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Peaky Blinders: recensione della quarta stagione del crime drama inglese

La quarta stagione di Peaky Blinders, ancora inedita in Italia, ha concluso da qualche giorno la sua corsa su BBC ed è stata un ritorno alle origini per la serie britannica, ma con l’aggiunta di pezzi da novanta come Adrien Brody e Aiden Gillen (Game of Thrones) oltre ai già presenti Cillian Murphy e Tom Hardy.

Peaky Blinders, quarta stagione: sinossi

peaky blindersGli affari dei Peaky Blinders orami si erano espansi a tutta l’Inghilterra e anche oltre Atlantico, con attività legittime e altre, naturalmente, molto meno. Quindi, quale miglior pretesto se non il gravissimo pericolo della Vendetta mafiosa della famiglia Changretta, per riunire tutti i protagonisti nuovamente a Small Heat, il cuore operaio di Birmingham, da dove tutto è partito e dove ora tutto potrebbe finire?

Peaky Blinders, quarta stagione: le nostre impressioni

La quarta stagione di Peaky Blinders segna un ritorno alle origini, a quel mondo sporco e oppressivo dei quartieri operai di Birmingham, alla cenere e ai fuochi, ma il ritorno non è solo geografico, è un ritorno anche narrativo, ad una storia che rimette sullo sfondo (senza però dimenticarsene) la narrazione dell’epoca e la politica per tornare ad un racconto criminale, ad un gangster movie più schietto e genuino.

peaky blindersTorna la lotta in strada, certo tra mille piani e sotterfugi, mosse spiazzanti e inganni, però si torna a quelle pistole e quei mitragliatori che sparano tra vicoli e palazzi e chi meglio poteva essere inserito in questo contesto se non il classico, forse un po’ stereotipato, mafioso siciliano trasferitosi in America? Luca Changretta incarna perfettamente l’immagine dei film classici sulla mafia in America, quelli su Capone per intendersi, e soprattutto, nonostante qualche prevedibilità di troppo, l’interpretazione di Adrien Brody è monumentale. Le scene in cui lui e Murphy si confrontano direttamente, così come quando si trova davanti a Hardy, sono perfette e la tensione sullo schermo è mantenuta altissima dalle prestazioni di questi grandi attori.

La scrittura della stagione, inoltre, da parte di Steven Knight, non concede certezze, inserendo un evento spiazzante già nel primo episodio, con la morte di John Shelby, uno dei tre fratelli “fondatori” dei Blinders e reduce come Tommy e Arthur dalle trincee francesi. Con questo avvertimento Knight ci avverte che tutto può succedere e nessuno è al sicuro, e il pericolo in questa stagione per gli Shelby è il peggiore che abbiano mai affrontato.

peaky blindersO quantomeno, questo è l’intento, anche se poi rimangono alcuni dubbi di fondo, che nella visione mi hanno tormentato: per quanto malvagi e spietati possano essere, stiamo sempre parlando di 15 mafiosi che devono combattere in un territorio che non è il loro contro nemici come gli Shelby, i Lee, i nuovi arrivati di Aberama Gold (un Aidan Gillen che sembra Littlefinger anche qui) e potenzialmente gli uomini di Alfie Solomons (almeno da un certo punto della stagione in poi). Quanto possono costituire un enorme pericolo, in 15 contro centinaia? Ecco, volendo questo è forse il punto debole della stagione.

Ma non c’è solo gangster movie: come dicevamo prima, il racconto politico dell’epoca è solo messo in secondo piano, non accantonato, perché a sprazzi viene portata avanti anche la storyline della crescente minaccia della rivoluzione comunista, che aleggia, crescente, nella serie, fin dai suoi albori e che ha attraversato diverse fasi. Nella conclusione della stagione vediamo come questa parte più politica potrebbe tornare ad essere centrale nella prossima stagione che si prevede per il 2019. Affiancata ovviamente da scazzottate, scommesse clandestini, traffico di liquori con gli Stati Uniti, e via dicendo, o non sarebbe Peaky Blinders.

Peaky Blinders - quarta stagione

Valutazione globale - 7.5

7.5

Compatta e scorrevole

User Rating: 4.83 ( 3 votes)

Peaky Blinders, quarta stagione: un giudizio in breve

La quarta stagione oltre a presentare un grande cast al lavoro, con le due preziose nuove aggiunte di Brody e Gillen, beneficia molto della compattezza narrativa, in una trama “spoglia” di orpelli, con forse anche qualche semplificazione eccessiva, ma comunque funzionale.

Il senso di pericolo si percepisce concreto, il ritmo narrativo è come sempre intenso e Knight è sempre abile a costruire un climax finale eccellente che, questa volta, arriva al suo apice poco prima della chiusura, lasciandosi il tempo per lanciare anche le nuove trame per il futuro.

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About Andrea Sartor

Cresciuto a pane (ok, anche qualche merendina tipo girella o tegolino... you know what I mean... ) e telefilm stupidi degli anni 80 e 90, il mondo gli cambia con Milch, Weiner, Gilligan, Moffat, Sorkin, Simon e Winter. Ha pianto davanti agli uffici dell'HBO. Sogno nel cassetto: pilotare un Viper biposto con Kara Starbuck Thrace e uscire con Number Six (una a caso, naturalmente). Nutre un profondo rispetto per i ragazzi e le ragazze che lavorano duramente per preparare gli impagabili sottotitoli. Grazie ragazzi, siete splendidi

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