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Stranger Things 3: recensione

Stranger Things 3: la recensione della terza stagione della serie Netflix

Stranger Things è tornato con una terza stagione che risolleva la serie dagli alti e bassi della stagione precedente. È disponibile su Netflix.

Stranger Things 3: sinossi

Hawkins, Indiana. Vigilia del 4 luglio 1985. È trascorso un anno dallo scontro finale tra Undici (Milly Bobby Brown) e la micidiale entità extra dimensionale identificata come Mind Flayer, sovrano indiscusso dell’universo parallelo noto come Sottosopra. La quiete regna nella cittadina dell’Indiana, e i ragazzi protagonisti stanno vivendo un’estate cruciale, quella dei primi sussulti della pubertà e dell’adolescenza. Mike (Finn Wolfhard) ormai fa coppia fin troppo fissa con Undici(Milly Bobby Brown), così come Lucas e la peperina Maxine (Sadie Sink); addirittura lo squinternatissimo nerd Dustin millanta una love story a distanza con una fantomatica Suzie di Salt Lake City. La stessa leggerezza non sembra sfiorare la famiglia Byers, con Will (Noah Schnapp) ancora segnato dai traumi subiti negli anni precedenti, Joyce (Winona Ryder) ancora in lutto per la perdita di Bob (Sean Astin) e Jonathan (Charlie Heaton) che non riesce a vivere con serenità la sua storia con Nancy (Natalia Dyer). Non se la passa bene nemmeno Steve (Joe Keery), ridottosi a lavorare nella gelateria del nuovo centro commerciale Starcourt assieme alla schiva e spigolosa Robin (Maya Hawke). Proprio il gigantesco mall sembra essere all’origine di nuovi e sinistri fenomeni paranormali, culminanti con l’apparizione di una terribile forza oscura che manipola la mente del fratello di Maxine, il rude bagnino Billy (Dacre Montgomery)…

Stranger Things 3: le nostre impressioni

La nuova stagione di Stranger Things arriva dopo le riserve nutrite verso la seconda parte di questo brillantissima serialità Netflix. Un aspetto contestabile, infatti, era la ridotta cura in merito a dosaggio e gestione dei singoli personaggi, con il depotenziamento di molti, in primis di Mike, che qui recupera dignità all’interno della trama dopo un collocamento davvero troppo passivo. Questa tendenza era accentuata anche dalla eccessiva concentrazione sul viaggio di Undici, culminante con il pretestuoso incontro con la sua alter ego. L’unico personaggio a lasciare davvero il segno era stato Steve, forse il solo ad essere supportato da un arco narrativo davvero trascinante.

Stranger Things 3: recensione

Ed è proprio dal ridimensionamento della centralità di Undici che molti personaggi riacquistano un ruolo attivo eliminando l’inerzia che si percepiva in precedenza. Inoltre, sin dalla prima puntata si registra una scrittura ben più efficiente ed equilibrata, e sintomatico è la distribuzione di citazioni e riferimenti alla cultura pop 80’s, qui decisamente più ragionata e meno invadente. Anzi la forza della struttura narrativa ritrova linfa dagli omaggi alla fantascienza americana post-apocalittica, con riferimenti espliciti che vanno da L’Invasione degli Ultracorpi La Cosa, da Terminator ad Alba Rossa, da Blob al Giorno degli Zombie.

Il tema dell’home invasion infatti è presentissimo e, in tal senso, è brillante l’uso del grande magazzino Starcourt, al contempo sia tempio del consumismo sia minaccia per l’economia di Hawkins e, forse, anche per l’incolumità dei suoi stessi abitanti. Il contesto socioeconomico dell’America reaganiana è abilmente descritto come una società che comincia a far vacillare la propria stabilità economica ma anche la propria innocenza messa in pericolo dalla fame di lucro (in tal senso essenziale il personaggio del sindaco Larry di Cary Elwes, nell’estetica trumpiana e nelle scelte antipatriottiche). Questo declino è accentuato da una Hawkins da un lato piena di edifici abbandonati e decrepiti e dall’altro abbagliante e quasi lisergica lì dove si erge lo Starcourt, il teatro principale di questa riuscita terza stagione. La sensazione di perdita dei riferimenti e di smarrimento si riflettono anche nei conflitti tra i personaggi: tutti vivono la tensione per i dolorosi cambiamenti alle porte, ma necessari per arrivare all’età adulta.

Stranger Things 3: recensione

L’accento sul dramma e sull’horror non era mai stato così pervadente e, per la prima volta, anche la stessa popolazione di Hawkins sarà vittima degli orrori del Sottosopra in prima persona. Al passo della crescita dei personaggi sembra, infatti, essersi raffinata anche la portata del pericolo extra-dimensionale, un abisso lovecraftiano i cui segreti non sono ancora stati del tutto svelati e compresi. La narrazione ritrova poi vigore aggiungendo anche la minaccia extra-continentale, con un conseguente aumento dei filoni narrativi che vengono però sfruttati con armonia e bilanciamento.

È innegabile il controllo raggiunto degli autori su questo coloratissimo diorama degli spensierati anni ’80, tale da dosare gli ingredienti narrativi con assoluta precisione e da gestire con grande cura lo screentime dei venti personaggi principali, senza appesantire il ritmo o il pathos della storia. Quello che si apprezza è l’aver voluto dare un volto più maturo allo show sfruttando gli elementi della serie, pur schivando scelte troppo radicali o colpi di scena davvero imprevedibili. Grande attenzione è data anche alle interazioni emotive, dove spicca la tenerezza e l’acerbità dell’amore tra Mike e Undici ma anche la tensione crescente tra Hopper e Joyce; ben più trascurabili sono i momenti di confronto tra Nancy e Jonathan. Quest’ultimo, assieme al fratello Will, è inoltre il personaggio che appare più esaurito e spento rispetto all’economia della trama.

Stranger Things 3: recensione

Sul piano recitativo spicca ancora una bella prova di Joe Keery, coadiuvato dall’intrigante Robin (la bella Maya Hawke, figlia di Ethan Hawkee Uma Thurman), con cui sviluppa un’ottima chimica e un alimentarsi reciproco della propria vis comica. Da segnalare anche l’alleggerimento apportato dalla piccola Erica Sinclair (Priah Ferguson), la sorellina di Lucas che giocherà un ruolo chiave nell’arrivare alla soluzione di uno dei maggiori misteri della stagione.

Stranger Things

valutazione globale - 7.5

7.5

La serie riacquista brio e rigore dopo una stagione di alti e bassi

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Stranger Things 3: giudizio in sintesi

Il progetto originale di Stranger Things prevede quattro suddivisioni in stagioni del racconto principale e, arrivati al terzo blocco, non si può che guardare con attesa e buone sensazioni alla fine di questa serie dal successo globale. Infatti, non era scontato mantenere pimpante e frizzante un prodotto che fa del citazionismo e dell’essere derivativo la sua forza, pur cedendo a evitabili ingenuità (veramente senza senso il personaggio del professor Alexei) e sbavature soprattutto nel finale, troppo sbrigativo e poco soppesato. Tuttavia, nel complesso è una stagione è ben congegnata e ritmata, che non ha paura di prendere pieghe orrorifiche pur puntando sempre la bussola verso seguendo i punti di forza delle precedenti stagioni.Questi nuovi otto episodi proiettano il franchise verso un finale che si prospetta spettacolare e doloroso, con la minaccia del Sottosopra che ha raggiunto dimensioni e confini ancora non del tutto noti.

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About Giulio Mantia

Sono un immoderato consumatore di film improvvisatosi recensore amatoriale. Cerco di scrivere di cinema nei limiti delle mie conoscenze ed evitando di farla fuori dal vaso. Accetto volentieri critiche, osservazioni e confutazioni. Il mio film preferito è senza dubbio Dal Tramonto all'Alba di Rodriguez/Tarantino, un'allegra miscela di delirio e badassment che riesce sempre a rallegrarmi.

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