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Oscar 2018

Tre manifesti a Ebbing, Missouri: impressioni e commenti da Venezia 74

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, la sinossi

In una cittadina del Missouri, Ebbing, una madre che ha perso pochi mesi prima la figlia dopo una terribile violenza, vista la mancata risoluzione del caso da parte della polizia, decide di tenere alta l’attenzione sulla sua tragedia, noleggiando tre grandi spazi pubblicitari fuori città per accusare le forze dell’ordine di non aver ancora catturato l’assassino. Questo atto, e tutto ciò che ne consegue, porteranno a inaspettate conseguenze che aiuteranno a svelare chi sia veramente ognuno in città.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, le nostre impressioni

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, è un film molto particolare, e nella particolarità risiede molta della sua bellezza. Il resto viaggia sulle gambe, quasi in versione cowboy, della bravissima Frances McDormand, che interpreta un personaggio totalmente tridimensionale, una madre che ha perso una figlia in modo violento, una madre con dei profondi rimorsi e senza risposte, una madre che è determinata a tutto per averle quelle risposte.

tre manifesti a Ebbing L’interpretazione della McDormand è eccelsa (possibile che vinca come miglior attrice alla Mostra e sicuramente concorrerà agli Oscar) anche perché deve stare dietro allo stile del film che, nonostante il tema cupo, viene impostato dal regista Martin McDonagh nel suo classico taglio da dark comedy, con lo spettatore che vive questo viaggio passando da ilarità ad emozione e la bravura della musa dei Coen è proprio nel saper trasportare il suo personaggio attraverso tutta questa mutevole gamma di emozioni, pur rimanendo quasi impassibile nel suo atteggiamento. Tra l’altro, la dicotomia tra dramma e commedia non si sente affatto, anzi, tutto scorre con fluidità e naturalezza.

Le particolarità del film, oltre all’uso della dark comedy per esplorare un tema così difficile, sono anche nella costruzione stessa del racconto e nello sviare lo sguardo dello spettatore, portandolo a dare rilievo ad alcune cose mentre quello che lo stesso regista ci vuole dire è altro: ci sono sottotraccia messaggi che ci parlano di razzismo, di violenza sulle donne, di una società americana, e occidentale più in generale, che si va via via imbruttendo e tutto questo rimane nel subconscio dello spettatore, perché è lì che McDonagh vuole che stia.

L’altro grande messaggio del film è che dalla violenza, nasce solo violenza, dall’odio, dal rancore e dalla disperazione nascono solo odio, rancore e disperazione, come a volte viene buttato lì sulla bocca di persone più improbabili, mentre sarà una lettera in particolare (ma non vi svelo quale) a sottolinearlo. Tutto questo diventerà chiaro nel bellissimo finale del film che lascia, a dir poco, spiazzati.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Valutazione globale - 8.5

8.5

Divertente e profondo

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Tre manifesti a Ebbing, Missouri, curiosità dalla conferenza stampa

Prima il glamour (semiserio): la McDormand non si è proprio cambiata, è vestita esattamente come nel film ed è un po’ lei che tira le fila in questa conferenza stampa, assieme al regista McDonagh, mentre un Harrelson un po’ stanco e con cappellino da baseball in testa ha poca energia vitale. Sam Rockwell invece rimane un po’ il solito tamarro di quartiere.

tre manifesti a EbbingPer le cose serie invece possiamo sottolineare qualche highlight: la McDormand ha detto che per preparare il suo personaggio, così furioso e “vendicativo”, non ha trovato riferimenti femminili (per poi contraddirsi poco dopo affermando che questo personaggio è una Marge Gunderson cresciuta) e quindi si è rifatta a John Wayne. Il cast, alla domanda su un’America più razzista e indifferente, ha voluto sottolineare che il problema del razzismo e dell’imbarbarimento culturale siano più un fenomeno globale e non solo americano, nonostante la “parentesi politica” attuale.

Il film, a detta del cast, vuole comunque essere un analisi su quello che c’è di buono in ogni uomo e donna, di quello che va al di là della rabbia, della vendetta e del pregiudizio e quindi in sostanza una storia di (possibile?) redenzione.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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