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Chiara Rapaccini

Chiara Rapaccini presenta Baires al Pisa Book Festival

Si intitola Baires (termine sintetico per indicare “Buenos Aires”) l’ultimo libro di Chiara Rapaccini. Un libro dalla natura un po’ ambigua, come lei stessa non ha mancato di far notare definendolo:

“Un romanzo autobiografico ma anche un noir, un libro di avventura, e perché no, un mistery. Non ultimo, una storia per bambini.”foto-rap

Del resto Chiara Rapaccini, Rap, ci testimonia con tutta la sua decennale attività come non esistano separazioni netti tra le discipline (in quanto lei stessa è scrittrice ma anche pittrice e illustratrice) figurarsi tra precisi generi letterari. Questa volta, Rap, presenta al pubblico dei lettori un romanzo incentrato sulla storia di Frida, una donna che lei stessa acconsente a definire “in parte il suo alter ego”. Una donna intelligente, matura e che si trova da sola dopo che il compagno di una vita è deceduto: venuta meno questa forte presenza maschile, che nel romanzo rimane sempre presente ma sullo sfondo e che non può non richiamare alla figura di Mario Monicelli, Frida si trova sperduta in un mondo all’interno del quale quasi non sembra più sapersi collocare.

Baires, verità e finzione

Tutto, in questo romanzo che l’editore Fazi ha definito “un esempio di realismo magico italiano” è “mezzo vero”. Non solo Frida e il marito sono alter ego di altrettante persone esistite ma molti altri personaggi sono nati dalla mescolanza di tratti di persone realmente conosciute dalla Rapaccini con i frutti della sua fantasia. La presentazione di Baires, avvenuta nel “Repubblica Caffe” del Pisa Book Festival durante la giornata di domenica e con la conduzione di Laura Montanari e Fabio Galanti, ha presto virato verso una sorta di presentazione “a tutto tondo” di Chiara Rapaccini ai presenti. Perché? Non si deve interpretare ciò come una semplice deviazione dal tema, ma piuttosto come operazione di “recupero delle informazioni” necessarie al lettore che voglia comprendere veramente Baires. Il senso di spaesamento che Frida prova è in qualche misura quello che la Rapaccini ha provato essendosi trovata come lei stessa ha dichiarato “orfana di una generazione” dopo che sono morti, oltre al compagno di una vita Monicelli, anche tutti “i suoi amici che erano i miei amici” (Age, Scarpelli, Mastroianni, Benvenuti, De Bernardi ecc.).

“Forse semplicemente non sono capace di non essere autobiografica [nei romanzi] ma non c’è nulla di male”.

BairesDel resto, come Chiara stessa sottoliena, la sua è stata una vita intensa, costituita da varie e diverse fasi (l’adolescenza a Firenze, la subitanea fuga e convivenza con Monicelli, la vita all’interno del mondo del cinema) tutte accomunate dalla passione della Rappacini per la vita e per la magia (la santeria, del resto, è ben presente anche in Baires) e soprattutto dall’estro della Rap, il quale ha sempre trovato varie forme di espressione: quadri, vignette, romanzi per bambini prima e per adulti poi e, ultimi in ordine cronologico, i suoi interventi nel mondo di FB in qualità di creatrice della pagina Amori sfigati.

Chiara Rapaccini, un altro punto di vista

Su questa pagina, che ha centinaia di migliaia di “mi piace”, Chiara scrive vignette spesso controverse e che, lei stessa confessa, non piacciono alle femministe poiché sembrano dare della donna un’immagina negativa.
Inutile dire che lei non è d’accordo, dal momento che a suo giudizio quell’apparente fragilità che emerge dalle vignette in cui le donne paiono sempre “in attesa” e “innamorate sfigate” non fa che testimoniare la grande forza e capacità di rinascita che le donne posseggono in loro stesse. Quel che appare negativo e da evitare, dunque, non lo è: si tratta solo di guardarlo da un altro punto di vista. Un po’ come quel senso di tristezza e di solitudine che emanano da Baires e dalla sua protagonista: a chi pensa che ciò vada interpretato come un elemento disforico, Chiara Rapaccini risponde che:

“La solitudine è necessaria per mantenere la propria identità, senza perdersi nel bisogno di un uomo, di altre persone finendo così per annullandosi.”

Ecco dunque cos’è Baires è “un inno all’arte, al fare quello che si è” e all’abbandonare le certezze di una vita grigia “alla maniera italiana” per gettarsi nella caleidoscopica di Buenos Aires e di un paese in cui tutto può succedere.

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About Irene Bertelloni

Studentessa di Italianistica presso l'Università di Pisa, si interessa di tutto ciò che è narrazione: alla particolare predilezione per la letteratura (italiana, greca, latina) accompagna la passione per il cinema e le serie tv. Poiché ritiene che il mondo esista per essere raccontato, ama scrivere di esso e di chi ne parla.

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