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The Crown

The Crown: recensione della prima stagione della serie Netflix

The Crown è un nuovo e scintillante successo di Netflix. Non che ci siano già dati, peraltro difficili da avere dalla piattaforma streaming, ma sicuramente qui stiamo parlando di qualità e pregio, e la serie sulla vita della Regina Elisabetta II ne ha da vendere di entrambi.

Lo show chiaramente è di genere, un period drama molto orientato verso la sfera intima delle persone protagoniste, nonostante tratti anche avvenimenti importanti della storia britannica e lo fa con accuratezza e precisione.

The Crown, la storia di un cambiamento

The CrownThe Crown, sotto sotto, è la storia di un viaggio interiore e di cambiamento di una persona, non certo declinato in chiave giovanilistica, genere nel quale si tratta spesso questo tema, perché il dettaglio importante in questo viaggio è la trasformazione non in adulto, ma in qualcosa di diverso: è la trasformazione di una persona in istituzione.

Perché il messaggio, per altro condivisibile, di The Crown è che un individuo, chiamato a ricoprire un ruolo che è anche un simbolo, cessa di essere come persona e deve diventare qualcosa di più, deve essere il ruolo che incarna. Spesso nella serie si ripete “non vogliono vedere te, vogliono vedere la corona” o “non sei tu che agisci, ma è la corona”, fino a riferimenti altisonanti che spesso escono da personaggi più disparati, con richiami al valore eterno o spirituale di questo delicato ruolo.

The CrownMa una trasformazione del genere richiede sacrificio e impone sofferenza, ed è anche questo quello che The Crown racconta, perché le scelte e gli affetti devono passare in secondo piano, nel momento in cui non si è più solo se stessi, ma qualcosa di più alto. E le ripercussioni, la solitudine, non si fanno attendere e inseguono la Regina, che, come le viene ricordato, ora è solo una persona a metà, metà moglie, metà madre, metà figlia, perché l’altra metà sarà sempre il Regno.

La resa di Claire Foy è perfetta nel trasmettere tali sentimenti e situazioni, rappresentando la semplicità ma anche la rigidità di Elisabetta II, la sua quasi inesperienza e impreparazione, tanto quanto i suoi slanci, dettati principalmente dalla Ragion di Stato, dalla sua educazione all’annullamento personale, che vanno a volte a scontrarsi con un mondo in cambiamento ben più che rapido.

The Crown, due generazioni di bravi interpreti

The CrownDetto della Foy, non possiamo che rimarcare come in questa serie ci siano due generazioni di attori che, come nella transizione della Monarchia avvenuta nel dopoguerra, si affiancano e portano interpreti consumati e di spessore come John Lithgow e Jared Harris ad affiancarsi a delle giovani donne, che però si rivelano due sorprese molto piacevoli.

Perché se è brava la Foy, non possiamo che fare un grande plauso anche a Vanessa Kirby, che rende alla perfezione la fragile, viziata e irresponsabile Principessa Margaret, personaggio sopra le righe, come lo zio fu Re che abdicò, ma ne sottolinea le debolezze e lo spirito più libero, etereo e fallibile, in confronto con la sorella, pragmatica e risoluta e che si fortifica via via nel corso della stagione. La Kirby riesce a dare quelle sfumature al personaggio che la fanno compatire e comprendere, mettendone in risalto con naturalezza pregi e difetti.

The CrownChiaramente la vecchia guardia non tradisce e se ci dispiaciamo di aver potuto gustare per poco tempo l’interpretazione di Harris, abbiamo sicuramente beneficiato della recitazione di Lithgow, che dipinge un Churchill in decadenza, arrogante ma determinato, a volte debole e caduco, come lo dipinge Sutherland, altre insopportabile e tronfio.

E di difetti ne ha anche il personaggio di Matt Smith, il consorte Filippo, chiuso nella sua incapacità di vivere nell’ombra di sua moglie, atterrato dal suo orgoglio, improvvido e indisciplinato, incapace di comprendere la realtà intorno a se. Smith forse rende Filippo migliore di quanto sia in realtà, aggiungendo il suo fascino ad un personaggio di secondo piano, però è sufficiente la sua mimica, ancor prima della battuta, a far “sentire” il personaggio allo spettatore.

The Crown, la morale

Alla fine, The Crown, non è solo una storia di maturazione e trasformazione, ma è anche una descrizione dell’animo umano e delle sue debolezze e fragilità, della difficoltà di gestione dei propri ruoli, dell’inadeguatezza di ogni uomo alla grandezza, ma non solo, e della consapevolezza che la Storia, come ogni cosa nella vita, si scrive solamente superando i propri limiti .

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The Crown - Stagione 1

Sceneggiatura
Regia e fotografia
Recitazione

Precisione e passione

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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