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Opera senza autore: la recensione del nuovo film di von Donnersmarck

Dopo Le vite degli altri (vincitore dell’Oscar come miglior film straniero) Florian Henckel von Donnersmarck con Opera senza autore torna a commuovere il pubblico con una storia ambientata in Germania, un’opera complessa che ripercorre una fase difficile e complessa del paese attraverso una serie di vite che si incrociano.

Opera senza autore: sinossi

opera senza autoreAmbientato tra il 1937 tra Dresda, Berlino e Dusseldorf, il film segue il personaggio di Kurt, da quando è piccolo durante la guerra all’età adulta. Egli studia per diventare pittore, un’esperienza che lo porterà a conoscere Ellie, una studentessa di moda di cui si innamora. Contemporaneamente conosciamo il personaggio del professor Seeband, medico ginecologo e sostenitore del regime nazista e del programma di eugenetica da esso proposto, il quale disapprova l’unione tra i due innamorati. I due tuttavia, all’insaputa di entrambi, sono legati da un terribile omicidio compiuto da Seeband anni prima.

Opera senza autore: le nostre impressioni

Il film è ispirato alla vita di un artista realmente esistito, il pittore tedesco Gerhard Richter, cresciuto durante la Seconda Guerra mondiale e testimone dell’ascesa al potere dei comunisti nella Germania dell’Est. Come ha spiegato lo stesso regista a Venezia 75, il cuore pulsante del film è la forza degli artisti di tramutare i traumi personali in un atto creativo, in un’opera d’arte, uno slancio vitale che supera le atrocità che la Germania ha conosciuto.

opera senza autoreE’ proprio una di queste atrocità ad essere raccontata nella prima parte del film, un oscuro capitolo quasi mai menzionato e ricordato dalla cinematografia e dalla letteratura: la sterilizzazione e l’uccisione delle persone mentalmente disabili o portatrici di handicap nei campi di sterminio. Sterilizzazione e condanna a morte, di questo si occupa il paladino dell’eugenetica, il competente ginecologo professor Seeband, che con un semplice segno della sua penna sulla cartella clinica dei pazienti è in grado di decidere il loro triste destino. Egli è un personaggio che di professione dovrebbe tutelare la vita, far sì che essa trionfi e venga alla luce, ma aderisce ad un programma politico spietato e sanguinario che va contro tale principio fondamentale della sua professione: interrompe il ciclo della vita, accecato da ideali oscuri conduce la propria ricerca della purezza senza scrupoli, anche nel momento in cui quest’opera si ritorce contro di lui.

Dall’altro lato troviamo il suo contraltare, Kurt, un pittore che cerca la propria identità artistica, una persona cui è stato insegnato che non bisogna mai distogliere lo sguardo da ciò che accade, anche quando si tratta di qualcosa di doloroso, un artista che insegue un proprio principio di purezza: “tutto ciò che è vero è bello”. Ed egli assume questo principio di vita dal sapore keatsiano, essenziale, agli occhi degli altri un po’ ingenuo ma per questo non meno potente: “‘Beauty is truth, truth beauty’, – that is all / Ye know on earth, and all ye need to know”, così recitava l’Ode on a Grecian Urn del poeta inglese, ed è il fil rouge che accompagnerà Kurt verso la maturità artistica. Pur risuonando per un attimo folle agli occhi dei genitori non si vergogna ad esclamare di aver capito tutto, che ogni cosa è collegata alle altre e che per questo non ci sarà più bisogno di preoccuparsi. E’ lo slancio vitale che il film stesso cerca di trasmettere attraverso una storia che parla di orrore e bellezza, quella forza che spinge gli artisti a resistere ai traumi, alle tragedie, al dolore e a trasformarli in qualcosa di bello.

La verità che ricerca Kurt non è quella storica, non è la realtà dei fatti accaduti, è qualcosa che trascende l’evidenza o la cruda realtà sociale che il realismo socialista vuole fargli rappresentare. Attraverso l’evoluzione della sua arte, attraverso l’amore di e per Ellie, attraverso la memoria e un occhio puro e privo di malvagità egli sarà in grado di inseguire il suo ideale di autenticità e di bellezza, due valori di cui il film stesso si fa portavoce con grande coraggio.

opera senza autoreSi tratta di un’opera dai contenuti complessi, controversi, in cui viene tessuta una trama di echi e rimandi che si infittisce con lo scorrere dei minuti e che viene arricchita da toccanti storie parallele che permettono di riflettere sulla portata vitale dell’arte, sulla potenza dei legami e dei sentimenti autentici, sulla forza silenziosamente sovversiva della bellezza. Ciononostante, Opera senza autore si presenta come un film incredibilmente armonico, scritto e diretto con grande maestria, quella che permette di rendere semplice un argomento molto difficile da gestire. Il ritmo narrativo è scandito da un’alternanza di climax e anticlimax, da momenti di suspense ad altri in cui la tensione scompare, da una colonna sonora incisiva e trascinante, da una fotografia che definisce le forme e risalta i dettagli, sia dei quadri, sia delle espressioni di un cast di grande spessore. Le interpretazioni degli attori sfondano lo schermo e ci trascinano in una storia che ci emoziona, ci fa trasalire e che ci commuove irrimediabilmente. Condensare una materia così spinosa in un’opera in cui ogni aspetto e ogni dettaglio, tecnico e contenutistico, sono inseriti in un insieme equilibrato e solido, ma al contempo accessibile e fruibile, agli occhi dei critici insensibili può risultare un’operazione fastidiosamente semplicistica. Eppure, a volte, sono proprio le cose più semplici ad essere quelle più impegnative da realizzare e quelle che più spesso, con la loro grazia, sono in grado di lasciare nello spettatore un senso di armonia disarmante.

Opera senza autore

valutazione globale - 9

9

Un commovente capolavoro

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Opera senza autore: giudizio in sintesi

opera senza autoreFlorian Henckel von Donnersmarck ritorna su una materia controversa, ambientando Opera senza autore in una Germania dilaniata prima dal regime nazista e poi dal comunismo, inseguendo la storia di personaggi che in un modo o nell’altro si ritrovano accomunati e legati. Trattando un capitolo molto doloroso quanto poco ricordato riguardo al nazismo, egli arricchisce la sua opera di riflessioni ideologiche, politiche, artistiche e filosofiche, cercando di trasmettere con un messaggio tanto semplice quanto potente: il valore della vita e della bellezza. Non distogliere mai lo sguardo da questi principi fondamentali, non distogliere mai lo sguardo dalla verità anche se a volte è doloroso, è ciò che il maestro tedesco cerca di insegnare con un’opera splendida, armonica e profondamente toccante.

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