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La pelle dell'orso

La pelle dell’orso – la recensione del film di Marco Segato

La pelle dell’orso è l’esordio nel cinema di fiction di Marco Segato, autore in precedenza di documentari e regie teatrali in collaborazione con la Jolefilm di Marco Paolini, che nel film interpreta il protagonista Pietro Ciuff.

La pelle dell’orso è la trasposizione cinematografica del libro omonimo di Matteo Righetto, edito nel 2013 per i tipi di Guanda.

La storia vede un padre, difficile ed ex galeotto (Pietro) e un figlio preadolescente (Domenico Ciuff), aggirarsi per le dolomiti bellunesi in cerca del “Diaol”, un orso che da anni provoca danni nelle fattorie della piccola comunità nella quale i due vivono, con lo scopo di ucciderlo e riportare la sua pelle a Crepaz, il padrone della cava di pietra locale. Incasseranno così la scommessa da seicentomila lire contratta con lui da Pietro. Se invece tornerà a mano vuote l’uomo dovrà lavorare gratis nella cava per un anno, l’equivalente della cifra.La pelle dell'orso

Centrale ne La pelle dell’orso è il tema dell’imponenza della montagna, mostrata nel suo realismo di vasti spazi silenziosi, cieli cangianti ed echi di continue minacce per la vita di chi si trova a vivere immerso in essa. Infatti, non c’è solo l’orso ad attentare alla vita di Pietro e Domenico, ma anche una vipera che all’improvviso sbuca dai sassi e morde Pietro, nonché la possibilità di cedere di fronte al pericolo di un dislivello scivoloso, come accade a Domenico che all’improvviso perde l’equilibrio.

Come corollario troviamo una certa vena favolistica che prende campo specialmente all’inizio del film. Scene come la processione iniziale di figure che attraversano il bosco con indosso pelli di animali e grosse maschere ferine, e l’alta pira che balugina mentre gli abitanti del paese sono raccolti in una celebrazione notturna, mettono infatti in luce il rapporto mitico ed al tempo stesso pragmatico che si instaura fra uomo e natura, nel film come nella realtà dei luoghi che in esso vengono descritti. Si disvela forse qui la natura di documentarista di Segato che pare inserire una nota antropologica nella narrazione.

La pelle dell’orso come “Bildungsroman”

Su questo sfondo si inserisce la tematica della formazione dell’infante alla vita adulta, un classico della letteratura. Si assiste durante il film al gioco di staffetta tra il figlio, Domenico, e il padre Pietro, i cui ruoli sono chiamati a eguagliarsi e poi a cambiare di segno durante il film, con Domenico che affronta da pari a pari rispetto al padre l’orso e la montagna, per poi, scena dopo scena, subentrargli.

La pelle dell'orsoBella l’interpretazione di Marco Paolini, privato della sua vena affabulatoria e reso un montanaro icastico, duro e testardo, dei cui tratti del volto vengono spesso enfatizzati i solchi e le rughe da luci radenti. Se ne enfatizzano anche spesso espressioni inquietanti che fanno venire in mente i cattivi delle favole. La sua prova appare molto convincente.

Molto bravo anche il giovanissimo Leonardo Mason, talmente giovane che, riporta il regista presente in sala al termine della proiezione, ha compiuto gli esami di terza media durante le riprese del film. Rimane impresso il suo sguardo, in grado di convogliare la tenerezza e la paura dell’infanzia con l’orgoglio e la fermezza dell’età adulta.

Oltre ai due personaggi principali appare convincente la prova di Lucia Mascino, materna e in qualche misura disinibita con Domenico, nei panni di Sara.

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About Tommaso Perissi

Scopre la magia del cinema d'autore verso la fine degli anni 90 grazie ad una videoteca vicino alla stazione di santa maria novella che offre titoli ancora in vhs...poi frequenta saltuariamente vari cineforum in giro per la città

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