- scheda
- recensione
ANTEPRIMA NAZIONALE: 20 gennaio 2017
GENERE: Documentario
REGIA: Antonio Santini, Dan Sickles
NAZIONALITÀ‘: USA
ATTORI: Dina Buno, Scott Levin
TRAMA: Un’eccentrica donna di provincia avvia con un portinaio di Walmart una relazione che prenderà una piega poco convenzionale…
Dina: una storia d’amore dalle grandi aspettative
Il film, nato dall
Dina Buso, protagonista indiscussa di questo documentario semi-biografico, ha un passato segnato da violenza ed abbandono, un passato in cui la diversità datale dall’autismo è sempre stata ignorata, mai celebrata o esplorata. Il documentario supera queste barriere e lascia che Dina e Scott Levin, il suo futuro marito affetto da sindrome di Asperger, si raccontino e ci raccontino l’amore e il matrimonio da nuovi punti di vista.
Dina: l’autismo, le seconde possibilità e Sex and the City
La particolarità dell’opera, sta nel documentare l’esperienza della vita di coppia dei due protagonisti prestando particolare attenzione alle paure ed alle insicurezze di entrambi, come uomo e come donna. “Continuerò solo ad avere cotte per diverse persone.” Così si presenta Dina, convinta di non trovare più l’amore, fieramente single, indipendente e fan sfegatata di Sex and the City. Ciò che colpisce maggiormente sono la sua sicurezza, la gioia di vivere e la simpatia travolgente. Nonostante sia stata vittima di violenza e abusi da parte di un ex fidanzato, Dina non sta chiedendo compassione, ci invita nella sua quotidianità mostrandoci che nella vita c’è molto di più.
Dall’altra parte, Scott, è terrorizzato dal contatto fisico, ama il suo smartphone e dedicare canzoni d’amore alla fidanzata. Ed è proprio dietro l’estrema sicurezza di lei e l’insicurezza di lui, che si nascondono i veri problemi di entrambi: “Come ci si comporta con chi è stato vittima di abuso? Come si ama completamente senza avere paura che accada di nuovo?” Questo percorso di coppia si fa ancora più interessante quando accompagnato dai meravigliosi amici e parenti e da un occhio documentario che non invade mai lo spazio dei personaggi. I registi, infatti, non utilizzano interviste o didascalie. L’esperienza di Dina è quasi quella di una commedia sceneggiata, finché lo spettatore non si accorge che si tratta della vita.
Dina: vincere contro il trauma celebrando la diversità

La seconda sequenza, invece, si svolge nel terzo atto ed è l’unico momento in cui l’occhio documentario si rende visibile e manipolatore dello scorrere dei fatti. Fuori campo, la voce dell’ex ragazzo di Dina, colui che l’ha quasi uccisa a coltellate. Dopo qualche secondo di assestamento, lo spettatore capisce che si tratta della chiamata al 911 avvenuta subito dopo l’attacco. In sottofondo, Dina, pone una sola domanda: “Vivrò?” Questo momento, brutale nella sua realtà, ci lega ancora di più ai personaggi e fa trasparire il conflitto alla base della loro unione.
Infine, Dina e Scott ci insegnano che amare è universale e che tutti desideriamo che qualcuno ci tenga la mano più spesso, senza il timore di chi siamo stati e di chi saremo.
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Dina
Valutazione globale
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