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Fumi Nikaido e Ryo Yoshizawa

River’s Edge: la recensione del film Netflix di Isao Yukisada

River’s Edge (titolo originale Ribazu ejji), disponibile dal 1 marzo su Netflix e diretto da Isao Yukisada, è l’adattamento dell’omonima serie manga creata da Kyoko Okazaki nel 1993. Il film è stato proiettato all’ultima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

River’s Edge: sinossi

Fumi Nikaido e Ryo Yoshizawa in River's Edge

Wakagusa (Fumi Nikaido) e Yamada (Ryo Yoshizawa) diventano amici dopo che lei lo salva dal bullismo del suo ragazzo. Attraverso Yamada, Wakagusa conosce Kozue Yoshikawa (Sumire), una compagna di liceo che nella vita fa la modella professionista. Le vite dei tre ragazzi, emotivamente instabili, si intrecciano brevemente durante un semestre, prima di rompersi per via degli effetti collaterali di una notte disastrosa. Segreti e misteri uniscono i tre adolescenti sulle rive del fiume, inquinato dagli effluvi delle fabbriche della loro città.

River’s Edge: le nostre impressioni

Fumi Nikaido e Ryo Yoshizawa in River's Edge

Come la serie manga del 1993 e, prima ancora, il film del 1987, River’s Edge è un film sulla vita degli adolescenti che non è certo adatto ad un pubblico di minori. River’s Edge è un ritratto oscuro dell’anomia urbana e della desolazione che ne deriva. Tutt’altro che spensierati, i giovani giapponesi rappresentati in questo dark movie sono vittime di bullismo, sadomasochismo, sesso senza amore, violenza, autolesionismo e disturbi alimentari. I protagonisti della storia storia sembrano vagare senza guida, dentro casa e fuori dalla scuola. Non un genitore, neppure un insegnante compare mai durante tutta la vicenda a bilanciare l’abulia delle loro vite. Gli adolescenti danno vita ai loro più bassi istinti, alternando attimi sublimi di gioia e di profonda tristezza come un baratro senza fondo.

Ambientazioni di questo disagio sono un fatiscente liceo di periferia e una palude di canne rinsecchite sulla riva del fiume inquinato, lo stesso che fa da teatro a scoperte misteriose, confessioni e aggressioni brutali. Un luogo-non-luogo per giovani senza una direzione. La trama della storia si svolge seguendo un ritmo cronologico interrotto bruscamente da interviste ai singoli personaggi, che rispondono a domande personali. Questo espediente narrativo aiuta ad approfondire l’abisso dietro i comportamenti dei protagonisti della vicenda. I quali, apparentemente emarginati, sono accomunati da profondo disagio. Wakagusa fuma eccessivamente, Kozue Yoshikawa è ossessionata dal cibo, e il mite Ichiro Yamada cova in realtà una rabbia violenta verso tutti.

L’epilogo tragico segna la fine di un’amicizia, di comportamenti distorti e infine del film, senza dare un senso all’intera vicenda.

River's Edge

valutazione globale - 5.5

5.5

Troppo arcano

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River’s Edge: giudizio in sintesi

Ryo Yoshizawa in River's Edge

Difficile, per un pubblico occidentale, comprendere alcuni degli elementi simbolici di un film ambientato in un paese recentemente sconvolto da disastri naturali e ambientali. Come ad esempio i due studenti che pescano sulle rive del fiume inquinato, cantando antiche strofe tradizionali.

I dialoghi dei ragazzi sono tronchi e senza senso, e assomigliano a oscuri haiku, rendendo ancora più complessa la decifrazione di questo film. Nonostante mi sia piaciuto molto addentrarmi in questa realtà, completamente stravolta rispetto a quanto poco si vede del Giappone, il film risulta estremamente lento ed oscuro.

Molto interessante, invece, il legame tra i tre ragazzi, accomunati sia da una grande sensibilità che da una propensione all’autolesionismo. Come a giustificare l’assioma sensibilità è sofferenza. O, piuttosto, che la felicità è superficialità.

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