Autore: Juan Esteban Constaín
Titolo: L’uomo che non fu giovedì
Editore: Fazi Editore
Pagine: 298
Costo: 16,50 euro
Uscita: 20 Ottobre
Basta nascere. E poi tutto può succedere. Accade, ad esempio, che uno nasca con il nome di Gilbert Keith Chesterton, che conduca una gioventù dissipata dedita ai vizi, alle bravate, allo spiritismo e alla tavola Ouija e che proprio nel pieno di questo periodo turbolento si formi il talento artistico di costui propenso all’uso di inchiostro e parole per descrivere la vita. Accade ad esempio che, tra le tante storie, componga un giallo chiamato L’uomo che fu giovedì. Accade poi la redenzione, la conversione a Dio: quella della Chiesa Cattolica Romana per giungere poi alla fine, all’inevitabile incontro con la livella.
Basta nascere, in effetti. E la vita, per tutti, scorre con un tempo scandito al gerundio: vivendo.
Basta nascere e leggere L’uomo che non fu giovedì e capire che la vita intesse una fitta e strana rete di trame che legano il passato al presente (e forse anche al futuro?), e permette l’instaurarsi di rapporti improbabili tra uomini potenti e umili cittadini del mondo. Con maestria certosina e con tanto di citazioni a seguito, Juan Esteban Costaìn riesce bene a raccordare il nodo centrale della vicenda, un’agognata causa di canonizzazione di santità dello scrittore e poeta G. K. Chesterton voluta da ben due vicari di Cristo, Pio XI e Giovanni XXIII, condita da eventi e persone che vengono evocati dal protagonista, nonché lo stesso autore, come fossero ricordi propri.
L’uomo che non fu giovedì, la genesi

L’uomo che non fu giovedì si apre, infatti, nella grigia Venezia, città in cui sembra che tutti stiano scappando da qualcosa, che rammenta al protagonista la fuga di Casanova dalla prigione de I Piombi, e continua, per buona parte della trattazione, a saltare, seppure fluidamente e con la cura di un bravo reporter, dalla narrazione a Percy Thrillington e alle diatribe del quartetto Beatles-iano che vengono in aiuto all’autore nella scelta dello pseudonimo, all’utopico progetto di Aby Warburg di costruire una biblioteca universale evocato dall’odore delle pagine ingiallite della documentazione di presunta santità di G.K. Chesterton e a Sir Arthur Conan Doyle e a come sperimentò personalmente che la finzione letteraria è molto più pericolosa della realtà.
Ma non è tutto.
Costaìn riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso, quasi si trattasse di un thriller o di un giallo (magari uno di quelli scritto da Chesterton stesso), fino alla fine della vicenda, addentrandosi, per quanto gli sia concesso dalla realtà e dalla sua immaginazione, fin nelle camere papali in cui cerca di scrutare il temperamento, le volontà e i turbamenti di tre vicari di Cristo in Terra.
Non solo.
A questi accosta il temperamento, le volontà e i turbamenti dello scrittore e poeta inglese al quale viene richiesto, da Pio XI, un particolare servigio: comprovare la santità di alcuni personaggi della storia servendosi di tecniche di spiritismo. In realtà Chesterton aveva seppellito, insieme alla sua giovinezza, tutte quelle metodiche che gli avevano procurato così tanti affanni. Dunque, nonostante tutta la sua buona volontà nel richiamare dal mondo dei morti anime pie, non era riuscito nell’intento di interrogare questi aspiranti, a loro insaputa, santi e per non deludere le aspettative religiose aveva ricorso alla recitazione. Et voilà! È proprio in questo che consiste la candidatura di Chesterton alla santità: diventare santo perché credente e radicato nella fede tanto da riconoscere la vera santità negli altri.
L’uomo che non fu giovedì, conclusioni

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Autore: Juan Esteban Constaín