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The Shape of Water: impressioni e commenti sul film di Guillermo del Toro

La sinossi

The Shape of Water è l’ultima favola fantasy di Guillermo del Toro, che racconta una storia d’amore piuttosto insolita nel contesto tesissimo della Guerra Fredda. Siamo in America, nel 1962. La protagonista è una umile donna delle pulizie (Sally Hawkins) che lavora in un centro aerospaziale e che conduce una vita piuttosto abitudinaria, che verrà sconvolta da un incontro molto particolare. Mentre è impegnata nella pulizia del laboratorio insieme alla sua amica e collega, gli scienziati arrivano con una strana creatura acquatica, tenuta in prigionia per esperimenti scientifici non ben identificati. Ben presto tra questi due personaggi si instaura un rapporto di empatia sempre più stretto, se non fosse per la presenza di personaggi malvagi (Michael Shannon) che non cercano affatto il bene della creatura…

Nel caso vi foste persi il trailer, vi consigliamo di dare un’occhiata qui.

The Shape of Water: una piacevole favola ponderata

Guillermo del Toro con The Shape of Water si riconferma come il principale esponente contemporaneo del fantasy, genere cinematografico cui deve la sua fama internazionale. Questo suo nuovo lavoro si presenta  a tutti gli effetti come una favola classica: personaggi ben identificati nel loro ruolo narrativo, un intreccio lineare e scorrevole, una storia d’amore travagliata e degli elementi magico-soprannaturali che tanto piacciono al regista. Per quanto non spicchi per l’originalità contenutistica, la favola che racconta Guillermo del Toro è piacevole e apprezzabile senza troppi impegni, nonostante spunti interessanti siano presenti.The Shape of Water

Benché si tratti di un film fantasy, Guillermo del Toro non rinuncia mai a calare il suo racconto in un contesto storico, in questo caso quello della Guerra Fredda. E proprio una scelta del genere sottolinea la modernità ed i potenziali del genere favolistico, attraverso cui è possibile analizzare una serie di tematiche contemporanee e complesse in modo originale e più libero. Dietro alla creatura, come ha precisato il regista stesso, c’è molto altro: dal divino all’alterità di quei personaggi altrimenti invisibili cui egli vuole dare voce, con tutta la politica che queste considerazioni comportano…

In conferenza stampa si è parlato molto della maggiore importanza riservata alle emozioni ed alle immagini rispetto alle parole. Non a caso è un film visivamente impeccabile, con un’ottima integrazione degli effetti speciali. Non a caso molta importanza è data sia alla colonna sonora (composta da Alexandre Desplat), in grado di esprimere i sentimenti dei personaggi, sia alle citazioni metacinematografiche intradiegetiche dei vecchi musical in bianco e nero, che finiscono letteralmente per parlare al posto dei personaggi. Non a caso la protagonista è una donna muta che non avrebbe alcun voce in capitolo nell’esperimento scientifico di cui viene a conoscenza, una donna che entra in contatto con una creatura che non riesce a comunicare come gli umani ma perfettamente in grado di provare dei sentimenti.

Insomma, oltre alla bravuta lampante degli interpreti, benché non si tratti del film più originale di del Toro, The Shape of Water si fa apprezzare per molti aspetti e per la cura riservata ai dettagli, alle simmetrie, alla fluidità delle immagini, che parlano molto più dei dialoghi stessi. In fondo, sott’acqua le parole non si sentono nemmeno…

The Shape of Water

valutazione globale

una favola fantasy molto gradevole

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Commenti dalla sala stampa

Una sala gremita di persone ha accolto l’arrivo di Guillermo del Toro, accompagnato dall’attrice protagonista Sally Hawkins, Octavia Spencer (recentemente vista ne Il diritto di contare), Alexandre Desplat e Richard Jenkins. Purtroppo non si è visto Michael Shannon, che comunque si è distinto con una bella interpretazione.

The Shape of WaterIl regista si è mostrato cordiale e spiritoso nel raccontare aneddoti simpatici, come il fatto di essersi presentato ubriaco all’incontro con l’attrice Sally Hawkins, ma anche disposto ad approfondire alcuni aspetti contenutistici e tecnici di The Shape of Water, “a movie about today […] for those who are invisible”.

E proprio chi rischierebbe di rimanere invisibile finisce per non avere nemmeno un nome proprio, come accade alla creatura anfibia, una scelta che il regista ha motivato spiegando che egli rappresenta un’entità che cambia agli occhi di ciascun personaggio. Nonostante non abbia né nome né facoltà di parola, la creatura riesce comunque a comunicare con Elisa (la protagonista) instaurando un rapporto molto meno platonico ed evanescente del previsto, una scelta che del Toro ha giustificato con la ricerca di organicità dei personaggi e dei rapporti tra loro.

Del Toro ha definito infine la favola come un antidoto contro le paure e le brutture del mondo: saranno davvero le favole a salvarci? Quanto meno questa ci ha piacevolmente intrattenuto, il che non guasta mai…

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