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Stronger

Stronger: impressioni e commenti sul film con Jake Gyllenhaal

Prosegue con grande successo la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Già in questi primi giorni il pubblico ha partecipato numeroso con grande entusiasmo alla kermesse, grazie ad un programma che alterna film di grande richiamo a piccoli gioielli provenienti da tutto il mondo, e la presenza di protagonisti del grande schermo, come Christoph Waltz, Rosamund Pike, Xavier Dolan e Jake Gyllenhaal. Il fratello di Maggie, protagonista di uno degli Incontri Ravvicinati di quest’anno, è giunto a Roma per presentare la sua ultima grande prova d’attore, Stronger, film di David Gordon Green, prodotto dallo stesso Gyllenhaal.

Stronger: la sinossi

In Stronger l’attore di Donnie Darko veste i panni di Jeff Bauman, ragazzo di Boston, divenutosimbolo di forza ed eroicità dopo l’attentato del 2013 durante la Maratona di Boston. Bauman, infatti, ha subito l’amputazione di entrambi gli arti inferiori, ma è grazie a lui che le Forze dell’Ordine hanno identificato gli attentatori. Stronger, basato sulle memorie raccontate dall’uomo nel libro, racconta il post-attentato, il parallelismo tra l’affetto, l’entusiasmo e la riconoscenza di familiari e non; racconta le difficoltà di Jeff, ancora scosso dagli eventi subiti, dalla sua disabilità, dalla complicata situazione con l’ex-fidanzata Erin, poi divenuta moglie di Bauman, ma non ancora pronto a gestire le responsabilità e lo status d’eroe.

Stronger: le nostre impressioni

Sembra che questa edizione della Festa del Cinema di Roma si concentri su riflessioni attorno alla costruzione dell’identità delle persone ed alle difficoltà che possono insorgere nel suo consolidamento all’interno della società e nelle relazioni interpersonali. In Stronger questo discorso emerge più che mai poiché viene raccontata la vita di un uomo che viene stravolta da un incidente tremendo. Jeff è un uomo come tanti, ma che da un giorno all’altro si ritrova a far fronte a difficoltà che non avrebbe mai immaginato di dover affrontare. Il processo della nascita e del superamento del trauma viene raccontato con una regia interessante come dimostra la scena nell’ospedale con la sovrapposizione di voci per descrivere lo stato d’animo del personaggio.

Jake Gyllenhaal dà mostra di un grande talento e regala allo spettatore un’interpretazione Strongermagistrale, credibile, vera. Ha rappresentato perfettamente il senso di confusione, di smarrimento di un semplice ragazzo, ritrovatosi eroe per caso, desideroso per lo più di ritrovare il Jeff preesistente ai tragici eventi. L’interpretazione dell’attore, che sicuramente rivedremo durante la stagione dei premi, innalza un film godibile, in cui si alterna una prima parte solida, intensa, in cui qualsiasi particolare evidenza la confusione di Jeff, la sua voglia di tornare alla quotidianità, oramai mutata, e una seconda parte più calante, meno coinvolgente, risollevata da un finale efficace.

Quello che ci viene offerto è un racconto a tutto tondo su un uomo che si ritrova ad essere un eroe agli occhi della società americana, ma che dentro di sé viene dilaniato dalla sofferenza da sindrome da stress post-traumatico. Se effettivamente “quello che non ti uccide ti fortifica”, non vuol dire che prima di sentirsi fortificati non ci sia un lungo e difficile processo di lotta contro un trauma che sembra impadronirsi della personalità stessa. Stringer riesce a raccontare questo, senza scivolare troppo nel buonismo e in clichés che tanto piacciono alla sensibilità americana: in questo sicuramente l’interpretazione di Jake Gyllenhaal svolge un ruolo fondamentale e permette al film di diventare davvero emozionante, in grado di competere per qualche statuetta ai prossimi Academy Awards.

Stronger

valutazione globale - 7

7

Un film emozionante in grado di conquistare l'America e gli Academy

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Stronger: curiosità dal festival

Alla conferenza stampa di sabato pomeriggio, oltre a Gyllenhaal, era presente anche il vero Jeff Bauman. Entrambi hanno parlato del loro primo incontro, avvenuto in un ristorante italiano, con un Gyllenhaal inizialmente intimidito dalla grandezza della storia di Bauman.

StrongerGyllenhall ha parlato dei grandi insegnamenti appresi proprio da quest’esperienza, del dare importanza anche ai piccoli attimi e di come si sia già trovato in altre situazioni a stretto contatto con persone affette da stress post-traumatico, specialmente con persone che hanno prestato servizio per le Forze dell’Ordine. L’attore ha parlato della sua stima per Bauman, per la forza di aver retto la responsabilità, e del rapporto con la sorella Maggie:

Siamo stati cresciuti da persone complicate ma incredibili. Un grande insegnamento datomi è che prima di qualunque passo, bisogna credere in ciò che si sta per fare. Mia sorella mi ha insegnato tantissimo. E’ andata oltre qualsiasi norma, rimarcando sempre il suo ruolo di donna e cineasta.

Bauman ha raccontato quanto vissuto, di come sia stato difficile uscire da questa confusione, ed ha espresso, però, anche la sua soddisfazione nell’aver scritto il libro per aver dimostrato che con la forza e l’amore di chi si ha intorno si possano superare anche le più grandi difficoltà. Ha, infine, espresso la sua gratitudine nei confronti di Gyllenhaal.

Jake mi ha capito da subito, osservandomi e studiandomi alla perfezione. Vederlo sullo schermo mi ha commosso.

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