che il nuovo personaggio sia il sistema stesso”.

“Questo sistema, guastato dal denaro e dalla privatizzazione, porta alla crescita esponenziale delle tensioni all’interno delle mura della prigione. Succede in particolare per via di un afflusso di nuovi detenuti tale da raddoppiare le presenze nel penitenziario Litchfield.”

“Stiamo scavando più a fondo in questa idea di prigioni a scopo di lucro.” Ha dichiarato Adrienne Moore, che interpreta Black Cindy. “Ci sono così tante prigioni che sono sovraffollate e non fanno molto per riabilitare il detenuto”.

Laverne Cox ha commentato la triste condizione del suo personaggio, un detenuto transessuale rinchiuso in cella di isolamento, perché non è capita. “Le persone che sono state in isolamento per 24 ore hanno traumi psicologici che durano il resto della loro vita.”

Dopo la proiezione, i membri del cast, hanno indossato nastri d’argento in ricordo delle 49 persone che sono morte nella sparatoria della discoteca gay a Orlando.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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