Home / News / News Cinema / Film del Weekend / Wonder Woman e la complessità della politica gender: dalle pressioni mediatiche alla rappresentazione di una storia al femminile
Wonder Woman

Wonder Woman e la complessità della politica gender: dalle pressioni mediatiche alla rappresentazione di una storia al femminile

Patty Jenkins si presenta come una ‘piccola’ donna dallo stile semplice, giovanile, come se non si rendesse conto di essere al momento la più importante regista donna sul mercato. Questa consapevolezza sembra turbata dal fatto che, a sentir suo, non può rappresentare la storia di un buon 50 % della popolazione solo perché è una donna. Alla Jenkins, quando le viene chiesto se si sente sotto pressione essendo alla regia di un film come Wonder Woman, viene la pelle d’oca, letteralmente. Con un budget di ben 150 milioni di dollari, Patty Jenkins è alla regia di uno dei film più costosi girati da una portatrice di cromosomi XX, battendo addirittura il budget di 100 milioni dato a Kathryn Bigelow per il film K-19: The Widowmaker. La Jenkins ha dichiarato a proposito: “Ho solo cercato di fare la più maestosa versione di Wonder Woman, per poter soddisfare chi ama il personaggio tanto quanto lo amo io, e spero che il film sopravviva alla pressione mediatica che io stessa sto provando”.

Un budget stellare che comporta grandi responsabilità

wonder womanE questa pressione è senz’altro sovrumana, senza ombra di dubbio. Quando il più grande progetto incentrato su un personaggio femminile tratto dai fumetti ha debuttato al Pantages Theatre a Los Angeles il 25 maggio, a dominare i titoli c’era proprio il nome di Patty Jenkins. Ciò sarebbe distruttivo a livello psicologico anche per un regista con una lunga carriera alle spalle. Ma se si va a spulciare la carriera della Jenkins, si può notare che a parte la regia di alcuni episodi di The Killing e Entourage, il suo più grande successo è Monster, un film indie del 2003, che ha fatto vincere a Charlize Theron un Oscar come Miglior Attrice.

Wonder Woman: un personaggio d’esempio per tutto il pubblico

Assumere la Jenkins, 45 anni, è stata per la Warner Bros una grande scommessa che è valsa da esempio per molte altre registe dalle grandi ambizioni. Se Wonder Woman riuscirà ad ottenere il successo che tutti ci aspettiamo, le porte che per molto tempo sono state chiuse si apriranno. Se invece il film non raggiungerà i traguardi sperati, il mondo dei supereroi resterà un club al maschile, chiuso per molto tempo ancora.
“In questo si trova la vera sfida: come raccontare la storia di una donna e renderla universale”, ha dichiarato Gal Gadot, 32 anni, l’attrice israeliana che interpreta il ruolo della principessa amazzone dai grandi poteri. “Siamo tutti abituati ad avere protagonisti maschili in film diretti da uomini. Patty è stata in grado di raccontare la storia di Wonder Woman in modo tale che chiunque – uomini, donne, ragazzi – possano ritrovarsi in lei”, ha aggiunto.

Patty Jenkins: dalle serie TV ai film indie

La Jenkins è cresciuta girando il mondo: il padre, un veterano del Vietnam della Air Force, doveva spostarsi spesso per il lavoro, ed è così che Patty ha introiettato tutte le caratteristiche della vita militare, ovvero la calma, la serietà, la capacità organizzativa. Sin da piccola si mostra interessata alle arti visuali, per questo intraprende dopo il liceo gli studi in pittura e regia sperimentale. Dopo la laurea viene ingaggiata dalla AFI, per cui gira dei cortometraggi con cui guadagna i soldi necessari per il suo primo vero e proprio film. A questo punto la Jenkins sceglie attrice e soggetto: nel ruolo della serial killer Aileen Wuornos troviamo la bellissima Charlize Theron, che nessuno aveva mai guardato come aveva fatto Patty.

La ‘grande offerta’ e il rifiuto

Wonder WomanLe occasioni iniziano ad arrivare da ogni dove: deve però rinunciare ad alcune nel momento in cui rimane incinta. Si dedica allora alla regia di serie TV, lavorando a The Killing, facendole guadagnare una nomination agli Emmy.
Improvvisamente, le viene offerta la regia di Thor: The Dark World, a cui lei rinuncia: il film, diretto poi da Alan Taylor, risulterà essere un blockbuster da ben 645 milioni di guadagno. Quando le viene chiesto perché ha rinunciato a tale progetto, la Jenkins risponde “Ho avuto vari problemi che hanno spesso ostacolato la mia carriera, e ho avuto la sensazione che accettare questo lavoro sarebbe stato una sorta di tradimento verso le donne, un disservizio. Se non fosse stato un successo, sarebbe stato peggio, poiché diretto da una donna”.

La disparità tra registi uomo e donna: un tema attuale

Il problema di fondo è che le grandi occasioni per le donne sono molto rare… e lo stanno diventando sempre di più. Nonostante i tentativi di fermare questo processo, nel 2016 il numero di registe donna sembra essere diminuito. A riguardo la Jenkins è piuttosto confusa: “C’è una lunga storia dietro l’idea secondo la quale alcuni lavori sono prettamente da uomini. Solo che non capisco perché il regista cada in questa categoria”.
Molti sono stati i tentativi di riportare sugli schermi la figura di Wonder Woman, apparsa per l’ultima volta nel 1970, nel personaggio interpretato da Lynda Carter. David E. Kelly, nel 2010, aveva scritto un pilot, che non è riuscito comunque a venire alla luce.

Wonder Woman: una lunga genesi

Sempre nel 2010 la stessa Jenkins voleva dedicarsi già alla rappresentazione della storia della Principessa Diane di Themyscira, iniziando a narrare la sua storia dalla giovinezza per poi arrivare agli eventi della Prima Guerra Mondiale, anni in cui il personaggio è già in fase adulta. Ma la Warner sembrava propensa ad accettare il progetto di Michelle MacLaren, il cui approccio alla storia era completamente diverso. Ad ogni modo Rebecca Roven, un produttore esecutivo della Warner, è rimasta in contatto con la Jenkins: ciò ha portato alla firma di un contratto nel 2015 per le riprese di Wonder Woman.
Wonder Woman ha sulle sue spalle un grande peso: gli altri adattamenti cinematografici proveniente dall’universo DC Comics, hanno avuto un discreto successo, annesso alla solita di dose di critiche da parte dei fan. Per questo in molti avevano paura ad affidare una storia del genere ad una regista con poca esperienza sul grande schermo, cosa che in poche hanno.

Una Wonder Woman post-femminista

Wonder WomanQuella che Jenkins sembra raccontare nel film è la storia di una Wonder Woman “post-femminista”, la cui forza e stemperata da tratti di vulnerabilità. Pare evidente quindi che nel personaggio ci sia qualcosa della regista stessa.
Sul personaggi principale, Gal Gadot, soldato dell’esercito israeliano prima, modella e attrice dopo, ha dichiarato che “Wonder Woman può essere affascinante, amichevole, compassionevole, piena di amore per il mondo. A volte è così ingenua… Allo stesso tempo è però una semidea che può farti decisamente molto male, giocando sulla forza fisica e sull’intelligenza. Patty, rappresentando il personaggio in questo modo, non l’ha resa una dominatrice, ed è questo che mi è piaciuto molto di lei”.

Previsioni positive

I box office sembrano dare grandi speranze circa il successo del film: un elemento che risulta sorprendente è che il film sembra esercitare un’attrattiva maggiore sui fan maschili, nonostante il marketing voglia far sì che la storia di Wonder Woman attragga ogni genere di spettatore. In particolare, si è puntato sul fatto che il personaggio della Principessa Diane possa essere d’esempio per il pubblico femminile, alla ricerca di un ‘role model’ di donna forte e coraggiosa.
La domanda che sembrano porsi tutti al momento è: può una regista donna fare un film di successo sui supereroi? Può una supereroina distruggere la formula “universo-dei-supereroi= personaggio maschile”? Ciò che si spera è che l’ambiente delle registe donna si allarghi, e forse il veder tornare Patty Jenkins alla regia di un secondo capitolo di Wonder Woman, cosa prevista da contratto, potrebbe aiutare in questo.

Per ogni notizia e aggiornamento sul mondo dello spettacolo, cinema, tv e libri, vi consigliamo di seguire la nostra pagina Facebook

Fonte: The Hollywood Reporter

About Ilaria Coppini

25, ormai laureata in Letterature e Filologie Euroamericane, titolo conseguito solo per guardare film e serie TV in lingua originale (sulle battute ci sto ancora lavorando). Almeno un'ora al giorno per vedere un episodio la trovo sempre, e Netflix è ormai il mio migliore amico. Datemi del cibo e una connessione veloce e scatenerete la binge-watcher che è in me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *