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Vice – L’uomo nell’ombra: la recensione del film con Christian Bale

Vice – L’uomo nell’ombra è il film di Adam Mckay (regista de La grande scommessa) con Christian Bale, Steve Carell, Amy Adams e Sam Rockwell. L’interpretazione di Christian Bale è stata premiata con un Golden Globe per la migliore interpretazione maschile in una commedia o film musicale.

Vice – L’uomo nell’ombra: la sinossi

ViceAnni Sessanta: Dick Cheney (Christian Bale) grazie alla sua fidanzata Lynne (Amy Adams) riesce ad essere ammesso all’Università, dove lui però, tra una sbornia e l’altra, finisce per farsi espellere. Non contento, continua a bere anche mentre lavora ai pali della corrente elettrica. A quel punto Lynne gli dà un ultimatum: o diventa la persona di potere che lei, in quanto donna, non può essere oppure tra loro è finita. Entrato in politica agli inizi degli anni Settanta, Cheney scalerà le gerarchie della vita amministrativa di Washington fino a raggiungere quella per lui più prestigiosa, la carica di vice presidente sotto George W. Bush tra il 2001 e il 2009. Insieme alla moglie diventerà una delle personalità più influenti degli inizi del XXI secolo di Washington, quasi nell’ombra.

Vice – L’uomo nell’ombra: le nostre impressioni

ViceCome già ci aveva abituati con La Grande Scommessa, Adam Mckay confeziona un film che non intende seguire una linea temporale classica, con un montaggio spezzato, tra ripetuti sbalzi avanti e indietro nel tempo. Il biopic sull’ex vice presidente sotto George W. Bush viene affrontato seguendo una struttura stilistica singolare, attraverso una voce narrante (forse evitabile) che avrà spazio nella storia e ci accompagna nello scorrere degli eventi.

La forza della personalità di Dick Cheney, carismatica quanto enigmatica, pare che venga trattenuta da continui escamotage cinematografici che il regista intende, con ironia e satira, mettere su pellicola. In vari passaggi infatti si assiste a troppe sequenze diluite con alcune gag satiriche che, diventate troppo autoreferenziali, tendono a perdere di consistenza. Una su tutte: quella, fin troppo evitabile, della cena con tutte le personalità vicini a Cheney. Vice – L’uomo nell’ombra disperde così, attraverso scene comiche di questo tipo, il ritmo di cui avrebbe bisogno.

Eccessivamente di parte, con punti che sfiorano il complottismo, è la ricostruzione degli eventi. Considerando l’insieme dei documenti e dei legami inquietanti che ci vengono esposti, alcuni fatti forse andrebbero approfonditi con maggior chiarezza. La sensazione che si pecchi, a tratti, di superficialità aleggia per tutto il film, che disperde le sue energie in scene marginali laddove potrebbe invece approfondire alcuni punti più importanti.

ViceAl netto delle scelte discutibili, Vice – L’uomo nell’ombra vive anche di momenti di ilarità e di scelte che spiazzano lo spettatore e che funzionano, una su tutte la finta chiusura del film a metà. Mentre la scena in cui viene inquadrato un cuore (elemento che rimanda allo stato di salute del protagonista) in cui viene ripercorsa tutta la vita di Cheney, risulta coerente con l’idea generale con cui viene realizzata la pellicola.

Il film è quasi interamente concentrato su Dick Cheney, interpretato da un trasformista e notevole Christian Bale che domina la scena, mentre vengono un po’ (troppo) marginalizzati i personaggi intorno a lui: dispiace sicuramente il “sacrificio” del bravissimo Sam Rockwell, a cui viene affidato un Bush parodistico, un sacrificio che ha toccato anche il personaggio di Steve Carrell. Convincente invece è l’interpretazione di Amy Adams, che interpreta con attenzione il personaggio di Lynne.

Vice - L'uomo nell'ombra

Valutazione globale - 6

6

Il personaggio affascina, le scelte stilistiche molto meno

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Vice – L’uomo nell’ombra: giudizio in sintesi

ViceVice – L’uomo nell’ombra delude un po’ le aspettative che lo spettatore si era inevitabilmente creato. Il film sul personaggio di Cheney, con tutte le sue implicazioni storiche, avrebbe potuto rivelarsi un film molto più potente e enigmatico di quello che purtroppo è. Bastava forse un film strutturato in maniera classica senza alcune scelte rilevatesi inutilmente intellettualoidi. L’uscita dalla sala lascia più il gusto dell’occasione persa che del film riuscito.

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