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Una scena di Ricordi?

Ricordi?: recensione del film di Valerio Mieli con Luca Marinelli

Ricordi? è il film di Valerio Mieli con Luca Marinelli e Linda Caridi, presentato alla 75° Mostra del cinema di Venezia come unico film italiano in concorso alle Giornate degli Autori.

Ricordi?: sinossi

Una scena di Ricordi?

Lei (Linda Caridi) e Lui (Luca Marinelli) si incontrano d’estate, durante una festa su un’isola nel Mediterraneo e si riconoscono istintivamente come anime complementari. Lei, radiosa ed entusiasta, e lui, tormentato e segnato, intraprendono una storia d’amore per certi versi canonica e convenzionale: la passione iniziale, l’abitudine e la crisi.

Ricordi?:  le nostre impressioni

Meno ortodosso rispetto alla struttura e allo svolgimento della storia d’amore raccontata è lo stile narrativo, che presenta una romance raccontata nei suoi passi principali attraverso i ricordi dei due. Il racconto procede, infatti, per associazioni di idee e suggestioni senza soluzione di continuità, accompagnando per mano lo spettatore attraverso un intenso dialogo interiore tra due umanità. Delicatamente e senza prendere posizione, vediamo scorrere sullo schermo il confronto tra diversi vissuti, segnati da tradimenti reciproci e rapporti turbolenti con i rispettivi genitori.

Una scena di Ricordi?

Coincidenza vuole che siano passati proprio dieci anni da Dieci Inverni, lo scintillante film d’esordio di Valerio Mieli che raccontava, in dieci capitoli, lo stillicidio d’amore tra Isabella Ragonese Michele Riondinoin una vivida cornice veneziana. Questa volta Mieli abbandona il porto sicuro di una narrazione più tradizionale proponendo un mélange di sensazioni e fotografie mentali per narrare in modo rinnovato i turbamenti di due innamorati, invece di selezionare precisi momenti di una storia.

Marinelli e Caridi sono una felice scelta di casting: sono, infatti, credibili ed efficaci nell’esprimere lo spettro di emozioni di una storia d’amore convenzionale. Il primo dei due offre una prova coerente con la sua vena più intimista e di sottrazione, mentre la seconda irradia lo schermo con rare purezza e vitalità.

Il lavoro sulla fotografia di Daria D’Antonio permette di percepire anche il termometro umorale dei personaggi, con colori più accesi quando il ricordo è lieto, più spenti quando viene rammentato un momento cupo. Questo splendido intervento sulla cromia si aggiunge poi da una composizione delle inquadrature mai lasciate al caso, che cercano sempre di coincidere con le prospettive impossibili proprie dell’onirismo dei nostri ricordi

A beneficiare di questa continua attenzione è anche la location principale, ossia la città di Roma, finalmente raccontata in modo nuovo, svuotato della sua iconografia tradizionale. Infatti, ogni ambientazione presenta dettagli fisici essenziali: risalta solo ciò che è funzionale ad attivare il processo mnemonico.

Una scena di Ricordi?

Anche il respiro naturalmente diventa cruciale in un prodotto così complesso e, da questo punto di vista, è titanico il lavoro in montaggio di Desideria Rayner, che plasma un film fluido che scorre incontrastato salvo pochissimi stacchi a nero. Mieli, anche sceneggiatore, aggiunge dialoghi genuini e un tocco di mistero che traduce il tutto quasi in una storia di fantasmi, dati dalle proiezioni che la memoria dissemina sul nostro cammino, confondendo spazio e tempo.

Se si può appuntare una criticità al film, tuttavia, bisogna guardarne la fisiologia: la mole immane di immagini diverse cui è esposto lo spettatore rende inevitabilmente impegnativa la fruizione; forse sarebbe stato necessario una durata ancor più ridotta per focalizzare. Inoltre, alcuni eventi mostrati nei flashback possono risultare trascurati (ad esempio l’adolescenza traumatica di lui, con ferite forse ingigantite dalla foschia della memoria), ma la scelta di lasciare punti oscuri è connaturata alle regole interne del film (gli stessi nomi dei protagonisti non saranno mai conosciuti dallo spettatore).

Da segnalare, infine, la buone prove di supporto di Giovanni Anzaldo Camilla Diana, oltre all’immancabile cameo del produttore Angelo Barbagallo.

Ricordi?

valutazione globale - 7.5

7.5

Un film apparentemente semplice ed essenziale impresso con la materia di cui son fatti sogni e poesia.

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Ricordi?: giudizio in sintesi

Una scena di Ricordi?

Dopo dieci anni di attesa Valerio Mieli ritorna con un nuovo gioiello, un film fresco, intrigante ed esportabile, aspetti che contraddistinguono pochi altri tra i film italiani più recenti. Con infiniti balzi da un ricordo all’altro, siamo guidati in un viaggio attraverso i momenti più importanti delle vite di due innamorati. È un’opera assolutamente densa e complessa, che a partire da un’idea assolutamente elementare riesce a proporre qualcosa di insolito, un oggetto misterioso e poetico tra le produzioni italiane che scomoda paragoni con i fasti di Eternal Sunshine of a Spotless Mind di Michel Gondry. La speranza è che questa propensione al rischio venga raccolta e coltivata anche da altri cineasti italiani, evitando che Ricordi? rimanga l’ennesimo sussulto senza seguito di una cinematografia in cerca di nuova linfa.

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About Giulio Mantia

Sono un immoderato consumatore di film improvvisatosi recensore amatoriale. Eventuali confutazioni o suggerimenti sono ben accetti.

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