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Stasera Casa Mika: recensione della prima puntata del programma di Mika

Più volte e più volte si sono spese parole e scritte intere pagine sulla morte del varietà, quel genere televisivo che fino ad una quindicina di anni fa (prima dello sbarco in Italia dei reality show) era il genere televisivo per eccellenza a cui tutti gli showman e le showgirl aspiravano e quello che riusciva ad attirare intorno a sé un vasto bacino di pubblico. Non so se è stato l’improvviso e dirompente successo dei reality ad archiviarlo in fretta e furia, fatto sta che il varietà classico fatto di lustrini, paillettes e grandi ospiti non è riuscito più ad attecchire sul grande pubblico (Fiorello a parte). Così, il rischio che si è presa Ilaria Dallatana (direttrice di Raidue) non è stato da poco. Riportare il varietà in prima serata in un giorno infrasettimanale (il martedì) sulla seconda rete Rai con protagonista una popstar internazionale come Mika.

Mika in scioltezza

MikaLa prima puntata di Stasera Casa Mika (titolo orrendo, diciamolo subito, ma siamo pur sempre sulla rete che trasmette ancora programmi geriatrici come I Fatti Vostri) ha fatto il suo debutto con un misto di attesa e curiosità. Mika, il padrone di casa della trasmissione, cerca in tutti i modi di mettersi a suo agio ed essere il più sciolto possibile restando il più delle volte schiavo del gobbo. Ma, a suo discolpa, va detto che i problemi con la lingua italiana (pur parlandola benissimo) possono creargli qualche problema e bene fa ad affidarsi ad un’ancora di salvezza come il gobbo. Presentatori di professione ben più navigati di lui ne fanno ancora uso dopo anni di carriera.

Una casa troppo poco casa

L’atmosfera che vuole trasmettere il varietà è quella dell’atmosfera casalinga. Una serata di festa dove un via vai di ospiti entra ed esce (con tanto di campanello stile Porta a Porta) dall’appartamento del cantante di origine libanese. C’è da dire che, fatto salvo per alcuni oggetti come il divano o il letto, l’aria di casa era difficile da ritrovare in una scenografia super colorata e piena di luci e con coreografie da musical. Non che sia un male, anzi. Però con tutti questi elementi l’aria domestica fa presto a svanire. Vediamo se riuscirà a fare meglio la De Filippi tra qualche settimana con House Party.

Un via vai incessante di ospiti

I tanti, forse troppi ospiti che si sono susseguiti a ritmo incessante nella casa di Mika sono funzionali a mettere in risalto la bravura del cantante di Grace Kelly. Belli i duetti con Malika Ayane e Francesco Renga. Un po’ meno interessanti gli ospiti andati a fare la marchetta promozionale ai propri lavori come successo con Marco Giallini e Pif che ha ricreato un momento in stile Testimone entrando in scena con la telecamera dei suoi interessanti reportage in giro per il mondo. C’è anche un ospite fissa: la straordinaria Virginia Raffaele, qui nei panni della poeta trans Paola, personaggio già visto in una vecchia edizione di Quelli che il calcio e uno dei meno riusciti del suo repertorio.

Un pizzico di autocelebrazione di troppo

MikaMika il suo mestiere (che non è il presentatore) lo sa fare bene. Sa cantare, sa muoversi, sa intrattenere il pubblico a dovere. Pecca quando diventa un po’ troppo autocelebrativo pur affermando la sua umiltà. Non si spiega perché in una casa ci si debba cambiare ben 8 volte d’abito, passando dai maglioni della nonna allo smoking. Ma, a parte questo, Mika è bravo a creare il giusto clima per divertire il pubblico che segue il programma da casa.

Buona la prima

Tirando le somme, Stasera Casa Mika (che ha debuttato con uno share del 14,4% avendo contro la Nazionale) è un varietà fresco, divertente e dinamico. Niente d’innovativo, sia chiaro. Pur chiamandosi varietà è comunque un genere che ha un iter ben preciso fatto di musica, balli e ospiti. Iter che Mika, almeno al suo debutto, sa gestire bene. Il ritmo è quello giusto e le oltre due ore di durata non appesantiscano la visione. Buona la prima.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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