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The Terror: recensione della miniserie Amazon con Jared Harris

The Terror è una serie che attinge a piene mani al senso classico dell’horror per ridarci un racconto interessante e coinvolgente che dipinge la caduta dell’essere umano nel baratro della miseria, disperazione e follia nel momento in cui si confronta con qualcosa di più grande e spaventoso di lui: la natura.

The Terror: la sinossi

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Alla fine dell’800, al culmine dell’era pionieristica delle spedizioni di scoperta, due navi, Terror e Erebrus, si imbarcano in un viaggio per trovare il mitico Passaggio a Nord-Ovest, ma la natura, il ghiaccio, le miserie umane e un tocco di sovrannaturale rendono tutto un incubo che porterà al fallimento e alla totale scomparsa degli equipaggi, che non faranno mai più ritorno a casa.

Malnutrizione, follia, vanagloria umana spingeranno questi uomini in un impresa disperata prima in una direzione e poi sulla strada del ritorno, in un viaggio disperato e dall’esito segnato.

The Terror: le nostre impressioni

Il genere horror non è solo il canonico “creare spavento”, ma è molto di più, almeno nella sua accezione classica, quella che possiamo trovare in grandi scrittori come Lovercraft o Edgar Allan Poe e questa serie, come il libro di Simmons da cui è tratta, va ad inserirsi in questo filone, perché The Terror non vuole spaventare il suo spettatore, ma vuole farlo calare in un pozzo di miseria e disperazione, vuole fargli sperimentare sulla sua pelle l’incubo artico che gli stessi protagonisti della storia vivono.

the terror serieIn uno sconfinato mare di ghiaccio accecante (anche se gli effetti speciali da un certo punto in poi sono decisamente rivedibili) prima, nella notte artica illuminata dalle aurore boreali poi, per finire in un deserto di pietre senza vita, si dipana questa storia di esseri umani che provano l’impresa per poi doversi imbarcare in un disperato ripiegamento, come nella classica Anabasi di Senofonte, anche citata ad un certo punto della narrazione.

Una metafora di speranza e desiderio all’inizio e una caduta in una lotta per la salvezza poi, circondati da un panorama senza vita che reclama la distruzione di ogni vita, l’annichilimento di ogni speranza, un nulla che circonda e invade i protagonisti di questa storia che, ripiegando, regrediscono agli istinti più naturali e più brutali degli esseri viventi, a quel mors tua vita mea, a quella negazione totale della società e dei principi fondanti del vivere in gruppo, all’abbandono del più debole, fino al nutrirsi della carne di chi è caduto o sta per cadere.

L’orrore vero sta in questo, sta nell’osservare consapevoli tutto quello che l’uomo e la natura sono senza un costrutto sociale o delle briglie a guidare il cavallo impazzito: brutalità, egoismo, miseria; è più una sensazione di orrore, di sconfitta impossibile da evitare che non spavento.

the terror serieCerto, c’è anche la parte più tendenzialmente sovrannaturale legata a questo spirito animale che vendica, difende e riequilibra l’ordine delle cose, con questi assalti che arrivano dal buio o dalla nebbia che potrebbe portare una parte più “terrorizzante” nella storia, ma sono molto limitati nella narrazione, ne costituiscono corredo e non fulcro e, detto in tutta sincerità, non sono poi così spaventosi.

La regia e la fotografia, migliori all’inizio e poi azzoppate da una carenza di effetti speciali, sostengono la storia con questi campi larghi in cui l’essere umano diventa irrilevante e le prove attoriali di tutto il cast sono eccellenti, in special modo nei due protagonisti principali, Jared Harris e Tobias Menzies (curiosamente il primo ex membro del cast di The Crown e il secondo futuro membro dello stesso show) che riescono a tratteggiare personaggi complessi ma ben definiti che vivono un evoluzione importante, attraversando diverse fasi che li portano ad essere i veri se stessi alla fine, spogliati di ogni sovrastruttura sociale.

The Terror

Valutazione globale - 7.5

7.5

Orrore classico

User Rating: 4.7 ( 1 votes)

The Terror: un giudizio in sintesi

the terror serieThe Terror è una serie che si inserisce nel filone più classico del genere horror, quello che non spaventa ma che fa vivere sensazioni di disagio allo spettatore, e riesce bene in questo intento, in una prima parte maggiormente sostenuta dalla componente tecnica e in una seconda parte, quando gli effetti speciali abbandonano la produzione, che si basa molto sulla discesa nell’inferno psicologico e nella destrutturazione dei protagonisti e dei comprimari che vengono portati a quella che è la loro essenza primaria.

Un racconto coinvolgente, nonostante la relativa povertà di eventi soprattutto nei primi episodi, che accelera in un finale tragico (nonostante l’aggiunta dell’ultima scena) che avvince lo spettatore in una storia di cui la conclusione è già scritta e già nota.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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