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Suburra – La serie: la recensione della prima stagione, tra pro e contro

Suburra – La serie: sinossi

La storia di Suburra – La serie si svolge nel 2008 e racconta la storia della città nella città di Roma, quella che i giornalisti qualche anno fa avevano chiamato la Terra di Mezzo, di tutte le commistioni tra criminalità, politica, centri di potere secolari e religiosi, sacche di società civile che dipendono da queste commistioni e lo fa raccontando la storia dal punto di vista di tre ragazzi che provengono da mondi differenti ma che si uniscono con lo scopo comune di fare soldi, così andando a scatenare, più o meno involontariamente, una serie di eventi che prevedibilmente andrà completamente fuori controllo.

Suburra – La serie: i pro

Suburra – La serie è la più grande fregatura seriale in cui ci possa imbattere. Spiego meglio. Dopo i primi due episodi, su cui torneremo più avanti, si avrebbe voglia di finirla lì, di lanciare il telecomando contro il televisore quasi come se ci sentissimo presi in giro da quanto visto. Invece, già dal terzo episodio la serie svolta completamente in un crescendo rossiniano che ha il suo apice nella seconda metà di stagione.

SuburraCe ne sono tante di cose buone in Suburra, prequel dell’omonimo film diretto da Stefano Sollima nel 2015, e risiedono principalmente nel racconto delle due famiglie rivali, gli Anacleti e gli Adami. La prima, di origine sinti, vive in una lussuosa villa alle porte di Roma abitata come se fosse un piccolo paese. Hanno le loro regole, la loro lingua, i loro sacri principi e un capo, Manfredo Anacleti (un ottimo Adamo Dionisi). L’altra famiglia, gli Adami, risiede sul litorale romano, a Ostia, dove intessono i loro affari e tentano di mettere le mani sul terreno sul quale verrà costruito un porto, terreno che farà gola a molti e su cui si concentreranno quasi tutte le vicende della serie. Tra gli Adami e gli Anacleti spiccano due figure che si troveranno ad allearsi tra di loro. Sono Aureliano Adami e Spadino che, insieme al figlio di una guardia, e al contrario delle altre figure che si muovano nel sottobosco romano in modo più organizzato, sanno cosa vogliono ma non hanno un piano ben preciso da seguire. Cercano alleanze, commettono errori, sono ingenui e qualche volta restano fregati. Ma tra la fredda disumanità che si cela dietro ai volti di politici e preti, i tre ragazzi, pur sbagliando, cercano, attraverso le loro fragilità, un ruolo preciso nella società che fino a quel momento li ha visti come figure di secondo piano. Vogliono imporsi, distaccarsi ed emanciparsi dalle rispettive famiglie e camminare con le proprie gambe, anche se ancora non sanno bene come si fa. Ed è qui che Suburra funziona al meglio, nei legami che si creano tra i tre amici-complici, nella costruzione dei loro personaggi, arrivando a creare una mitologia che dà alla serie un tratto distintivo ben marcato.

C’è un’altra cosa per cui la prima stagione di Suburra verrà ricordata positivamente, ovvero il personaggio di Livia Adami, sorella di Aureliano, interpretata magistralmente dalla semi sconosciuta Barbara Chicchiarelli, al suo primo ruolo davanti alla telecamere. Divisa tra gli affari che gestisce con il padre e l’affetto che ripone nel fratello ribelle, Livia è una donna criminale fredda e spietata. Ogni volta che entra in scena la sua presenza è dirompente riuscendo ad equilibrare alla perfezione la lucidità con cui passa dall’essere una sorella comprensiva e gelosa alla spietatezza nel premere un grilletto. Solo applausi per lei, così come per un sempre più bravo Alessandro Borghi.

Suburra – La serie: i contro

Ma veniamo alle note dolenti che, ahimè, si presentano fin dai primi minuti davanti ai nostri occhi. Un inizio peggiore di questo era difficile da immaginare per Suburra. I primi due episodi sono confusionari, ci presentano i tanti protagonisti della serie in modo sciatto e frettoloso. Sembra di trovarsi di fronte ad una delle peggiori fiction televisive italiane, tanto da rimanere allibiti dalla serie di cliché propinati uno dietro l’altro. E’ come se gli sceneggiatori dei primi due episodi non fossero gli stessi dei restanti otto, quando invece è così. Addossare tutte le colpe al solo Michele Placido, che ha diretto le prime due ore, forse è un po’ troppo eccessivo ma possiamo affermare senza problemi che il regista di Romanzo Criminale probabilmente non si è trovato molto a suo agio con il formato della serie televisiva. Il livello tecnico dei primi due episodi è davvero molto, ma molto scarso.

SuburraSe a livello di storia a funzionare meglio sono le vicende degli Adami e degli Anacleti, a girare peggio in Suburra sono le trame che si svolgono tra i palazzi del Vaticano. Purtroppo, anche quando la serie comincia a decollare, tutto quello che riguarda il potere ecclesiastico non riesce mai ad appassionare complice una scrittura confusionaria, superficiale e colma di cliché (vedi il Monsignore che esce di soppiatto dalla sua abitazione per andare a festini hard). In tutto questo non aiuta certo il personaggio di Claudia Monaschi, interpretato malamente da Claudia Gerini, personaggio esterno al Vaticano che muove le fila all’interno della commissione economica a seconda dei propri tornaconti personali. Non va poi così meglio neanche alla parte politica, che vede il presidente della commissione urbanistica del Comune di Roma (un dignitoso Filippo Nigro) cedere alla corte del Samurai per cercare di scalare posizioni di potere dopo anni passati nelle seconde file della politica che conta (con tanto di scarpe rotte).

Giusto due parole anche sull’appena citato Samurai, il crocevia umano, l’uomo che non dorme mai, dove prima o poi tutti si imbattono quando c’è di mezzo un affare losco da sistemare. Se nel film di Sollima era impersonato da Claudia Amendola, nella serie ha il volto dell’attore Francesco Acquaroli che, a mio parere, non riesce ad eguagliare la performance di Amendola. Corretto, invece, il lavoro svolto in sottrazione da Acquaroli per un personaggio che agisce sempre in disparte ma che al contempo è il protagonista della scena.

Suburra - La serie

Valutazione globale - 7.5

7.5

Una fregatura...con risvolti positivi

User Rating: 3.76 ( 4 votes)

Suburra – La serie: le conclusioni

Suburra, dopo un preoccupante inizio, riesce ad appassionare guadagnando tutto sommato un giudizio più che positivo. Si fosse concentrata solo sulle vicende di Spadino, Amedeo e Lele sarebbe stata davvero un’ottima serie mentre con gli evidenti difetti che si porta dietro, sottolineati nella recensione, non raggiunge l’epicità di un Gomorra, il paragone più affine per Suburra, ma svolge comunque un buon lavoro. La chiusura dell’ultimo episodio lascia aperto il campo ad un’ipotetica seconda stagione (non ancora annunciata, ma quasi certa) dove si dovrà giocoforza fare tesoro degli errori commessi per non ritrovarsi in quei vicoli ciechi dove più volte Suburra è andata ad infilarsi.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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