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Roma: recensione del film di Alfonso Cuarón disponibile su Netflix

Dopo il passaggio per qualche giorno in alcuni cinema selezionati, arriva finalmente disponibile su Netflix Roma, il nuovo film di Alfonso Cuarón vincitore del Leone d’Oro all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Roma: sinossi

Roma CuaronCleo è una domestica presso una famiglia benestante di Città del Messico all’inizio degli anni ‘70. Fidanzata, la ragazza rimane incinta ma viene abbandonata dal suo ragazzo, non interessato ad avere un bambino. Parallelamente, la famiglia presso cui lavora la ragazza si disgrega con la separazione dei genitori. Le tensioni all’interno della famiglia allargata si accumulano fino a sciogliersi nello struggente finale.

Roma: le nostre impressioni

Roma CuaronRoma è un film prevalentemente tecnico. Alfonso Cuarón aveva già dato ampiamente prova delle sue abilità dietro la macchina da presa in “I figli degli uomini” e in “Gravity” (vincitore di 7 premi Oscar nel 2014), ma in questo Roma si libera delle sovrastrutture date dall’ambientazione fantascientifica delle due pellicole precedenti e racconta una storia minimale lasciando che la sua personalità da regista abbia il sopravvento sulla narrazione.

Nella prima ora di proiezione Cuarón si preoccupa solo della presentazione dei personaggi e di dare sfogo alla sua indubbia capacità di muovere la macchina da presa che culmina in un piano-sequenza in cui la protagonista spegne tutte le luci della grande stanza centrale della casa. Scena eccellente da un punto di vista tecnico ma che, come tutto il film fino a quel momento, lascia piuttosto freddi e che si risolve in un semplice sfoggio di bravura, uno sterile esercizio di stile.

Tuttavia Roma si riscatta ampiamente nella seconda parte: non solo perché finalmente Cuarón ci porta fuori dalla casa al centro del dramma, ma soprattutto perché la vicenda si apre lentamente, i sentimenti entrano in gioco e alcuni fatti tragici sconvolgono la vita dei protagonisti, ed è in questa seconda parte che Roma prende il volo. Pur rimanendo sempre un film estremamente tecnico, il tecnicismo e la bravura registica sono al servizio di una storia che procede e smuove sentimenti sempre più forti e profondi fino all’eccezionale finale tra le onde dell’oceano risolto ancora una volta con un esemplare piano-sequenza dalla potente resa drammatica.

Se Roma marca un netto distacco rispetto ai precedenti film di Cuarón da un punto di vista stilistico (oltre che di budget), è invece in continuità per quanto riguarda le tematiche. Ancora una volta ci si occupa di parto e di rinascita, ancora una volta sono le donne al centro della vicenda (gli uomini hanno ruoli marginali e in linea di massima sono rappresentati come meschini e traditori) e ancora una volta vengono rappresentate come unica vera speranza del mondo.

Roma Cuaron Venezia 75Roma, pur essendo un film “piccolo” che racconta vicende minime assurge ben presto ad affresco della complessità dell’umanità tutta chiudendosi ancora una volta (come i due precedenti film del regista messicano) con la speranza che le donne possano farsi carico del nostro futuro.

Per quanto sia stato acquistato per la distribuzione da Netflix, Roma è stato pensato per il cinema e l’ideale sarebbe riuscire a vederlo in una sala con lo schermo più grande possibile, non tanto per apprezzare alcuni movimenti di macchina o la bella fotografia in bianco e nero, ma per immergersi totalmente nell’atmosfera che Cuarón riesce a ricreare utilizzando certamente le immagini ma anche i suoni e i rumori in modo spesso magistrale.

Roma

Valutazione globale - 8

8

Tecnicamente eccelso, emotivamente freddo nella prima parte

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Roma: giudizio in sintesi

Una scena di RomaSebbene ad una prima visione possa sembrare un film freddo e costellato di inutili tecnicismi, Roma si riscatta con una seconda parte che riesce ad essere potente ed emozionante regalandoci una storia certamente minima ma sicuramente suggestiva. Alfonso Cuarón mette in scena la pellicola con eccezionale perizia tecnica riuscendo ad imprimere una fortissima carica drammatica che aumenta man mano che ci si avvicina al finale.

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About Daniele Marseglia

Ricordo come se fosse oggi la prima volta che misi piede in una sala cinematografica. Era il 1993, film: Jurrasic Park. Da quel momento non ne sono più uscito. Il cinema è la mia droga.

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